La band punk italiana iconica, The Rumpled, e il suo tour europeo che include anche l’ nghilterra

di Francesca Lombardo, Culture Editor and Author

C’è qualcosa di gloriosamente imperfetto nei The Rumpled—ed è esattamente questo il punto. Nati tra le Dolomiti e cresciuti in un’esplosione di punk celtico, riff rock e melodie folk, la band ha trascorso l’ultimo decennio trasformando il caos in arte e i concerti in vere e proprie celebrazioni sudate e senza freni. Non si limitano a suonare: detonano il palco.

Ora, cavalcando l’energia cruda e ribelle del loro ultimo lavoro Loser, i The Rumpled tornano a invadere il Regno Unito, con una data londinese il 20 aprile al The Underworld che promette zero compromessi e massimo impatto. Aspettatevi ritmi martellanti, linee di violino travolgenti, cori urlati e un pubblico che non starà fermo un secondo. Se cercate la perfezione levigata, guardate altrove: qui si tratta di rumore, movimento e sentirsi completamente vivi.

Torniamo all’inizio: come nasce tutto?

Potete riportarci agli inizi? Come si è formato un gruppo folk rock tra le Dolomiti?
Il nucleo originale dei Rumpled si è formato quasi 15 anni fa e fino al 2017 eravamo una cover band dedicata alla musica irlandese. Tutto è nato dal desiderio di condividere con il pubblico la gioia e l’energia di quel genere. Oggi siamo una formazione diversa, con un nostro stile folk rock, ma quella stessa energia è rimasta intatta.

C’è stato un momento in cui avete capito di avere qualcosa di speciale?
Non c’è stato un momento preciso. Col tempo ci siamo resi conto che ogni concerto—indipendentemente dal contesto—si trasformava in una grande festa, per il pubblico e per noi. Quando abbiamo iniziato a suonare su palchi più grandi e quell’energia era sempre la stessa, abbiamo capito che potevamo puntare più in alto.

Da dove viene il nome “The Rumpled”?
Riflette le nostre personalità—completamente diverse tra loro—ma anche il nostro approccio al palco. Non ci interessa solo suonare “puliti”: ci interessa lo spettacolo, le emozioni. Siamo, semplicemente, un po’ sgualciti.

Stile musicale e influenze

Qual è il “cuore” del vostro sound?
Oggi definiamo il nostro stile come folk rock, con solide radici rock arricchite da fisarmonica e violino come strumenti principali.

Chi vi ha influenzato agli inizi?
Per molto tempo le nostre principali influenze sono state band punk irlandesi come i Dropkick Murphys e i Rumjacks. Negli ultimi anni, però, ci siamo avvicinati di più a gruppi come gli Hives.

Chi ha influenzato la vostra energia live?
Gli Hives, decisamente.

Scrittura e processo creativo

Come nasce una canzone dei Rumpled?
Può partire in tanti modi: una melodia vocale con la chitarra, un riff di fisarmonica o anche un testo. Ma una volta iniziato il processo creativo, tutto può cambiare completamente direzione.

Come gestite gusti musicali così diversi all’interno della band?
Fortunatamente, anche se abbiamo gusti molto diversi, riusciamo sempre a trovare un equilibrio.

Come è cambiato il vostro songwriting da Ashes & Wishes (2018)?
Molto. All’epoca eravamo più una band di Celtic punk; oggi siamo più rock e pop, ma con un’anima folk che resta il nostro punto di partenza. Abbiamo anche cambiato diversi membri negli anni—ogni tanto serve aria nuova.

Scrivete consapevolmente per far muovere il pubblico?
Direi di no… ma sarebbe una bugia. La maggior parte delle nostre canzoni è fatta per far saltare e ballare la gente. Però inseriamo anche brani più emotivi: è questo equilibrio che rende i nostri live speciali.

Il nuovo EP Loser

Cosa c’è dietro il titolo Loser?
Ci piace l’idea che essere un “loser” non sia mai stato così cool. Rappresenta il nostro modo attuale di essere: accettarci senza filtri.

Come si è evoluto il vostro sound?
Ogni lavoro è diverso, anche se le radici restano. Ci piace esplorare nuovi modi per esprimere ciò che sentiamo.

Qual è il brano più difficile o emozionante dal vivo?
Diremmo “Rebel Hearts”. Le note alte nel ritornello sono impegnative per Jack, e anche l’assolo di violino non è semplice—ma Patty lo suona alla perfezione. Dal vivo è potentissimo.

Alcuni brani sono più emotivi: perché?
Uno in particolare affronta emozioni profonde e difficili. Jack voleva provare qualcosa di diverso: mantenere energia e ritmo, ma con un significato più intenso.

Live e tour

Cosa vi entusiasma del pubblico britannico?
Il Regno Unito è sempre stato nei nostri pensieri. È un paese bellissimo e il pubblico è incredibile. La scena musicale è su un altro livello rispetto alla nostra. È assurdo pensare che l’anno scorso suonavamo per 30–40 persone, e ora facciamo sold out in venue da 200–450 persone.

Suonare davanti a grandi folle ha cambiato il vostro approccio?
No. Il nostro approccio è sempre lo stesso: conta la connessione con il pubblico, non la dimensione del palco.

Cosa vi serve per sopravvivere in tour?
Caffè, Red Bull e due banane.

Crescita e futuro

San Marino ed Eurovision: che impatto ha avuto?
È stato il momento della svolta. Ci ha fatto capire che possiamo arrivare lontano… anche se magari non vincere San Marino!

Come mantenete il rapporto con i fan?
Attraverso la newsletter, ma soprattutto ai concerti. Dopo ogni live siamo al merch stand a parlare con le persone. Quest’anno introdurremo anche pacchetti VIP.

Obiettivo per il 2026?
Arrivare a fine anno continuando a sopportarci—e magari amarci ancora. Scherziamo… forse.

📍 Date del tour 2026
18 aprile – Exchange, Bristol (UK)
20 aprile – The Underworld, Londra (UK)
21 aprile – Sunflower Lounge, Birmingham (UK)
22 aprile – Gullivers, Manchester (UK)
23 aprile – The Poetry Club, SWG3, Glasgow (UK)
27 aprile – Spazio 211, Torino (Italia)
28 aprile – Circolo Magnolia, Milano (Italia)
25 maggio – Spazio 211, Torino (data aggiunta)

www.therumpled.it