Ucraina, Trump: “Zelensky deve smettere di mettere fuori uso il diesel in Russia”

di Stefano Scibilia

WASHINGTON DC – Donald Trump chiede a Volodymyr Zelensky di interrompere gli attacchi contro le infrastrutture russe legate al diesel, sostenendo che le operazioni ucraine sulle raffinerie e sugli impianti energetici stiano aggravando la situazione del mercato internazionale dei carburanti. “Zelensky deve fare una cosa, deve smettere di mettere fuori uso il diesel in Russia”, ha detto il presidente americano ai giornalisti durante il viaggio di rientro dall’Irlanda. Trump ha sostenuto che Kiev disponga di numerosi altri possibili obiettivi e dovrebbe quindi evitare di colpire le strutture legate alla produzione e alla distribuzione del carburante. “Non colpite il diesel, questo sta danneggiando il mondo”, ha aggiunto.

Trump collega la crisi del diesel alla guerra tra Russia e Ucraina

Le parole del presidente arrivano dopo mesi di attacchi ucraini a raffinerie e infrastrutture energetiche russe, che hanno contribuito a ridurre la capacità di raffinazione di Mosca e ad alimentare carenze di carburante sul mercato interno russo. Trump ha collegato proprio a queste operazioni una parte delle tensioni sui prezzi del diesel, sostenendo che l’origine delle difficoltà non sia riconducibile soltanto alla guerra in Medio Oriente.

“Questo non è causato dal Medio Oriente, è causato da quello che sta succedendo con Russia e Ucraina”, ha affermato Trump. Il presidente ha quindi sollecitato Kiev a concentrare gli attacchi su altri obiettivi, in un momento in cui i prezzi dei carburanti restano sotto pressione a livello internazionale. La posizione di Trump arriva mentre la guerra continua a incidere pesantemente sulle infrastrutture energetiche di entrambi i Paesi e mentre gli Stati Uniti cercano di mantenere aperto il canale diplomatico con Mosca e Kiev.

11 settembre, Trump valuterà la pubblicazione dei documenti

Durante il viaggio in Irlanda, Trump ha affrontato anche la questione dei documenti relativi agli attentati dell’11 settembre 2001 e alle presunte responsabilità o connessioni saudite. A pochi giorni dal 25esimo anniversario degli attentati, alcune famiglie delle vittime hanno chiesto al presidente di rendere pubblici ulteriori documenti. Interpellato dai giornalisti prima di salire sull’Air Force One, Trump ha risposto che esaminerà la questione una volta rientrato a Washington. “Ci guarderò quando torno”, ha detto. Le famiglie delle vittime sostengono da anni che alcuni documenti possano contribuire a chiarire eventuali legami tra esponenti religiosi sauditi e i responsabili degli attentati. Il governo saudita ha sempre respinto le accuse di un proprio coinvolgimento.

Cina, intelligence e immagini satellitari

Nel corso del viaggio Trump ha inoltre minimizzato le preoccupazioni relative alle attività di intelligence cinesi, dopo le accuse secondo cui soggetti legati alla Cina avrebbero fornito all’Iran immagini satellitari di una base militare americana in Giordania prima dell’attacco iraniano di luglio.

Il raid contro la base Muwaffaq Salti aveva provocato la morte di tre militari statunitensi. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, funzionari americani hanno collegato immagini satellitari ad alta risoluzione fornite da soggetti cinesi all’operazione iraniana, senza tuttavia sostenere un coinvolgimento diretto del governo di Pechino.

Trump, dal canto suo, ha ridimensionato la questione, sostenendo che Stati Uniti e Cina svolgano attività di intelligence reciproche e che Washington faccia sostanzialmente ciò che attribuisce a Pechino.

La sfida sull’intelligenza artificiale

Il confronto con la Cina è emerso anche sul terreno dell’intelligenza artificiale. Trump ha respinto l’idea di rallentare significativamente lo sviluppo della tecnologia negli Stati Uniti, sostenendo che Washington non possa permettere a Pechino di conquistare un vantaggio strategico.

