Infarto: le donne rischiano di meno, ne sono colpite soprattutto dopo i 75 anni, eppure si preoccupano molto di più degli uomini

di by Riccardo Cacelli, Observe Ā· Connect Ā· Enable

La donna ha un rischio di infarto nettamente inferiore a quello dell’uomo, almeno fino alla menopausa. In effetti, per tutta l’etĆ  fertile, la donna ĆØ protetta dall’infarto grazie all’ombrello estrogenico, cioĆØ gli ormoni femminili e, se ĆØ vero che in Italia (dati ISTAT), le malattie cardiovascolari rappresentano il 48% delle morti femminili (percentuale che scende al 39% negli uomini), nelle donne tali decessi avvengono soprattutto dopo i 75 anni (mentre negli uomini un’alta incidenza si ha anche prima dei 75 anni). Non a caso, i dati dell’Organizzazione Mondiale della SanitĆ  ci suggeriscono che, ad eccezione di Tonga, in tutte le altre nazioni del mondo le donne presentano una spettanza di vita maggiore degli uomini. Queste premesse potrebbero portare molte donne a considerarsi specie protetta e, di conseguenza, sottostimare il proprio rischio e a pensare che la prevenzione cardiovascolare per loro non sia cosƬ importante.
Per valutare questo aspetto, oltre che per identificare e trattare i soggetti con elevata probabilitĆ  di essere colpiti da un infarto nei successivi 10 anni, il Servizio Prevenzione e Protezione del CNR di Roma, in collaborazione con il Medical Service della FAO (Food and Agriculture Organization), ha effettuato uno studio, il Coronary Heart Disease Prevention Program, sulla prevalenza dei principali fattori di rischio cardiovascolare nella popolazione multietnica lavorativa delle sedi romane delle Nazioni Unite che si occupano della fame nel mondo (FAO, WFP, IFAD), sia maschile (dai 45 anni in su) che femminile (dai 50 anni in su o, se in menopausa, anche più giovani). ā€œLo studio – spiega il responsabile, il dottor Roberto Volpe del CNR – ci ha permesso anche di valutare la percezione del rischio da parte dei soggetti in esame. Infatti, ai partecipanti veniva richiesto, prima di sottoporsi allo screening, di esprimere un giudizio sul proprio rischio nei successivi 10 anni, utilizzando una scala semiquantitativa (basso: <5% di rischio nei prossimi 10 anni; lieve: 5-9,9%; moderato: 10-19,9%; elevato: >=20%). Tale valutazione ĆØ stata successivamente confrontata con quella calcolata in base ai reali fattori di rischio presenti nei partecipanti allo studio, utilizzando il programma computerizzato di calcolo del rischio cardiovascolare basato sul Framingham Heart Study, lo studio epidemiologico più ampio e famoso al mondoā€.
Dalla ricerca, a cui hanno partecipato 632 lavoratori (359 uomini e 273 donne) e i cui dati sono stati presentati al workshop Gender perspectives del recente congresso internazionale Multiple Risk Factors in Cardiovascular Diseases tenutosi a Venezia, ĆØ emerso, ancora una volta, un rischio medio di infarto nei successivi 10 anni maggiore negli uomini (11,1%) che nelle donne (5,5%). Più interessante ĆØ, invece, apparso il dato emerso dal confronto tra il rischio calcolato e il rischio percepito da parte dei partecipanti allo studio. Infatti, gli uomini valutavano abbastanza bene il proprio rischio, essendoci una chiara sovrapposizione tra rischio calcolato (che nel 46% dei casi era moderato- elevato) e rischio percepito (considerato moderato-elevato nel 45% dei casi). Nelle donne, invece, vi ĆØ stata una netta e significativa tendenza alla sovrastima, in forte contrasto con il risultato calcolato. Infatti, se ben il 93% delle donne presentava un rischio basso-lieve e solo il 7% presentava un rischio moderato (e nessuna elevato), ben il 43% di esse pensava di avere un rischio moderato-elevato. In sintonia con questi dati, nelle donne si ĆØ avuta anche una maggiore percentuale di adesione alla seconda parte del programma, il follow-up dedicato ai soggetti individuati come a rischio. ā€œSembra che le donne – conclude Volpe – in differenti contesti geografici e socio-culturali (e, quindi, non solo le donne-mamme italiane), appaiano forse più ansiose, ma sicuramente più attente al proprio stato di salute. Questa particolare attenzione, oltre ad essere uno degli aspetti che potrebbe concorrere a spiegare perchĆ© le donne vivono più a lungo degli uomini in quasi tutti i paesi del mondo, enfatizza il ruolo della donna che in famiglia, tradizionalmente, ĆØ custode della salute di tuttiā€. E proteggere la propria salute ĆØ utile a continuare a proteggere quella dei propri familiari, con una positiva ricaduta sulla salute dell’intera popolazione.

Dott. Roberto Volpe, Servizio Prevenzione e Protezione del CNR di Roma
tel. 06.49937630, 339.6629345 e-mail: roberto.volpe@cnr.it