Così Trump ha sconvolto lo scacchiere geopolitico nel giro di un mese

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Capitol Hill Ph. Stefano Scibilia

WASHINGTON DC – Mentre la Casa Bianca parla di “primo mese storico dell’età dell’oro americana”, in tutti gli Stati Uniti regna la preoccupazione per i provvedimenti del presidente Donald Trump dal giorno del suo insediamento (20 gennaio 2025) ad oggi, tra dazi, decreti, deportazioni, licenziamenti di dipendenti federali e tagli.

In merito alla politica interna Trump ha già preso decisioni importanti e discutibili tra aborto, immigrazione e il divieto per gli atleti transgender di partecipare alle competizioni femminili. Dal punto di vista geopolitico l’incontro con il premier israeliano Benjamin Netanyahu alla Casa Bianca ha fatto discutere molto in queste ultime settimane, in particolare per la volontà di Trump nel voler cacciare i palestinesi da Gaza per dare vita ad una “riviera mediorientale”.

Inoltre le ultime tensioni politiche sul conflitto in Ucraina stanno occupando gran parte dei titoli di giornale statunitensi ed europei, che parlano di una improvvisa svolta anti-Ucraina da parte di Trump. Analisi che derivano dalle recenti accuse pubbliche fatte dal magnate al presidente ucraino Volodymyr Zelensky, definito come il principale responsabile della guerra.

Secondo Trump il primo ministro ucraino non avrebbe più il consenso dei suoi cittadini, ma come spesso accade in questa epoca di menzogne istituzionali prive di verifica, le affermazioni di Trump non corrispondono alla realtà. Nel giro di un mese Trump ha ribaltato completamente la politica dell’ex presidente democratico Joe Biden, abbandonando la strategia di isolamento della Russia e avviando lo scorso martedì a Ryad dei colloqui di pace da cui l’Ucraina è stata esclusa. Al vertice hanno preso parte il Segretario di Stato americano Marco Rubio e il ministro degli esteri russo Sergej Lavrov.

Secondo Lavrov il presidente degli Stati Uniti sarebbe stato “l’unico ad aver compreso che i timori della Russia per un ingresso dell’Ucraina nella Nato sono stati tra le cause profonde della guerra”. Sullo sfondo c’è anche la telefonata di circa un’ora e mezza fra Trump e il presidente russo Vladimir Putin dello scorso 12 febbraio per concordare l’inizio dei negoziati.

L’esclusione dell’Ucraina dalle trattative di cessate il fuoco ha provocato la reazione di Zelensky, che per la prima volta si è rivolto in modo critico nei confronti di Trump, accusato di “vivere in uno spazio di disinformazione russa”. Nella sua replica il magnate ha definito il presidente ucraino un “dittatore senza elezioni” e un “comico mediocre”. Il totale ribaltamento della politica statunitense, che fino ad un mese fa aveva sostenuto a spada tratta l’Ucraina, spaventa tutta l’Europa, che sta ancora cercando di capire che atteggiamento assumere di fronte alle scelte della nuova amministrazione in un delicato contesto in cui il segretario alla difesa statunitense Pete Hegseth ha affermato che la sicurezza in Europa non è più una priorità statunitense e il vicepresidente JD Vance ha attaccato la natura stessa della democrazia europea.

Ulteriori risposte in merito al futuro ruolo dell’Europa nel conflitto in Ucraina potrebbero arrivare dalla visita del presidente Emmanuel Macron alla Casa Bianca per un bilaterale con Trump previsto il prossimo lunedì 24 febbraio. In occasione dell’incontro Macron ha sottolineato la volontà di dire al suo omologo statunitense che è nell’interesse comune di americani ed europei non “essere deboli” di fronte al leader russo Vladimir Putin durante i negoziati guidati dagli Stati Uniti per porre fine alla guerra in Ucraina, che dura da quasi tre anni. Sempre per la prossima settimana, nella giornata di giovedì 27 febbraio, anche il primo ministro britannico Keir Starmer incontrerà Trump alla Casa Bianca.

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