Il presidente ha riconosciuto la possibilità di introdurre alcune forme di regolamentazione e di fissare “guardrail”, ma ha contestato gli allarmi più drastici provenienti da alcuni esponenti dell’industria tecnologica. La sua posizione è che la leadership americana nell’intelligenza artificiale debba essere preservata anche per ragioni strategiche e di sicurezza nazionale.

Le dichiarazioni sono arrivate dopo gli appelli di alcuni importanti protagonisti del settore, tra cui i vertici di Anthropic e OpenAI, a procedere con maggiore cautela nello sviluppo dei modelli più avanzati.

Trump torna ad attaccare la Federal Reserve

Altro tema affrontato dal presidente è quello della politica monetaria. Alla vigilia della riunione della Federal Reserve, prevista questa settimana, Trump è tornato a sostenere che gli Stati Uniti dovrebbero avere il costo del denaro più basso al mondo.

Il presidente ha ribadito la propria pressione sulla banca centrale proprio mentre i mercati si preparano a una nuova decisione sui tassi. Il tasso sui Fed funds si trova attualmente nella fascia tra il 3,5% e il 3,75%, mentre le aspettative degli operatori sono influenzate anche dall’aumento dell’inflazione e dal nuovo rialzo dei prezzi dell’energia.

Trump ha quindi nuovamente espresso la propria preferenza per una politica monetaria più espansiva, pur riconoscendo che la decisione finale spetta alla Federal Reserve sulla base dei propri dati economici.

Via i dazi sul whiskey irlandese

Tra gli annunci economici legati alla visita in Irlanda c’è anche quello relativo al whiskey irlandese. Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti elimineranno il dazio del 10% applicato al prodotto irlandese.

La decisione è arrivata al termine della visita e dopo le interlocuzioni con il primo ministro irlandese Micheál Martin e con il golfista Shane Lowry, vincitore dell’Irish Open disputato sul percorso di Doonbeg.

Il provvedimento riguarda il whiskey irlandese e si inserisce nel più ampio quadro delle tariffe americane applicate alle importazioni europee di vino e alcolici. L’Irish Whiskey Association ha accolto positivamente l’annuncio, auspicando il ritorno a un regime commerciale senza dazi per le esportazioni di bevande.

Trump conferma il sostegno all’Irlanda unita

Nel corso della trasferta Trump è tornato anche sulle proprie dichiarazioni sull’ipotesi di un’Irlanda unita, ribadendo di vedere come naturale l’eventuale riunificazione dell’Irlanda del Nord con la Repubblica d’Irlanda.

Il presidente americano ha evitato però di indicare tempi o modalità concrete e ha sottolineato di non voler entrare, almeno per il momento, nel tema dell’indipendenza della Scozia. Le dichiarazioni hanno provocato reazioni soprattutto nell’area unionista britannica, mentre il premier irlandese Micheál Martin ha definito eccessive alcune delle reazioni alle parole di Trump.

La questione resta comunque legata agli equilibri politici costruiti dopo l’Accordo del Venerdì Santo del 1998, che pose fine a decenni di violenze nell’Irlanda del Nord.

Dall’Ucraina all’economia, i dossier sul tavolo della Casa Bianca

Il viaggio in Irlanda ha quindi offerto a Trump l’occasione per intervenire su una serie di dossier internazionali e interni: la guerra tra Russia e Ucraina e la crisi dei carburanti, i rapporti con Cina e Iran, i documenti sull’11 settembre, la corsa all’intelligenza artificiale e la politica monetaria americana.

Al centro delle sue dichiarazioni resta però la questione energetica. L’appello rivolto a Zelensky a fermare gli attacchi contro il diesel russo rappresenta un nuovo elemento della posizione americana sul conflitto e arriva mentre la guerra continua a produrre conseguenze anche sui mercati internazionali dell’energia.

Trump è ora rientrato a Washington, dove nei prossimi giorni dovrà affrontare una nuova serie di dossier interni e internazionali, a partire dalla riunione della Federal Reserve e dalle questioni legate alla guerra tra Russia e Ucraina.