De Pierro, a Federica Angeli รจ andata meglio che a me

di Luigi Cignoni, Direttore

A piรน di sette anni dall’evento che, secondo l’accusa, avrebbe visto il noto boss di Ostia Armando Spada minacciare di morte la giornalista di Repubblica Federica Angeli, รจ arrivata, in primo grado la condanna a un anno di reclusione. La Angeli si recรฒ nello stabilimento gestito da Spada per realizzare un’intervista e le minacce in esame sarebbero state rivolte al suo indirizzo per indurla a cancellare un video realizzato nella circostanza.
Sulla pronuncia sentenziale, che riconosce valida l’ipotesi di reato formulata dalla procura capitolina come tentata violenza privata, รจ intervenuto il giornalista presidente dell’Italia dei Diritti Antonello De Pierro, il quale, anch’egli vittima di un’aggressione con minacce di morte da parte dello stesso esponente del clan Spada, ha tributato alla collega Angeli, da anni sotto scorta, numerose espressioni di solidarietร , fino a dedicarle un premio ricevuto qualche anno fa ad Aprilia, un riconoscimento valoriale che, nell’occasione, aveva rivolto anche al giudice Paolo Borsellino e alla sua scorta.
“Quando viene resa una sentenza che sanziona una condotta criminale โ€” ha dichiarato De Pierro โ€”, sempre che l’attivitร  istruttoria e dibattimentale sia stata espletata correttamente per accertare la colpevolezza oltre ogni ragionevole dubbio, รจ sempre una buona notizia. In questo caso purtroppo non riesco a gioire molto, in quanto la giustizia ha in parte perso. Infatti la rubricazione della fattispecie comportamentale riconducibile al reato in esame vedrร  abbattersi sulla vicenda processuale la mannaia inesorabile della prescrizione fra non molto tempo. Federica Angeli vive da anni sotto scorta e porta sulla sua pelle le cicatrici inguaribili di un periodo molto duro del suo cammino esistenziale. In ogni caso questa vicenda, che la vede vittima, ha avuto un esito quantomeno accettabile e comunque frutto di un percorso logico e regolare sotto il profilo giuridico, partito dall’acquisizione della notizia di reato, passato dalla disamina valutativa della sua fondatezza durante la fase delle indagini preliminari, approdato al rinvio a giudizio e, dopo la formazione, in sede dibattimentale, di una piattaforma probatoria tale da dare compiutezza al libero convincimento del giudice circa la colpevolezza dell’imputato, giunto alla statuizione sentenziale di condanna “.
Nel 2007 Armando Spada si recรฒ a casa di De Pierro, accompagnato in macchina da Alfonso De Prosperis, noto imprenditore della lavorazione del ferro a Ostia, e da sua moglie Angela Falqui, minacciando di morte e aggredendo lui e la sua famiglia, per farli desistere dal denunciare dei presunti abusi edilizi, risultati poi reali, con conseguente demolizione di un immobile abusivo, a seguito dell’esercizio di una vocatio in ius di parte in sede civile, nonostante 2 vigilesse di Ostia, Patrizia Sgueglia ed Emanuela Spito, non li avessero notati arrivando a dichiarare che era tutto regolare.
“Io e mio fratello abbiamo sentito colpire il cancello โ€” ricorda il leader dell’Idd ed ex direttore di Radio Roma โ€” e abbiamo visto un uomo che non conoscevamo, accompagnato da Alfonso De Prosperis e Angela Falqui, quest’ultima proprietaria di un immobile dove erano in corso dei lavori imponenti per i quali avevamo presentato piรน esposti sempre caduti nel vuoto, che ha iniziato a minacciarci di morte e quando siamo scesi in strada ci ha colpiti, mio fratello anche con un bastone. Abbiamo saputo in seguito che si trattava del famigerato boss Armando Spada, lo stesso che ora รจ stato condannato per le minacce a Federica. Quando giunse sul posto una volante del commissariato di Ostia successe qualcosa quantomeno di strano. I componenti della pattuglia si rifiutarono di sequestrare il bastone con cui il criminale aveva colpito mio fratello, nonchรฉ di perquisirlo dopo che avevo loro riferito che a un certo punto lo stesso aveva portato la mano alla tasca come per estrarre un coltello. L’ipotesi era verosimilmente fondata alla luce del fatto che l’esponente mafioso qualche tempo dopo era stato arrestato in quanto aveva tagliato la gola a una persona con un’arma da taglio”.

