WASHINGTON DC – L’amministrazione Trump ha finalizzato lunedì 28 settembre nuovi standard federali sul risparmio di carburante delle automobili, riducendo i requisiti che impongono alle case automobilistiche di aumentare l’efficienza dei veicoli. Il provvedimento rappresenta una netta inversione rispetto alla direzione impressa dall’amministrazione Biden, che aveva puntato su standard più stringenti per ridurre i consumi di carburante e favorire la produzione di veicoli più efficienti. Le nuove norme riguardano in particolare automobili alimentate a benzina e light truck, una categoria particolarmente importante per il mercato statunitense.
La linea della Casa Bianca è stata sintetizzata dallo stesso Trump durante il fine settimana. Il presidente ha sostenuto che requisiti meno severi consentiranno di “eliminare gli sprechi dalla costruzione delle auto in America” e di far risparmiare alle famiglie migliaia di dollari sull’acquisto di una vettura nuova. Secondo Trump, la riduzione dei vincoli dovrebbe inoltre contribuire a rafforzare la produzione automobilistica negli Stati Uniti, rendendo più semplice per i produttori realizzare veicoli destinati al mercato interno.
Il confronto con l’era Biden
La questione non riguarda soltanto il prezzo delle automobili. Gli standard di efficienza sono infatti uno degli strumenti attraverso cui il governo federale può influenzare le strategie industriali delle case automobilistiche. L’amministrazione Biden aveva utilizzato requisiti più elevati per spingere il settore verso veicoli più efficienti e verso una maggiore elettrificazione. La nuova amministrazione Trump sta invece puntando su un approccio differente, con l’obiettivo dichiarato di ridurre i costi regolatori per i produttori e lasciare maggiore spazio ai veicoli tradizionali. Il cambio di rotta potrebbe quindi avere effetti non soltanto sui consumi, ma anche sulle scelte produttive delle case automobilistiche, sugli investimenti e sulla composizione futura del mercato americano.
Taiwan, Trump parla con Xi delle armi americane
Parallelamente, resta delicatissimo il dossier dei rapporti tra Stati Uniti, Cina e Taiwan. Secondo quanto riferito dall’ambasciatore americano a Pechino David Perdue, Trump avrebbe persino chiesto al presidente cinese Xi Jinping se fosse interessato ad acquistare armi dagli Stati Uniti. Il riferimento è arrivato mentre Washington continua a gestire il delicato dossier delle vendite di armi a Taiwan, che Pechino considera una delle principali questioni di sicurezza nazionale e che gli Stati Uniti utilizzano da decenni come strumento di sostegno alla capacità difensiva dell’isola.
Perdue ha spiegato che Trump avrebbe presentato a Xi le vendite di armamenti americani come una pratica che Washington porta avanti con numerosi Paesi nel mondo. Secondo l’ambasciatore, il presidente avrebbe quindi rivolto direttamente al leader cinese la domanda sulla possibilità che anche la Cina fosse interessata all’acquisto di armi statunitensi. La dichiarazione assume particolare rilievo perché arriva pochi giorni dopo la visita di Xi Jinping alla Casa Bianca e in un momento in cui Washington e Pechino stanno cercando di mantenere aperto il dialogo su commercio, sicurezza e questioni geopolitiche.
Il nodo delle forniture militari a Taiwan
Il problema rimane però la posizione di Taiwan, che continua a ricevere armi dagli Stati Uniti per rafforzare le proprie capacità di difesa. La questione è particolarmente sensibile perché la Cina considera Taiwan parte del proprio territorio e si oppone da sempre alle forniture militari americane all’isola. Washington, allo stesso tempo, mantiene una relazione di sostegno con Taipei e, in base alla legislazione americana, continua a fornire a Taiwan i mezzi necessari alla propria difesa.
Dopo il precedente incontro tra Trump e Xi a Pechino, il presidente americano aveva definito le vendite di armi a Taiwan anche come una possibile “carta negoziale” nei rapporti con la Cina. Il dossier rimane quindi intrecciato alla più ampia strategia della Casa Bianca nei confronti di Pechino: da una parte la volontà di ridurre il rischio di uno scontro diretto, dall’altra la necessità di mantenere gli impegni americani verso Taiwan.
Gli spot di Trump pagati con i soldi dei contribuenti
Sul fronte interno, l’amministrazione Trump è finita sotto i riflettori anche per una serie di spot televisivi finanziati con fondi pubblici e trasmessi mentre si avvicinano le elezioni di metà mandato. L’ultimo caso riguarda un video di 30 secondi praticamente identico a uno spot utilizzato dalla campagna presidenziale di Donald Trump nel 2024. Nel filmato compare Trump mentre percorre un corridoio e pronuncia un discorso contro quelli che definisce “globalisti” e “guerrafondai”. Al termine dello spot compare la dicitura “Paid for by the U.S. Government”, cioè “pagato dal governo degli Stati Uniti”. Secondo i dati disponibili, la spesa per il nuovo spot aveva già superato i 319 mila dollari. Il video si inserisce in una campagna più ampia di comunicazione istituzionale finanziata dal governo federale.
La difesa della Casa Bianca
La Casa Bianca respinge l’idea che si tratti di pubblicità elettorale e definisce questi contenuti “public service announcements”, cioè annunci di servizio pubblico. L’amministrazione sostiene che gli spot non chiedono esplicitamente agli elettori di votare per un candidato e che Trump non è sulla scheda elettorale delle elezioni di metà mandato. I critici, compresi esponenti di entrambi i partiti, contestano invece l’utilizzo di denaro dei contribuenti per trasmettere messaggi che riprendono immagini, linguaggio e contenuti della comunicazione politica di Trump.
La Casa Bianca ha ricordato precedenti campagne di comunicazione istituzionale realizzate da amministrazioni di entrambi i partiti, citando iniziative dell’era George W. Bush e dell’amministrazione Joe Biden. Il punto di discussione, però, riguarda soprattutto la natura dei contenuti utilizzati e la loro somiglianza con il materiale prodotto dalle campagne elettorali.
Una strategia che unisce industria, politica estera e comunicazione
I tre dossier mostrano altrettanti fronti dell’agenda dell’amministrazione Trump in questa fase della presidenza. Sul piano economico e industriale, la Casa Bianca sta riducendo i vincoli regolatori per il settore automobilistico e puntando sulla produzione nazionale. Sul piano internazionale, il presidente sta cercando di mantenere un rapporto diretto con Xi Jinping, anche affrontando uno dei temi più delicati delle relazioni tra Washington e Pechino: le armi americane destinate a Taiwan.
Sul fronte interno, infine, l’amministrazione sta utilizzando la comunicazione istituzionale per promuovere messaggi fortemente legati alle priorità politiche del presidente, in un momento caratterizzato dall’avvicinarsi delle elezioni di metà mandato. Tre questioni apparentemente diverse, ma accomunate da una stessa impostazione: ridurre i vincoli regolatori sull’economia, utilizzare la leva negoziale nei rapporti internazionali e rafforzare la comunicazione diretta della Casa Bianca verso l’opinione pubblica americana.