Usa

Trump, il caso Epstein torna a scuotere la Casa Bianca: nuove accuse a una settimana dal voto

di Stefano Scibilia corrispondente dalla Casa Bianca

WASHINGTON DC – C’è una vicenda che continua a riemergere nell’agenda politica americana, anche quando la Casa Bianca è impegnata su altri fronti: quella di Jeffrey Epstein, il finanziere condannato per reati sessuali e morto in carcere nel 2019. A pochi giorni dalle elezioni di metà mandato del 3 novembre, il caso torna al centro dello scontro tra democratici e amministrazione Trump, con nuove accuse e richieste di approfondire le responsabilità di chi avrebbe frequentato la cerchia del finanziere.

L’ultimo capitolo è un rapporto di 53 pagine pubblicato il 26 ottobre dallo staff democratico della Commissione Giustizia della Camera, su iniziativa del deputato Jamie Raskin, esponente di vertice della minoranza. Il documento raccoglie testimonianze, riferimenti a documenti investigativi e ricostruzioni dei rapporti tra Donald Trump, Epstein e alcuni ambienti dell’industria della moda e dei concorsi di bellezza negli anni Novanta.

Il rapporto esamina le testimonianze relative a undici donne. Cinque accusano direttamente Trump di stupro o aggressione sessuale in circostanze che, secondo i loro racconti, coinvolgerebbero anche la cerchia di Epstein. Altre testimonianze riguardano incontri sospetti, presunti tentativi di avvicinare giovani donne al presidente e informazioni ricavate da documenti o racconti indiretti. È essenziale precisare che si tratta di un documento promosso dalla minoranza democratica, non di una sentenza giudiziaria né di una conclusione approvata dall’intera commissione. Le accuse contenute devono essere valutate singolarmente e non equivalgono, di per sé, alla prova di un reato.

Il racconto di Beatrice Keul: l’accusa relativa al 1993

Tra gli episodi descritti nel rapporto spicca quello di Beatrice Keul, ex modella svizzera e partecipante a concorsi di bellezza, che sostiene di essere stata violentata da Trump nel novembre 1993, quando aveva 24 anni.

Secondo la ricostruzione presentata ai collaboratori della commissione, Keul incontrò Trump durante un evento collegato all’American Dream Pageant, organizzato al Plaza Hotel di New York, che all’epoca apparteneva al magnate immobiliare. In quell’occasione, Trump le avrebbe prospettato la possibilità di aiutarla a ottenere un visto per gli Stati Uniti e a entrare alla New York University. La donna riferisce che, durante lo stesso evento, si avvicinò a lei anche Epstein, presentandosi come un amico molto stretto di Trump. Secondo il suo racconto, il finanziere la invitò a partecipare a feste organizzate a Mar-a-Lago e le prospettò ulteriori opportunità.

Keul sostiene che, più tardi, un emissario di Trump la accompagnò verso una suite dell’hotel. La donna afferma di essere stata violentata dal presidente, di aver riportato lividi e lesioni e di essere stata successivamente indotta a mantenere il silenzio attraverso nuove promesse di aiuto per il suo futuro negli Stati Uniti. Il racconto comprende anche un successivo contatto telefonico, avvenuto dopo il suo ritorno in Svizzera, durante il quale Trump avrebbe riproposto le offerte di assistenza.

La testimonianza contiene elementi più dettagliati rispetto a quanto Keul aveva raccontato pubblicamente nel 2024, quando aveva descritto un’aggressione sessuale senza riferire lo stesso episodio come uno stupro consumato. Il rapporto democratico sostiene inoltre di aver raccolto elementi di riscontro relativi ad altre persone presenti all’evento. L’accusa non è stata accertata in tribunale e Trump non è stato incriminato per questo episodio. La Casa Bianca nega categoricamente che i fatti si siano verificati. Le differenze tra il racconto precedente e quello attuale rendono particolarmente importanti le verifiche indipendenti sulla testimonianza.

Undici donne nel rapporto: cinque accusano direttamente Trump

Il documento non si limita al caso Keul. Tra le testimonianze richiamate figurano quelle di donne che avevano già raccontato pubblicamente o agli investigatori episodi di presunta condotta sessuale inappropriata da parte del presidente. Stacey Williams, ex modella, ha dichiarato che Trump l’avrebbe palpeggiata nella Trump Tower mentre Epstein si trovava accanto a loro. Il finanziere, secondo il suo racconto, avrebbe poi reagito rimproverandola per quanto accaduto.

Un’altra vicenda riguarda Jill Harth, che nel 1997 aveva presentato una causa civile in cui accusava Trump di averla aggredita sessualmente a Mar-a-Lago. La donna aveva inoltre riferito di un presunto episodio che avrebbe coinvolto una giovane modella presente allo stesso incontro. Le contestazioni di Harth costituiscono accuse, non una condanna penale. Il rapporto riprende anche dichiarazioni attribuite a donne identificate con pseudonimi, per tutelarne l’identità. Una di loro avrebbe riferito di essere stata presentata a Trump da Epstein quando era minorenne. Un’altra avrebbe raccontato agli investigatori di essere stata introdotta nella sua cerchia da Ghislaine Maxwell, la collaboratrice di Epstein condannata per reati legati allo sfruttamento sessuale di minorenni.