A quanto pare il criminale avrebbe desistito dopo che il massimo esponente del movimento Italia dei Diritti, che era anche un poliziotto e storico sindacalista, prima del Siulp e poi della Uil Polizia, si sarebbe qualificato come appartenente alla Polizia di Stato.
“E’ incredibile e paradossale โ€” continua De Pierro โ€” che il procedimento penale avviato con la nostra denuncia, con un’informativa di P.G. redatta presso il commissariato di Ostia, sia stato affidato alla competenza decisionale del Giudice di Pace e sia finito vittima della mannaia della prescrizione prima che venisse esperita alcuna istruttoria dibattimentale. E’ questo il punto che non ho mai compreso e ancora mi perdo in una buia vallata di ipotesi. Federica Angeli, anni dopo l’episodio che mi ha visto vittima di Armando Spada, viene minacciata di morte dallo stesso personaggio. Una cosa gravissima che suscita giustamente l’indignazione di tutti e l’intervento deciso delle istituzioni. A Federica viene assegnata la tutela per motivi di sicurezza e ancora oggi mi risulta che goda di una sacrosanta protezione. Si giunge a un processo e ora possiamo registrare la sentenza di condanna, anche se di fatto inutile sotto il profilo pratico della pena da scontare da parte del condannato. Io e mio fratello, non solo siamo stati minacciati di morte, ma anche malmenati in concorso, con tanto di attestazione e previsione prognostica di un referto clinico, ma come legittimato a conoscere della vicenda viene individuato il Giudice di Pace e il procedimento addirittura viene inghiottito dalla palude della prescrizione prima ancora di far registrare alcuna istruttoria dibattimentale. Ma rispetto alla vicenda che coinvolge Federica nel mio caso c’รจ di piรน. Lei puรฒ solo, come chiunque creda nello stato di diritto, esprimere una cocente delusione per un procedimento che, causa la decorrenza dei termini prescrizionali, si ferma a una condanna in primo grado. Una disillusione con cui ho dovuto fare i conti anch’io e ciรฒ sarebbe stato davvero poca cosa rispetto al detrimento che รจ stato arrecato alla mia persona e alle conseguente devastanti che mi hanno travolto. I signori De Prosperis e Falqui, i quali avevano accompagnato sotto casa mia, con la loro autovettura, il boss Spada per porre in essere l’atto intimidatorio in parola, presentarono una denuncia – querela contro di noi, probabilmente per attenuare la presenza ingombrante dello Spada, in cui si lasciarono andare ad affermazioni che sfidavano apoditticamente e senza alcun pudore le punte piรน alte del ridicolo, almeno per chi abbia il dono del buon senso e dell’obiettivitร  valutativa. Dichiararono grottescamente che ‘il sig. Spada’ fu fatto nascondere nell’autovettura per evitare un suo coinvolgimento nell’aggressione che io e mio fratello avevano posto in essere contro di loro. In pratica chi aveva accompagnato in macchina il boss mafioso per minacciarci e aggredirci lamentava che noi avevamo usato violenza contro di loro e avevano fatto nascondere quest’ultimo, immagino molto spaventato, per non coinvolgerlo e proteggerlo dalla nostra aggressione.Per ciรฒ che riguarda il bastone servito per colpire mio fratello, il suo utilizzo nella bizzarra e fantasiosa ricostruzione dei denuncianti era cambiato. In base alla loro versione dei fatti era servito all’esponente mafioso Spada per difendersi da un ‘pericoloso animale’ che io gli avrei aizzato contro, con riferimento a un cane di sei mesi di vita, peraltro di mio fratello, che era uscito dall’abitazione saltellando inoffensivamente come qualsiasi cucciolo di quell’etร  รจ abituato a fare.
