Nel " decreto salva-Italia " c'è molto rigore, forse troppo, poca equità e pochissima crescita. Bene avere preso tempo con i mercati internazionali e avere dimostrato di essere capaci di prendere provvedimenti impopolari. Ma adesso bisogna concentrarsi sulle misure per lo sviluppo anche per evitare una deriva alla greca , con aggiustamenti sempre più pesanti vanificati da recessioni sempre più profonde. Bene procedere con l'unica svalutazione oggi alla portata di mano dell'Italia: la riduzione del costo del lavoro, procedendo però con mezzi meno indiretti della riduzione dell'Irap. L'equità va perseguita soprattutto rendendo più efficace la lotta all'evasione fiscale : per snidare chi non paga le tasse esistono strumenti di "tracciabilità" del denaro che il Governo ha voluto ignorare e rilevazioni dei patrimoni che sono state applicate ai soli ministri. Per tutto ciò che si deve ancora fare o correggere non c'è tempo da perdere, prima che gli interessi dei partiti e delle lobby riprendano il sopravvento. E che lo spread tra Btp e Bund , ristrettosi significativamente, ricominci ad allargarsi. C'è nella manovra l'abolizione delle giunte provinciali, ma non dei consigli provinciali . Sarebbe stato un primo passo importante verso l'abolizione delle Province: la loro utilità nel fornire servizi ai cittadini è pressoché nulla, come dimostra l'esperienza delle nuove Province. La Bce può intervenire quale prestatore di ultima istanza . È vero che i Trattati le affidano la stabilità dei prezzi come missione principale. Ma come potrebbe svolgere il proprio ruolo se l'euro arrivasse al collasso? Per questo è giuridicamente ammissibile ogni azione della Banca centrale volta alla sopravvivenza del sistema monetario che presidia.
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di Redazione Italia