Oggi si continua a parlare di dispersione scolastica come se il problema fosse la mancanza di servizi o l’assenza delle istituzioni. Ma non è più così. I progetti esistono, i Comuni si stanno attivando, i servizi educativi e sociali sono stati potenziati grazie ai fondi europei e al PNRR. Il vero problema è un altro: troppi ragazzi arrivano alle scuole superiori con fragilità formative che si trascinano da anni e che, ad un certo punto, li portano ad abbandonare. Quando uno studente lascia la scuola, molto spesso non sta rinunciando all’istruzione in quel momento ma sta semplicemente mostrando un disagio educativo che esiste da tempo.
DIETRO L’ABBANDONO DELLA SCUOLA C’È SEMPRE UN DISAGIO
A dirlo è la pedagogista Teresa Pia Renzo, da oltre vent’anni impegnata nella formazione della prima infanzia, intervenendo sul tema della dispersione scolastica e sul dibattito che, negli ultimi mesi, si è riacceso anche a livello territoriale attorno alla povertà educativa e agli strumenti messi in campo da istituzioni e servizi territoriali per contrastarla.
I PROGETTI ESISTONO, MA MOLTE FAMIGLIE SI ALLONTANANO
Secondo la pedagogista, negli ultimi anni i territori sono stati interessati da numerose progettualità dedicate al sostegno educativo dei minori e delle famiglie. Framework educativi, percorsi domiciliari, interventi sociali integrati e servizi di accompagnamento scolastico rappresentano oggi strumenti concreti già presenti sui territori. Il problema – evidenzia – è quante famiglie riescono davvero ad affidarsi a questi percorsi. Molte iniziano, poi si allontanano. Spesso per paura, per diffidenza o per mancanza di consapevolezza rispetto all’importanza di questi strumenti.
INFANZIA RESTA MOMENTO DECISIVO PER EVITARE DRAMMI EDUCATIVI FUTURI
I servizi educativi per la prima infanzia – sottolinea ancora – sono fondamentali perché nei primi tre anni di vita si sviluppa gran parte delle competenze cognitive, emotive e relazionali del bambino. È in quella fase che si costruiscono le basi della personalità e dell’apprendimento. Ecco perché l’asilo nido deve essere considerato il primo passo di un sistema educativo e non un semplice servizio assistenziale o un luogo di custodia.
IL COLLASSO EDUCATIVO SI VEDE ALLE SUPERIORI DOVE EMERGE FRUSTRAZIONE
È alle scuole superiori – spiega – il momento in cui emergono con maggiore evidenza le criticità accumulate a partire proprio dalla prima infanzia. L’abbandono della scuola, infatti, si manifesta soprattutto dopo i quattordici anni. È lì che molti ragazzi, non avendo acquisito competenze adeguate in discipline fondamentali come italiano, matematica e inglese, iniziano a vivere la scuola come un luogo di frustrazione e insuccesso. Molti adolescenti, quindi, preferiscono abbandonare gli studi per cercare un lavoro spesso non professionalizzato e sottopagato, innescando una catena diabolica.
RENZO: DA ABBANDONO SCOLASTICO NASCE LAVORO POVERO E SOTTOPAGATO
Certamente – aggiunge ancora la pedagogista esperta nella progettazione sociale ed educativa sui territori – non si può chiedere alla scuola di risolvere tutto se poi non le vengono garantiti strumenti, autorevolezza e collaborazione educativa. La corresponsabilità tra famiglia e istituzioni scolastiche oggi è il vero punto critico. In alcuni contesti, addirittura, i ragazzi abbandonano gli studi per necessità economiche familiari. In altri casi, invece, il problema nasce dal fatto che non si sentono in grado di proseguire un percorso scolastico che li ha lasciati indietro già da tempo.