La relativa informativa di P.G., redatta presso la caserma dei Carabinieri di Casal Palocco e firmata dal maresciallo Giuseppe Liguori, allora comandante di stazione, indicรฒ Armando Spada, autore dell’intimidazione mafiosa, come teste, ma non vennero riportati i suoi dati anagrafici (luogo e data di nascita), nรฉ fu scritto nulla sulla sua nota caratura criminale. Il conseguente procedimento penale che vedeva indagati me e mio fratello, con l’unica ‘colpa’ di aver subito un’aggressione da parte di un noto membro di vertice nella gerarchia di un clan malavitoso, non fece registrare alcuna istruttoria dibattimentale e fu inghiottito dalle sabbie mobili della prescrizione.
E per quanto fosse giร  abbondantemente paradossale quanto accaduto fino a quel momento, al pieno trionfo dell’assurdo non avevamo ancora assistito e mai avrei creduto che potesse accadere quanto si verificรฒ successivamente, un’altra surreale vicenda che si incardinรฒ nel vergognoso divenire fenomenico che si era dispiegato fino a qual momento, raggiungendo livelli di illogicitร  e irrazionalitร  ardui solo da ipotizzare per chi, come me, ha fatto della giustizia,della legalitร  e dell’etica un modus vivendi imprescindibile e immarcescibile nel suo percorso esistenziale. E invece no. Non mi era bastato quanto giร  occorsomi, una circostanza che da anni mi fa vivere col cuore stretto nel terrore, quello che Federica ha in parte mitigato con la tutela assegnatale. Nel mio caso chi avrebbe dovuto difendermi, o quantomeno preoccuparsi, anche solo umanamente di ciรฒ che stavo vivendo, ha segnato per sempre il mio cammino biologico e professionale nella Polizia di Stato”.
Infatti De Pierro, poliziotto presso la Polizia di Frontiera di Fiumicino, per quei fatti ha subito un processo disciplinare con richiesta di destituzione. Senza ombra di dubbio puรฒ risultare strano e surreale, una trama filmica dello sceneggiatore piรน fantasioso, ma purtroppo e la triste realtร  in cui si รจ trovato catapultato il reporter romano, noto anche per il suo impegno politico nelle istituzioni (รจ capogruppo dell’Italia dei Diritti, presso il Comune di Roccagiovine e nella Comunitร  Montana dell’Aniene, attualmente in liquidazione commissariale per favorire la trasformazione in Unione dei Comuni Montani, e consigliere in seno al consiglio dell’Unione dei Comuni Valle Ustica, nel territorio della Cittร  Metropolitana di Roma Capitale, dove il movimento da lui presieduto conta ben 25 amministratori eletti).
Il dott. Tiziano Vetro, allora direttore della V Zona della Polizia di Frontiera di Fiumicino (parliamo del dicembre 2016), ha evidentemente ritenuto attendibili le strambe dichiarazioni di chi ha accompagnato il boss Spada in auto per aggredire l’agente – giornalista e l’ha deferito al Consiglio Provinciale di Disciplina. La funzionaria istruttrice Eva Claudia Cosentino, nominata dall’allora questore di Roma Nicolรฒ D’Angelo, pur essendo stata resa compiutamente edotta sulla circostanza dell’aggressione di stampo mafioso, insistette per la rubricazione dell’estrema censura disciplinare individuata nella destituzione dai ruoli. Il Consiglio Provinciale di Disciplina, presieduto dal vice questore vicario Giovanni Battista Scali, lo ritenne comunque meritevole di sanzione, derubricata perรฒ in deplorazione, una proposta avallata e resa definitiva dal capo della Polizia Franco Gabrielli. Risultato: carriera bloccata. Infatti l’approdo decisionale compresse ogni opportunitร  di avanzamento carrieristico e di miglioramento economico per il numero uno dell’Idd e ne ha determinato l’esclusione dal concorso per l’accesso alla nomina di vice ispettore.
