Nel mese di dicembre gli occupati diminuiscono di 20mila unità rispetto a novembre, mentre su base annua il saldo resta positivo (+62mila). Il numero complessivo degli occupati si attesta a 24 milioni 142mila: un piccolo arretramento mensile che non cancella i livelli ancora elevati raggiunti nell’ultimo anno.
“La flessione mensile – commenta Francesco Seghezzi, Presidente di ADAPT – è dovuta esclusivamente alla componente maschile, che perde 29mila occupati, mentre le donne registrano un aumento di 8mila unità. Guardando all’ultimo anno, la dinamica resta più favorevole per l’occupazione femminile (+97mila), mentre tra gli uomini si osserva una lieve riduzione (-35mila)”.
Nel mese cala anche il numero dei disoccupati (-15mila), mentre su base annua la riduzione è molto più marcata (-229mila, pari a -13,8%). A questo dato si accompagna però un nuovo aumento degli inattivi (+31mila nel mese e +163mila su base annua). Si tratta del secondo mese consecutivo di crescita dell’inattività, dopo l’aumento già registrato a novembre. “La diminuzione della disoccupazione – sottolinea Seghezzi – va quindi interpretata con cautela: una parte del miglioramento deriva dal fatto che più persone smettono di cercare lavoro e scivolano nell’inattività”.
I tassi riflettono questa dinamica: il tasso di occupazione scende al 62,5%, quello di disoccupazione cala al 5,6%, mentre il tasso di inattività sale al 33,7%, confermando una delle principali fragilità strutturali del mercato del lavoro italiano.
Dal punto di vista della composizione, a dicembre calano soprattutto i dipendenti a termine (-41mila), mentre i dipendenti permanenti risultano sostanzialmente stabili (+7mila) e gli autonomi crescono (+14mila). Su base annua emerge un miglioramento della qualità dell’occupazione: i lavoratori permanenti aumentano di 161mila unità (+1,0%) e gli autonomi di 147mila (+2,9%), mentre gli occupati con contratti a termine diminuiscono di 245mila (-9,3%). Un mix che continua a segnalare una crescita più strutturale dell’occupazione, nonostante il rallentamento congiunturale.
La dinamica per età mostra però segnali preoccupanti tra i giovani adulti. La fascia 15-24 anni registra un aumento degli occupati nel mese (+10mila), ma resta in forte difficoltà su base annua (-116mila), con un tasso di disoccupazione giovanile che risale al 20,5%.
Particolarmente critica è la situazione dei 25-34enni, che a dicembre vedono calare gli occupati (-14mila nel mese e -10mila su base annua) e aumentare gli inattivi (+23mila nel mese e +69mila nell’ultimo anno). Anche i tassi confermano il peggioramento: il tasso di occupazione scende al 68,4% (-0,3 punti nel mese) e quello di inattività sale al 25,3% (+0,4 punti nel mese). Un segnale di indebolimento proprio nella fascia centrale dell’ingresso e della stabilizzazione nel mercato del lavoro.
La crescita tendenziale continua invece a concentrarsi sugli over 50: nella classe di età 50 anni e più gli occupati aumentano di 424mila unità su base annua, mentre nel mese risultano stabili. Un risultato legato sia alla dinamica demografica sia al progressivo allungamento della vita lavorativa.
“In sintesi – conclude Francesco Seghezzi – dicembre conferma un mercato del lavoro in rallentamento congiunturale, con occupati in lieve calo e inattivi in aumento per il secondo mese di fila. Per la prima volta da diversi trimestri il dato annuale sull’occupazione maschile è in terreno negativo (-35mila). Il dato sulla disoccupazione non va sopravvalutato. Nel confronto annuo la situazione resta positiva per le donne, ma complessivamente l’aumento rallenta. preoccupa la fascia 25-34 anni, dove crescono inattività e difficoltà di inserimento stabile confermando che i più giovani sono la prima vittima dei rallentamenti del mercato del lavoro”.