Con Dante รจ nata l’Italia

di Luigi Cignoni, Direttore

Italia ha questo di straordinario, rispetto alle altre nazioni. Non รจ nata dalla politica o dalla guerra. Non da un matrimonio dinastico, non da un trattato diplomatico. รˆ nata dalla cultura e dalla bellezza. Dai libri e dagli affreschi. รˆ nata da Dante e dai grandi scrittori venuti dopo di lui: Petrarca, che da ragazzo ebbe la fortuna di incontrarlo; Boccaccio, che per primo definรฌ la Commedia ยซDivinaยป e la lesse in pubblico. รˆ nata da Giotto, che Dante cita nel suo poema, e che ce ne ha lasciato il ritratto. Ed รจ nata ovviamente dal Rinascimento.
Per questo lโ€™Italia รจ nata a Firenze. Attraverso i secoli, i concittadini di Dante hanno eretto davanti a Palazzo Vecchio, sede del Comune, molti segni di fierezza e orgoglio. La statua di Donatello che raffigura Giuditta e Oloferne: una donna che taglia la testa al condottiero nemico. Il David di Michelangelo, oggi sostituito da una copia: una pastore che uccide e mozza il capo a un gigante. Il Perseo di Benvenuto Cellini, che รจ invece originale (tranne lo splendido basamento): un uomo che sconfigge e decapita un mostro, quella Medusa che abbiamo appena ritrovato nellโ€™Inferno. Siamo tra la metร  del Quattrocento e la metร  del Cinquecento, il tempo in cui nascono i grandi Stati nazionali. Firenze rimane relativamente piccola, non รจ piรน la grande metropoli europea del tempo di Dante, ma attraverso le opere dei suoi artisti comunica un messaggio politico: non ci arrenderemo mai; continueremo a combattere per la nostra libertร  e la nostra indipendenza.
Questo รจ sempre stato vero, fino al nostro tempo: la prima cittร  italiana liberata dai partigiani durante la Resistenza fu Firenze. E non รจ retorica.
Le parole sono retoriche se vengono contraddette dai fatti; non quando i fatti le confermano. Non รจ retorico Pier Capponi, quando avverte il re francese Carlo VII che, se lui farร  suonare le trombe dellโ€™assedio, i fiorentini suoneranno le loro campane, per chiamare il popolo a resistere. Non รจ retorica il valore sfortunato di condottieri fiorentini come Francesco Ferrucci, caduto per difendere la Repubblica dagli imperiali, e Giovanni delle Bande Nere, tradito dai Gonzaga che spalancano le porte ai lanzichenecchi, per poi lavarsi lโ€™anima ospitando Giovanni in agonia in un palazzo di famiglia.
Oggi le loro statue sono sulla facciata degli Uffizi, accanto a quella di Farinata degli Uberti. Anche se la mano dello scultore, nel tentare di restituirne la fierezza davanti alla sorte avversa, non puรฒ rivaleggiare con i versi di Dante: ยซEd el mi disse: โ€œVolgiti, che fai?/ Vedi lร  Farinata che sโ€™รจ dritto/ da la cintola in sรน tutto โ€™l vedraiโ€./ Io avea giร  il mio viso nel suo fitto/ ed el sโ€™ergea col petto e con la fronte/ comโ€™avesse lโ€™inferno a gran dispittoยป. E onestamente non credo che si possa scrivere meglio di cosรฌ.

da “Corriere Fiorentino“, 6 Sep 2020, Aldo Cazzullo