WASHINGTON DC – Donald Trump difende le parole del vicepresidente JD Vance sul conflitto con l’Iran e sostiene di comprendere la scelta di non utilizzare il termine “guerra”. Il presidente, parlando con i giornalisti nello Studio Ovale, ha definito le operazioni in corso un conflitto militare e ha descritto l’attuale fase come caratterizzata da combattimenti intermittenti.
Le dichiarazioni arrivano il giorno dopo l’intervento di Vance nella briefing room della Casa Bianca, dove il vicepresidente aveva evitato di definire “guerra” lo scontro tra Stati Uniti e Iran, sostenendo che al momento non vi sarebbe un’attività di combattimento continua.
Trump: “È un conflitto militare”
Interpellato sulla posizione di Vance, Trump ha detto di comprendere il ragionamento del vicepresidente.
Il presidente ha spiegato di preferire la definizione di “conflitto militare”, sottolineando al tempo stesso la limitata intensità che, nella sua valutazione, avrebbe assunto l’attuale fase delle operazioni americane.
Trump ha quindi parlato di azioni militari intermittenti, sostenendo che non vi sarebbero combattimenti in corso nel momento in cui rispondeva alle domande dei cronisti.
La descrizione arriva però mentre gli Stati Uniti hanno continuato a condurre attacchi contro obiettivi iraniani e Teheran ha risposto con azioni militari nella regione. Il confronto, iniziato il 28 febbraio, è entrato così nel suo sesto mese.
La questione della parola “guerra”
Il linguaggio utilizzato dalla Casa Bianca assume particolare rilievo anche alla luce delle dichiarazioni pronunciate da Vance giovedì.
Durante il briefing, il vicepresidente aveva risposto a una domanda sulla possibilità che il conflitto terminasse prima delle elezioni di metà mandato del 3 novembre spiegando di non volerlo definire una guerra e rifiutando di fissare una scadenza per la conclusione delle operazioni.
Vance aveva sostenuto che non fosse in corso una fase di combattimento attivo e aveva collegato le recenti azioni americane alla necessità di proteggere il traffico commerciale nello Stretto di Hormuz.
Le parole del vicepresidente sono arrivate nonostante la prosecuzione delle tensioni nella regione, compresi gli attacchi iraniani contro alleati degli Stati Uniti nel Golfo in risposta alle operazioni americane.
Un conflitto che dura da sei mesi
Il confronto con Teheran si è protratto ben oltre le tempistiche inizialmente indicate dall’amministrazione americana.
Trump aveva infatti prospettato nelle prime fasi una conclusione delle operazioni nell’arco di poche settimane. Oggi, invece, gli Stati Uniti continuano a combinare pressione militare e iniziative economiche nei confronti dell’Iran.
Secondo la Casa Bianca, gli attacchi hanno fortemente ridotto le capacità militari iraniane e compromesso il programma nucleare di Teheran. Parallelamente, l’amministrazione sta utilizzando nuove sanzioni per cercare di colpire i canali finanziari attraverso i quali l’Iran continua a commerciare e ottenere valuta.
Trump annuncia la missione di Witkoff e Kushner
Nel corso dello stesso incontro con i giornalisti, Trump ha confermato inoltre l’imminente viaggio di Steve Witkoff e Jared Kushner nell’ambito degli sforzi diplomatici per mettere fine alla guerra tra Russia e Ucraina.
I due emissari americani dovrebbero recarsi prima a Mosca e successivamente a Kiev, tra il fine settimana e l’inizio della prossima settimana.
Trump ha spiegato che porteranno con sé una proposta per porre fine al conflitto. Per Kushner e Witkoff si tratterebbe di un nuovo tentativo di riaprire un canale negoziale dopo mesi di iniziative diplomatiche che non hanno ancora prodotto un accordo definitivo.
La missione arriva mentre aumentano gli attacchi
Il viaggio degli emissari americani si colloca in un momento particolarmente delicato sul fronte ucraino.
Nelle stesse ore, un drone russo ha colpito nel centro di Kiev il quartier generale dei servizi di sicurezza ucraini, provocando 12 feriti, secondo le autorità ucraine. L’attacco è avvenuto mentre si preparava una nuova fase di contatti diplomatici tra Washington, Mosca e Kiev.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy ha fatto sapere di attendere la visita degli emissari americani e ha indicato la disponibilità di Kiev a sospendere gli attacchi aerei durante i colloqui, chiedendo a Mosca di fare altrettanto.
Due dossier sul tavolo di Trump
Le dichiarazioni del presidente riuniscono quindi due dei principali dossier internazionali dell’amministrazione americana: il conflitto con l’Iran e la guerra tra Russia e Ucraina.
Sul fronte mediorientale Washington continua a esercitare pressione attraverso operazioni militari e sanzioni, mentre Trump difende la scelta di descrivere l’attuale fase come un conflitto intermittente.
Sul fronte europeo, invece, la Casa Bianca tenta di rilanciare il percorso negoziale attraverso la missione di Witkoff e Kushner, che porteranno a Mosca e Kiev una proposta americana per cercare di arrivare alla fine della guerra.