Isole minori: le parole sono importanti. I fatti un po’ di più.

di by Riccardo Cacelli, Observe · Connect · Enable

Dall’Elba nasce il Coordinamento nazionale delle Isole Minori del Partito Democratico.
Le proposte sono interessanti e riguardano milioni di cittadini che vivono nei territori insulari italiani.
Ma l’esperienza invita alla prudenza: tra un impegno annunciato e un risultato esiste uno spazio che la politica deve riempire. Possibilmente con i fatti.

Londra – La Festa Nazionale delle Isole Minori del Partito Democratico si è conclusa all’Elba con una notizia importante: la nascita di un Coordinamento nazionale dedicato alle piccole isole.

Undici giorni di incontri e dibattiti, con rappresentanti politici regionali, nazionali ed europei, amministratori, categorie economiche, servizi pubblici e sindacati.

Ne sono uscite molte proposte.

Un fondo sanitario per chi è costretto a lasciare la propria isola per curarsi; collegamenti marittimi più stabili e anche notturni; continuità didattica; formazione per le professioni marittime; una ZES per le isole minori; interventi sulla transizione energetica e climatica.

E poi due proposte definite immediatamente realizzabili: una legge regionale di sistema per le isole minori e una specifica delega regionale dedicata alle isole e agli arcipelaghi.

Sono idee interessanti.
Alcune molto interessanti.

Sarebbe dunque ingeneroso liquidare undici giorni di incontri come una semplice passerella politica.

E infatti non lo faremo.

Faremo qualcosa di molto più semplice.
Prenderemo sul serio ciò che è stato detto.


Il fascino delle promesse

La politica possiede una straordinaria familiarità con il futuro.
Faremo. Costruiremo. Interverremo. Garantiremo.

Non c’è necessariamente nulla di sbagliato. Governare significa anche immaginare ciò che ancora non esiste.

Il problema è che le parole della politica hanno una caratteristica curiosa.

Quando vengono pronunciate sono impegni. Con il trascorrere del tempo rischiano qualche volta di diventare auspici. E, dopo qualche anno, capita persino che vengano ripresentate come idee nuove.

Chi vive su un’isola conosce abbastanza bene questo fenomeno.

Forse per questo sarebbe utile cominciare a misurare la politica non dalla quantità delle promesse, ma dalla distanza che separa una promessa dalla sua realizzazione.


Una titubanza che nasce dall’esperienza

A questo punto devo dichiarare qualcosa al lettore.

Leggo il comunicato conclusivo della Festa con interesse, ma anche con una certa titubanza.

Non nasce da un pregiudizio politico.
Nasce dall’esperienza.

Negli ultimi mesi abbiamo avuto interlocuzioni con esponenti del Partito Democratico e con istituzioni toscane guidate dal PD.

Abbiamo presentato loro, proposte che riguardano la sanità nelle isole europee, sviluppate insieme a partner nazionali e internazionali, auspicando che la Regione Toscana potesse diventare un laboratorio europeo di sperimentazione e innovazione per la salute delle persone e degli animali e per la tutela dell’ambiente nelle sue piccole isole.

Abbiamo inviato documentazione, chiesto incontri, ricevuto manifestazioni di interesse e ascoltato disponibilità e impegni.

Alcune risposte sono arrivate.
Altre le stiamo ancora aspettando.

E alcune disponibilità manifestate non hanno avuto, almeno fino ad oggi, il seguito che ci era stato prospettato.

Non abbiamo mai preteso che una nostra proposta dovesse essere accettata.
Una proposta può essere condivisa, modificata o respinta. È normale.
Ma anche un no è una risposta.

Il silenzio non lo è.

Per questo oggi mi riesce difficile accogliere nuove promesse con l’entusiasmo con cui forse le avrei accolte un anno fa.
Vorrei credere che questa volta sarà diverso.
Ma l’esperienza mi ha insegnato una piccola distinzione:

l’entusiasmo nasce dalle parole.
La fiducia nasce dai fatti.


L’Elba, fortunatamente, è già in Toscana

Nel comunicato conclusivo Simone De Rosas, segretario del PD dell’Isola d’Elba, afferma che occorrerà costruire una proposta concreta, collegarla alla nuova stagione europea di attenzione per le isole e poi mantenere quegli impegni “quando andremo al governo”.

È un proposito apprezzabile.
C’è soltanto una piccola particolarità geografica.
L’Elba si trova in Toscana.
E in Toscana il Partito Democratico governa già.

Durante la stessa Festa, il presidente Eugenio Giani ha annunciato una legge speciale regionale per l’Elba e per l’Arcipelago Toscano.
Benissimo.
Dunque almeno una parte del futuro raccontato all’Elba non ha bisogno di aspettare Palazzo Chigi.

