Oxfam: in arrivo picco di colera in Yemen. GiĆ  56 mila contagiati nel 2020

di Stefano Scibilia

L’arrivo della stagione delle piogge rischia di provocare, nelle prossime settimane, un nuovo esponenziale picco di colera in Yemen. Da inizio anno sono più di 56 mila le persone contagiate, e oltre 2,2 milioni dal 2017, mentre nel paese ĆØ sempre più difficile soccorrere la popolazione a causa di una guerra insensata che dura da 5 anni e che ha giĆ  fatto 12 mila vittime civili e più di 100 mila in totale. ƈ l’allarme lanciato oggi da Oxfam, a quasi cinque anni dallo scoppio della più grave emergenza umanitaria al mondo, come ribadito dalle Nazioni Unite, ma che oggi a tutti gli effetti appare dimenticata dalla comunitĆ  internazionale. Nel 2019, si era giĆ  registrato il secondo più alto aumento di contagi dallo scoppio dell’epidemia: oltre 860 mila casi sospetti, con oltre mille vittime, poco meno del milione registrato nel 2017. “Mentre il sistema sanitario ĆØ ormai al collasso, con solo la metĆ  delle strutture in funzione in tutto il paese a causa dei bombardamenti e degli scontri degli ultimi anni, il numero di contagi potrebbe aumentare con l’arrivo della stagione delle piogge in aprile – ha detto Paolo Pezzati, policy advisor per le emergenze umanitarie di Oxfam Italia – Sarebbe l’ennesimo colpo per un popolo che ha giĆ  sofferto orrori indicibili”. Il nord del Paese ĆØ allo stremo, mentre l’epidemia continua a dilagare Dopo aver registrato nel 2017 il più alto numero di casi di colera, il nord dello Yemen, rimane la zona a maggior rischio per la quasi totale mancanza di fonti d’acqua pulita, soprattutto nei cinque governatorati di Sana’a, Hajjah, Hudaydah, Taiz e Dhamar. Un’epidemia che quindi dall’aprile del 2017 – quando sfuggƬ subito dal controllo contagiando 360 mila persone nei primi tre mesi – continua a dilagare nel Paese con il numero di casi che sono tornati a salire l’anno scorso, dopo una leggera flessione nel 2018. ā€œLa popolazione dello Yemen ancora una volta deve affrontare una prova durissima, nella quasi totale indifferenza del resto del mondo.Ā  – continua Pezzati – La mancanza di acqua e cibo espone la popolazione, soprattutto le comunitĆ  più povere e vulnerabili, ad epidemie come questa. 10 milioni di persone sono sull’orlo della carestia, più di 17 non hanno accesso ad acqua pulita e servizi igienico sanitariā€. Nel frattempo le scorte di medicine e materiali sanitari si stanno esaurendo, mentre le fluttuazioni nei tassi di cambio hanno fatto schizzare alle stelle il prezzo del carburante, aumentando di conseguenza i costi di trasporto di acqua pulita con i camion–cisterna, nelle zone dove la popolazione non ha fonti d’acqua sotterranee a cui poter attingere.

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