E’ innegabile che le ragioni della logica piรน elementare, contro le quali ha cozzato inesorabilmente nella congiuntura, si ribellano categoricamente di fronte a un provvedimento in cui la vittima di un’aggressione mafiosa, poliziotto, invece di essere tutelata, viene perseguita e punita come se fosse colpevole dalla Polizia di Stato, che la sanziona disciplinarmente.
“E’ lapalissiano โ€” riprende De Pierro โ€” che ogni criterio di diritto e di giustizia in questa circostanza sia spirato inesorabilmente e abbia dato vita al trionfo dell’iniquitร  piรน illogica e inspiegabile. Tanto piรน che dopo la notifica dell’inizio del procedimento sono stato inviato presso il Dipartimento Militare di Medicina Legale di Roma – Cecchignola al fine di verificare la mia idoneitร , sotto il profilo clinico, al servizio, con il quesito diagnostico riferibile ad ansia reattiva situazionale, direi fisiologica nell’immediatezza della palese ingiustizia che mi ha visto vittima. Dopo un lungo periodo di convalescenza, a spese dei corpi collettivi, sono stato giudicato idoneo al servizio. A seguito delle notifiche dei provvedimenti che hanno suonato il de profundis per il mio avanzamento professionale e per ogni miglioramento economico, compresa l’esclusione dal concorso per accedere alla qualifica di vice ispettore, รจ stato deciso un nuovo invio presso la Cmo. Altro lungo periodo in malattia, sempre a carico della collettivitร , che avrebbe certamente evitato di pagare un dipendente in malattia se un bel giorno il dott. Tiziano Vetro non avesse attribuito affidabilitร  alle dichiarazioni di persone in rapporti con un famigerato clan malavitoso, peraltro senza alcun supporto istruttorio-dibattimentale, e avesse deciso di censurare disciplinarmente la vittima di un agguato mafioso, e poi รจ giunta la statuizione di non idoneitร  al servizio. Tradotto in termini pratici significa pensione baby a poco piรน di 50 anni sulle spalle di chi รจ costretto, dalle norme in vigenza sulla quiescenza, ad andare in pensione a 67 anni. Non potevo assolutamente accettare, sotto il profilo etico e morale, una cosa simile a danno dei cittadini, anche perchรฉ non solo io, ma chiunque mi conosce sa perfettamente che l’asserita ansia persistente da eventi stressanti, peraltro nel caso cagionata da una vicenda disciplinare che non avrebbe mai dovuto esistere in una dimensione valutativa di corretta applicazione della logica,prima che del diritto, tale da pregiudicare la mia efficienza operativa in servizio, รจ ben lontana dal mio reale stato clinico. Per di piรน, con mio sommo stupore, ho scorto tra le righe del verbale di riforma che io avrei, a loro dire, scarsi rapporti sociali, una circostanza che, con tutto il rispetto, mi fa ritenere inattendibile l’intera statuizione della Commissione Medica Ospedaliera della Cecchignola. Su questo mi piacerebbe che chi ha formulato tale assurditร  circa i miei tratti di personalitร , agevolmente confutabili da una semplice ricerca su qualsiasi motore di ricerca, a conferma della mia intensa e perpetua attivitร  pubblica, si assuma le sue responsabilitร  e spieghi pubblicamente come sia giunto a tale conclusione tragicomica, che sta suscitando sonore risate da parte di chiunque ne venga a conoscenza.
