Dagli eVTOL alle reti: la mobilità aerea avanzata entra nella seconda fase

di by Riccardo Cacelli, business & geopolitical strategic advisor

Saper costruire l’aeromobile non basta più.
La nuova sfida è integrare vertiporti, aeroporti e spazio aereo in una vera infrastruttura di mobilità.

Per anni il dibattito sulla Advanced Air Mobility si è concentrato soprattutto sull’aeromobile: autonomia, batterie, rumore, certificazione, capacità di trasporto e tempi per l’avvio dei servizi commerciali.

Sono questioni ancora fondamentali. Ma alcuni segnali provenienti dagli Stati Uniti e dall’Europa suggeriscono che stiamo entrando in una seconda fase: dalla progettazione degli aeromobili alla costruzione del sistema nel quale dovranno operare.

La domanda allora cambia:

stiamo progettando vertiporti o stiamo progettando reti dello spazio aereo?


Dallas: non basta far volare un eVTOL

Il 10 settembre la FAA statunitense ha confermato l’avvio in Texas delle attività dell’eVTOL Integration Pilot Program (eIPP), con Joby Aviation, BETA Technologies e il Texas Department of Transportation.

Uno degli elementi più interessanti riguarda Dallas Fort Worth International Airport. Joby ha programmato operazioni tra Perot Field Fort Worth Alliance Airport e DFW, entrando nello spazio aereo controllato di uno dei maggiori aeroporti internazionali americani.

Il punto non è dimostrare ancora una volta che un eVTOL può volare. È comprendere come inserirlo in un sistema aeroportuale e di controllo del traffico aereo già estremamente complesso.

Dallas era già stato utilizzato da Joby e NASA per simulare scenari fino a 50 operazioni di air taxi elettrici all’ora nell’area terminale.

La sfida si sta quindi spostando dall’aeromobile alla sua integrazione.

Nota metodologica: la documentazione FAA del 10 settembre indicava l’operazione su DFW come programmata per il 12 settembre. In assenza di una successiva conferma primaria verificata, ItalyNews la considera un test programmato e non un’operazione già accertata.


EASA: “From rules to reality”

Quasi contemporaneamente è arrivato un segnale europeo.

L’11 settembre EASA ha presentato il programma dell’Innovative Air Mobility Implementation Forum 2026, che si terrà a Colonia il 27 e 28 ottobre.

Il titolo scelto dall’Agenzia è significativo: “From rules to reality: accelerating Innovative Air Mobility in Europe.”

Il Forum mette insieme U-space, VTOL e UAS, affrontando implementazione dello U-space, certificazione ed entrata in servizio degli eVTOL, operazioni BVLOS, automazione e sicurezza.

È un passaggio importante. L’eVTOL non può più essere considerato separatamente dallo spazio aereo nel quale vola, dal vertiporto sul quale atterra e dai servizi digitali che ne gestiranno i movimenti.

L’aeromobile sta diventando un nodo di un sistema più grande.


E l’Italia?

Anche ENAC sta lavorando su tasselli che meritano di essere osservati insieme.

Da una parte, la Regional Air Mobility e la valorizzazione degli aeroporti territoriali; dall’altra, la crescente digitalizzazione dello spazio aereo necessaria per consentire la convivenza sicura fra traffico convenzionale, droni e nuove categorie di operazioni.

Regional Air Mobility e Urban Air Mobility non sono la stessa cosa. Ma potrebbero progressivamente diventare componenti della medesima architettura di mobilità.

Ed è proprio l’Italia ad offrire un caso particolarmente interessante.

La nostra geografia comprende grandi città, aeroporti regionali, porti, isole, distretti industriali, località turistiche, montagne e comunità difficilmente raggiungibili.

Per questo il valore della mobilità aerea avanzata italiana potrebbe non essere soltanto nel sostituire un taxi all’interno di una grande città.

Potrebbe essere nel collegare ciò che oggi è collegato male: aeroporto–territorio, porto–destinazione turistica, isola–continente, ospedale–comunità remota, aeroporto regionale–aeroporto regionale e, progressivamente, vertiporto–vertiporto.


Un vertiporto senza rete è soltanto un luogo dove atterrare

È forse questa la trasformazione più importante.

Un vertiporto non può essere valutato soltanto per posizione, superficie, domanda potenziale o capacità di ricarica. Bisogna chiedersi cosa accade tra un vertiporto e l’altro.

Come vengono gestite le rotte? Come convivono eVTOL e aviazione tradizionale? Quanti movimenti può sostenere lo spazio aereo? Come interagiranno aeroporti, vertiporti e U-space?

Dallas sta iniziando a sperimentare una parte del problema.

EASA sta cercando di trasformare le regole europee in operazioni.

ENAC sta ragionando sulla connettività territoriale e sulla nuova gestione digitale dello spazio aereo.

Sono sviluppi diversi. Ma osservati insieme indicano una possibile trasformazione.

La prima fase della Advanced Air Mobility è stata dominata dalla domanda: chi riuscirà a costruire e certificare l’eVTOL?

La seconda potrebbe essere dominata da una domanda molto diversa:

chi riuscirà a costruire la rete prima che arrivi il traffico?

Perché, alla fine, la differenza è semplice:

Un aeromobile crea un volo.
Una rete crea mobilità.


Riccardo Cacelli
International Geopolitical Analyst | Urban Air Mobility Manager | Senior Advisor, Advanced Air Mobility Institute – Boston