WASHINGTON DC – Un piano in sette giorni per riaprire lo Stretto di Hormuz e tornare al tavolo delle trattative con gli Stati Uniti. È la proposta presentata da Teheran durante gli incontri diplomatici avvenuti a margine dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York. A renderla pubblica è stato il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, secondo il quale l’iniziativa punta a creare un percorso verso una soluzione definitiva del conflitto tra Iran e Stati Uniti.
L’ipotesi discussa prevede una sequenza di passi collegati tra loro: l’Iran procederebbe alla riapertura dello stretto, mentre Washington dovrebbe intervenire sulle misure di pressione economica e sul blocco imposto a Teheran. In parallelo, riprenderebbero i negoziati su un accordo più ampio.
Un’intesa in più fasi
Secondo fonti vicine alle trattative citate da Reuters, i rappresentanti dei due Paesi starebbero valutando proprio un percorso graduale, nel quale le concessioni delle due parti procederebbero parallelamente.
La prima fase potrebbe concentrarsi sulla fine del blocco e sulla riapertura di Hormuz, considerata da Teheran un passaggio preliminare per creare le condizioni necessarie alla ripresa del dialogo.
Tra le richieste iraniane figura anche un alleggerimento delle sanzioni e, secondo quanto riferito da diverse fonti, la possibilità di intervenire sugli asset iraniani congelati. Teheran sarebbe inoltre disponibile a rinviare a una fase successiva la questione dei possibili pedaggi per il transito nello stretto, dando precedenza alla riapertura della rotta marittima.
Il nodo del primo passo
Il principale ostacolo resta però la sequenza delle concessioni. Né Washington né Teheran sembrano intenzionate ad abbandonare per prime le proprie leve negoziali senza ottenere garanzie concrete dall’altra parte.
Un alto funzionario iraniano, citato da Reuters, ha sostenuto che il blocco economico e la minaccia dell’uso della forza continuano a rappresentare strumenti di pressione su Teheran. La stessa fonte ha descritto la situazione come ancora estremamente fragile, nonostante l’esistenza di un canale diplomatico.
Araghchi ha intanto indicato che, qualora Washington accettasse l’intesa, il calendario potrebbe partire immediatamente e portare alla riapertura dello Stretto di Hormuz entro sette giorni.
Il fattore delle elezioni di midterm
A complicare il quadro diplomatico c’è anche la scadenza politica delle elezioni di midterm negli Stati Uniti, previste per il 3 novembre.
L’ex negoziatore americano Dennis Ross ha stimato al 30% la possibilità di arrivare a un’intesa prima del voto, sottolineando come dopo le elezioni il margine di manovra dell’amministrazione Trump potrebbe cambiare. Si tratta, tuttavia, di una valutazione personale di Ross, non di una previsione ufficiale sull’esito dei negoziati.
Da parte europea, un alto funzionario citato nelle ricostruzioni diplomatiche ha sottolineato invece l’ampiezza delle richieste avanzate da Teheran, a conferma della distanza ancora esistente tra le due delegazioni.
Washington mantiene la pressione
Nel frattempo gli Stati Uniti continuano a esercitare forte pressione economica sull’Iran, attraverso sanzioni e misure rivolte anche a società e reti considerate collegate al governo iraniano e ai Pasdaran.
La questione di Hormuz resta centrale perché il passaggio rappresenta una delle principali vie marittime per il commercio energetico internazionale. Per questo la sua riapertura avrebbe conseguenze non soltanto sul negoziato tra Washington e Teheran, ma anche sui mercati e sulla sicurezza delle rotte commerciali.
Per ora, dunque, la proposta iraniana rappresenta un’apertura diplomatica sul tavolo, ma non ancora un accordo. I prossimi passi dipenderanno dalla risposta americana e dalla possibilità per le due parti di trasformare le rispettive condizioni in impegni concreti.