Forse sono un situazionista. Quando una situazione diventa un’idea

di by Riccardo Cacelli, business & geopolitical strategic advisor

Forse sono un situazionista.

Non perché abbia mai aderito a un movimento o studiato a fondo Guy Debord. Ma perché, ripensando ad alcune idee che hanno attraversato la mia vita, riconosco un meccanismo: lasciarmi sorprendere dalle situazioni e provare a trasformarle in qualcosa di nuovo.

È un atteggiamento che oggi trovo sorprendentemente attuale.

Guy Debord ha suggerito alcune indicazioni per mettere in pratica una deriva psicogeografica:

«Per fare una deriva, andate in giro a piedi senza meta od orario. Scegliete man mano il percorso non in base a ciò che sapete, ma in base a ciò che vedete intorno. Dovete essere straniati e guardare ogni cosa come se fosse la prima volta. Un modo per agevolarlo è camminare con passo cadenzato e sguardo leggermente inclinato verso l’alto, in modo da portare al centro del campo visivo l’architettura e lasciare il piano stradale al margine inferiore della vista. Dovete percepire lo spazio come un insieme unitario e lasciarvi attrarre dai particolari.»

I situazionisti parlavano di dérive: attraversare gli spazi senza seguire necessariamente un percorso prestabilito, lasciandosi guidare dagli incontri, dalle circostanze, dall’imprevisto.

Alla dérive si lega un altro concetto affascinante: la psicogeografia, cioè l’attenzione agli effetti che l’ambiente geografico esercita sulle emozioni e sui comportamenti delle persone.

Forse i luoghi non sono soltanto lo scenario nel quale nascono le idee.

Qualche volta contribuiscono a generarle.

Un’isola può farci interrogare sulla distanza. Una metropoli sulle connessioni. Un porto sulla mobilità.

Cambiare luogo significa, qualche volta, cambiare punto di vista.
E cambiando punto di vista può nascere un’idea.

Oggi, però, facciamo sempre più spesso il contrario.

Gli algoritmi ci suggeriscono cosa leggere, cosa guardare, dove andare, cosa acquistare. Imparano i nostri gusti e cercano di anticipare persino i nostri desideri.
È comodo.
Ma rischia di eliminare qualcosa di prezioso: l’imprevisto.

E proprio dall’imprevisto, spesso, nascono le idee.
L’ho sperimentato personalmente.

Una giornata di pioggia a Londra e una tazza di tè fecero riemergere una domanda che portavo con me dall’Elba: perché un’isola deve essere necessariamente separata dalla terraferma?

Da quella domanda nacque l’idea di un tunnel sotto il fondale del Canale di Piombino.

Un evento dedicato allo spazio a Taranto mi fece incontrare eVTOL, droni e vertiporti.

Un articolo sulla Carta di Favignana aprì la strada ad Aeolus, che successivamente si è evoluto verso la One Health e verso una riflessione più ampia sulle isole europee.

Elba. Londra. Taranto. Favignana.

Luoghi diversi, situazioni diverse, idee apparentemente lontane.

Forse è psicogeografia. Forse è dérive. O forse è semplicemente curiosità.
Ma nessuna di quelle idee era stata programmata.

Sono nate da qualcosa che ho incontrato mentre stavo cercando altro.


Forse è proprio qui che il situazionismo può ancora dirci qualcosa.

Non come nostalgia di un movimento culturale del Novecento, ma come atteggiamento verso la realtà.

Non abbiamo bisogno di diventare tutti situazionisti.
Abbiamo bisogno di tornare a essere curiosi.
Di non consumare passivamente ciò che ci viene mostrato.
Di guardare anche ciò che non stavamo cercando.
Una notizia può diventare una domanda.
Una domanda può diventare un progetto.
Un incontro può cambiare una direzione.
Un luogo può cambiare il nostro modo di vedere un problema.

E una situazione apparentemente insignificante può contenere un’idea che ancora non siamo capaci di riconoscere.

Anche il giornalismo, forse, dovrebbe fare questo.
Non soltanto raccontare ciò che è accaduto, ma provare a comprendere ciò che potrebbe accadere dopo.

È anche per questo che ItalyNews.it vuole essere sempre più un luogo nel quale osservare, comprendere e condividere.

In un mondo che cerca continuamente di dirci dove guardare, forse il gesto più radicale è ancora scegliere da soli dove posare lo sguardo.
E fermarsi abbastanza a lungo.

Perché, alla fine, rimane una domanda:

quante idee della nostra vita non sono mai nate perché non ci siamo fermati abbastanza davanti a una situazione imprevista?


Riccardo Cacelli

 

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