Tra i casi citati compare inoltre quello di una donna che ha accusato Trump di averla aggredita quando aveva 13 anni. Lo stesso rapporto precisa, tuttavia, che i democratici non hanno potuto verificare autonomamente questa specifica accusa. La distinzione tra testimonianze dirette, racconti indiretti e documenti è decisiva per comprendere la portata dell’inchiesta. Il numero complessivo di undici donne non significa che esistano undici accuse dirette di aggressione sessuale contro Trump. Il documento presenta un insieme eterogeneo di informazioni che i suoi autori ritengono meritevoli di ulteriori accertamenti.

I documenti Epstein e le contestazioni sulla gestione del Dipartimento di Giustizia

Il rapporto apre anche un fronte istituzionale. Raskin e gli altri democratici accusano il Dipartimento di Giustizia di non aver garantito piena trasparenza nella gestione dei documenti relativi a Epstein e di aver limitato alcuni approfondimenti sulle possibili responsabilità di altre persone. Tra i punti sollevati figurano documenti che, secondo i democratici, non sarebbero stati resi integralmente disponibili e le circostanze di un’intervista a Ghislaine Maxwell condotta nel 2025 dall’allora vice procuratore generale Todd Blanche. Gli autori del rapporto sostengono che durante quel colloquio siano state poste limitazioni alle domande riguardanti una delle donne citate nelle accuse. Da qui la richiesta di nominare un procuratore speciale indipendente, incaricato di esaminare le eventuali responsabilità di persone legate a Epstein e le modalità con cui le autorità federali hanno gestito le informazioni disponibili.

Si tratta di conclusioni e accuse avanzate dai democratici, che contestano l’operato dell’amministrazione. Non costituiscono una determinazione giudiziaria di occultamento di prove o di interferenza illecita nelle indagini. La vicenda si inserisce in una controversia più ampia sulla pubblicazione degli archivi Epstein. La trasparenza dei documenti è diventata un tema politico sensibile, anche perché la divulgazione deve tenere conto della protezione delle vittime e delle restrizioni legali che riguardano alcuni materiali investigativi.

La risposta della Casa Bianca: “Accuse false e motivate politicamente”

La replica dell’amministrazione Trump è stata immediata. La portavoce della Casa Bianca, Lauren Bis, ha definito il rapporto un tentativo dei democratici di spostare l’attenzione dai risultati del presidente e ha respinto le accuse contenute nel documento. La posizione ufficiale ribadisce che Trump non avrebbe avuto alcun coinvolgimento nei crimini di Epstein e sostiene che il presidente abbia interrotto i rapporti con il finanziere dopo averlo allontanato dal proprio club di Mar-a-Lago.

Trump ha sempre negato di aver partecipato agli abusi di Epstein o di essere stato a conoscenza delle sue attività criminali. La Casa Bianca ha inoltre sostenuto che le nuove contestazioni siano prive di fondamento e strumentali alla campagna elettorale. Sul piano giudiziario, è necessario distinguere il caso Epstein dalle altre vicende che hanno coinvolto il presidente. Nel 2023, una giuria civile federale ha ritenuto Trump responsabile di abuso sessuale e diffamazione nei confronti della scrittrice E. Jean Carroll, riconoscendole un risarcimento. Quel procedimento è distinto dalle accuse ora riportate nel documento dei democratici e non rappresenta una decisione giudiziaria sul caso Epstein.

Epstein e le elezioni di metà mandato: il peso politico della vicenda

La pubblicazione arriva in una fase delicata per la politica americana. Il 3 novembre gli elettori saranno chiamati a rinnovare il Congresso e il caso Epstein si aggiunge ai temi che alimentano il confronto tra i partiti, insieme all’economia, alla politica estera e alla guerra con l’Iran. Durante la campagna che lo ha riportato alla Casa Bianca, Trump aveva contribuito ad alimentare le aspettative sulla pubblicazione dei documenti relativi al finanziere. La successiva gestione degli archivi ha provocato polemiche, richieste di chiarimenti e accuse di scarsa trasparenza da parte di esponenti politici di entrambi gli schieramenti, sebbene con motivazioni differenti.

Per i democratici, il nuovo rapporto è un argomento a sostegno della richiesta di ulteriori verifiche e di una maggiore indipendenza delle indagini. Per la Casa Bianca, invece, il documento è un’iniziativa politica priva di fondamento, diffusa a ridosso del voto. Resta da capire quali elementi potranno essere verificati attraverso nuove indagini e se le autorità competenti decideranno di approfondire le singole testimonianze. La pubblicazione del rapporto, da sola, non risolve questi interrogativi e non stabilisce responsabilità penali.

Il caso Epstein continua così a rappresentare un problema politico e istituzionale per Washington, perché intreccia le richieste di giustizia delle sopravvissute, la gestione di documenti delicati e i rapporti tra potere economico e politico. A una settimana dalle elezioni, la sua ricomparsa nell’agenda nazionale riapre un confronto destinato a proseguire anche dopo il voto, indipendentemente dal peso che avrà sulle urne.

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