Ora la pronuncia decisionale afferente alla mia idoneitร  al servizio, affinchรฉ non venga confermata l’attuale posizione che mi vede un baby pensionato a spese di chi dovrร , ahimรจ, suo malgrado, lavorare fino a etร  avanzata per pagare il mio trattamento di quiescenza, passa alla Commissione Interforze di II Istanza, che ha sede presso l’Ospedale Militare Celio di Roma ed รจ attualmente presieduta dal Brigadier Generale Mauro De Fulvio, l’organo di gravame deputato a conoscere dei ricorsi avverso le decisioni assunte dalle varie Cmo dislocate sul territorio nazionale, che ho adito nella speranza di veder riformare, melius re perpensa, la deliberazione promanante dai medici della Cecchignola e sancire il mio rientro in servizio, purtroppo con un pregiudizio incommensurabile in termini di progressione carrieristica ed economica, effetto dispiegato dal provvedimento assunto nei miei confronti, reo semplicemente di essere stato vittima di un’intimidazione mafiosa da parte del boss Armando Spada.
E’ questa la grande differenza che intercorre tra me e Federica Angeli. Lei ha potuto assistere al processo contro chi l’avrebbe minacciata. A me, non solo non รจ stato concesso ciรฒ che dovrebbe essere logico in uno stato di diritto, ma ho addirittura dovuto subire conseguenze paradossali per aver denunciato. Colgo l’occasione di esprimere nei confronti di Federica il mio rammarico per non aver ricevuto mai una parola di conforto e solidarietร  da parte sua in merito alla vicenda di cui sono stato e sono ancora vittima, cosa che io ho fatto, com’รจ noto, in piรน occasioni al suo indirizzo. E se prima ciรฒ era un auspicio e un legittimo desiderio, purtroppo mai soddisfatti, ora, in virtรน della sua recente nomina istituzionale in qualitร  di delegata alle periferie, รจ una pretesa, da cittadino romano legato alla sua cittร  e paladino della legalitร  e della giustizia. In virtรน della sua figura di personaggio antimafia esprima pubblicamente il suo parere sulla vicenda che vede me e la mia famiglia vittima di persone in rapporti con il clan Spada, dello stesso boss Armando Spada e di vari personaggi istituzionali che spesso hanno favorito, con le loro omissioni ai nostri danni, il clan stesso. E naturalmente sarebbe auspicabile anche che spendesse qualche parola sulle grottesche e gravissime conseguenze di tutto ciรฒ sulla mia attivitร  di poliziotto.
Questa รจ una richiesta che rivolgo anche alla sindaca Virginia Raggi, peraltro originaria di Roccagiovine, il comune dove siedo in consiglio comunale, la quale ha dichiarato, in occasione della condanna nei confronti di Armando Spada, di essere ‘sempre al fianco dei cittadini che denunciano e combattono con noi contro la criminalitร ’. Ebbene non mi risulta di averla mai vista al nostro fianco in questa battaglia per la legalitร , nรฉ che abbia mai speso una sola parola in merito, pur essendo stata resa edotta piรน volte in merito alla kafkiana vicenda. Come non ho mai scorto la sua presenza in via Peio, all’Infernetto, per verificare al civico 34 le clamorose omissioni di 2 vigilesse capitoline, le quali, come ho giร  ampiamente dimostrato, sono riuscite a non vedere lapalissiani abusi perpetrati da persone in rapporti col clan Spada, asserendone peraltro addirittura la regolaritร . Il tempo dei proclami รจ terminato. Alle parole auspicheremmo che seguissero azioni concrete, perchรฉ ogni denuncia rimasta inascoltata da parte di vittime di mafia, non solo รจ una sconfitta per le istituzioni democratiche e per tutto il parenchima sociale sano, ma รจ un regalo indiretto che si porge su un piatto d’argento allo stesso sistema mafioso, che si autoalimenta, purtroppo, grazie alle complicitร  reciproche con cellule deviate presenti, come spesso inchieste giudiziarie o giornalistiche mettono in luce, nell’apparato amministrativo. Decontaminare le istituzioni dalle infiltrazioni imponenti e pervasive che le hanno messe sotto scacco รจ una prioritร  imprescindibile e improcrastinabile, se vogliamo sperare nella palingenesi capitolina. In tal senso la sfida vincente del futuro risiede in un percorso di edificazione collettiva nel terreno della legalitร ”.

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