Può cominciare da Firenze.
Non chiediamo che tutto venga realizzato domani mattina.
Si scelga una proposta. Si indichino responsabilità, risorse e tempi. Si avvii il percorso. E alla fine si verifichi il risultato.
Una soltanto, per cominciare.

Sarebbe già un eccellente argomento per la prossima Festa delle Isole Minori.


Ma l’Italia insulare non finisce all’Elba

C’è però una ragione ancora più importante per prendere sul serio quanto accaduto in questi giorni.
Il coordinamento appena costituito si definisce nazionale.

E allora ciò che è stato annunciato all’Elba non riguarda soltanto l’Elba. E neppure soltanto l’Arcipelago Toscano.

Riguarda le tante comunità delle piccole isole italiane, ciascuna diversa dalle altre ma spesso alle prese con domande sorprendentemente simili.

Come ci si cura? Come ci si sposta? Come si studia? Come si lavora? Come si garantiscono i servizi essenziali? Come si permette a un giovane di restare e a chi è partito di poter tornare?

Da Lampedusa a Pantelleria, dalle Eolie alle Egadi, da Ischia e Procida alle Tremiti, dalla Sardegna insulare minore alle tante altre comunità del Tirreno e dell’Adriatico, cambiano le distanze, le dimensioni e le condizioni territoriali.

La domanda di cittadinanza cambia molto meno.

Per questo sarebbe un errore considerare il documento nato all’Elba una questione elbana.
Se il coordinamento è nazionale, dovranno esserlo anche l’ascolto, il confronto e soprattutto la capacità di trasformare le proposte in risultati.

Sarà questo, probabilmente, il banco di prova più interessante: capire se dall’Elba è nato davvero un progetto per le piccole isole italiane oppure soltanto un buon documento scritto su un’isola.


Sanità: un’assenza che merita una domanda

Durante la Festa si è parlato anche di sanità.
Ed era inevitabile.

Nelle piccole isole il diritto alla salute è uno dei punti nei quali la geografia smette di essere semplicemente geografia e diventa vita quotidiana.

C’è però un particolare che merita di essere raccontato.

All’Elba vive il presidente dell’Associazione Nazionale Sanitaria Piccole Isole.
È stato coinvolto? Non conosco la risposta e non intendo suggerirla.

Se lo è stato, benissimo.
Se non lo è stato, sarebbe interessante comprenderne la ragione.

Non perché un’associazione debba avere per diritto una sedia a ogni tavolo.

Ma una manifestazione presentata come un percorso costruito anche attraverso il coinvolgimento di associazioni e società civile, quando affronta specificamente la sanità delle piccole isole, potrebbe forse trovare utile ascoltare anche chi da 25 anni si occupa proprio di quella materia.

La presentazione iniziale della Festa indicava esplicitamente associazioni, imprese, sindacati e società civile tra i soggetti da coinvolgere.

Per costruire una politica delle isole, chi decidiamo di ascoltare?

Forse è una domanda persino più importante di molte risposte.


È già cominciato il 2027?

Il documento nato all’Elba dovrebbe essere consegnato alla segretaria nazionale Elly Schlein e, dopo ulteriori approfondimenti, contribuire alla costruzione del programma del PD per le prossime elezioni politiche.

Nulla di strano.
I partiti esistono anche per elaborare programmi, cercare consenso e chiedere agli elettori di governare.
Possiamo però permetterci una domanda leggermente maliziosa: stiamo assistendo alla nascita di una nuova politica nazionale per le isole minori o è già cominciata la campagna elettorale per il 2027?

Naturalmente le due cose non sono incompatibili.
Una campagna elettorale può produrre ottime idee.

E un’idea non diventa cattiva soltanto perché qualcuno spera che produca anche voti.

Il problema viene dopo.
Quando i palchi vengono smontati.
Quando le fotografie sono state pubblicate.
Quando i comunicati stampa finiscono negli archivi.

E soprattutto quando le urne vengono chiuse.

È allora che una promessa comincia davvero a essere interessante.


Adesso aspettiamo i fatti

Per questo non bocciamo la Festa Nazionale delle Isole Minori.

Al contrario.
Prendiamo sul serio le proposte che ne sono uscite e auguriamo buon lavoro al nuovo Coordinamento nazionale.

Se arriverà una legge regionale per l’Arcipelago Toscano, saremo felici di raccontarla.
Se miglioreranno i collegamenti nelle piccole isole italiane, lo scriveremo.
Se nasceranno strumenti concreti per la sanità, la scuola, l’ambiente, il lavoro e il diritto di restare, saremo i primi a riconoscerlo.

Perché criticare la politica quando non mantiene una promessa comporta anche il dovere di riconoscerle il merito quando la mantiene.

Ma non anticiperemo quel giudizio.
Aspetteremo.

Le proposte ci sono.
Le parole anche.

Adesso manca soltanto la parte meno spettacolare della politica: realizzarle.
Noi aspetteremo.

Non necessariamente in silenzio.


Riccardo Cacelli

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