Un velivolo senza pilota relativamente economico ha fatto decollare due caccia italiani in allerta NATO. L’episodio pone una domanda che va ben oltre la Lituania: quanto è sostenibile economicamente la nuova difesa dei cieli europei?
Londra – Poco dopo la mezzanotte del 15 settembre, un drone è entrato nello spazio aereo della Lituania provenendo dalla direzione della Bielorussia.
Due Eurofighter F-2000 dell’Aeronautica Militare italiana, schierati nella base aerea di Šiauliai nell’ambito della difesa aerea NATO, sono decollati in scramble e hanno intercettato e neutralizzato il velivolo senza pilota.
L’Italia opera attualmente dalla base lituana con quattro Eurofighter.
Nessuna persona risulta essere rimasta ferita.
Ma dopo la risposta militare rimangono tre domande.
Di chi era il drone? Quanto costava? E quanto è costato abbatterlo?
Rottami del drone abbattuto nello spazio aereo lituano il 15 settembre 2026. Le autorità lituane stanno esaminando i frammenti per determinarne con certezza tipologia, origine e operatore. Fonte: Forze Armate lituane.
Quello che sappiamo — e quello che ancora non sappiamo
Il ministro italiano della Difesa Guido Crosetto ha dichiarato che la minaccia proveniva «molto probabilmente» dalla Russia.
Le autorità lituane, tuttavia, non hanno ancora formalmente stabilito l’origine e l’operatore del drone.
Una fonte militare ucraina che ha esaminato le immagini dei rottami ha riferito a Reuters che il velivolo sembrerebbe essere un Geran-2, versione prodotta in Russia della famiglia iraniana Shahed.
Il ministro della Difesa lituano Robertas Kaunas ha inoltre confermato la presenza di un esplosivo. Le indagini sull’origine del drone proseguono.
È una distinzione importante.
Finché l’esame forense dei rottami non permetterà di identificarne con sufficiente certezza origine e operatore, definire semplicemente il velivolo come un «drone russo» significherebbe andare oltre quanto finora accertato.
L’INCIDENTE IN LITUANIA — COSA È STATO ACCERTATO
| Domanda | Cosa sappiamo |
|---|---|
| Dove? | Spazio aereo lituano; ingresso dalla direzione della Bielorussia |
| Risposta NATO | Decollo di due Eurofighter F-2000 italiani |
| Dispositivo italiano | 4 Eurofighter a Šiauliai |
| Esito | Drone intercettato e neutralizzato |
| Esplosivo | Presenza confermata dalle autorità lituane |
| Tipo di drone | Compatibile con un Geran-2 secondo una fonte militare ucraina citata da Reuters |
| Origine/operatore | Non ancora ufficialmente stabiliti dalla Lituania |
| Arma utilizzata | Non resa pubblica |
Fonti: Ministero della Difesa italiano, autorità lituane e Reuters.
La domanda dei 40.000 dollari
Se l’analisi dei rottami confermerà che si trattava di un Geran-2 o di un velivolo comparabile derivato dallo Shahed, emerge un altro elemento fondamentale: il costo.
Non esiste al momento un prezzo ufficialmente accertato del drone distrutto in Lituania.
Il Center for Strategic and International Studies ha stimato in circa 35.000 dollari il costo di produzione di alcuni Shahed russi. Altre valutazioni e configurazioni portano a cifre differenti.
I 40.000 dollari del nostro titolo sono quindi un ordine di grandezza indicativo, non il prezzo accertato del singolo velivolo abbattuto.
Dall’altra parte dell’equazione sappiamo invece che sono decollati due Eurofighter italiani.
Non sappiamo ancora quale arma sia stata utilizzata per neutralizzare il drone.
Ed è un’informazione essenziale.
Un intervento con il cannoncino di bordo, un missile a corto raggio oppure un missile oltre il raggio visivo producono costi completamente differenti.
Attribuire oggi un costo preciso all’intercettazione sarebbe quindi fuorviante.
Ma il prezzo dell’arma è soltanto una parte del problema.
Il costo comincia prima dello scramble
La difesa aerea non inizia quando un pilota preme un pulsante.
Comincia molto prima.
Significa mantenere velivoli a migliaia di chilometri dalle proprie basi, piloti e personale tecnico in prontezza operativa, manutenzione, carburante, logistica, radar, sistemi di comando e controllo e un’infrastruttura NATO capace di individuare una minaccia e ordinare un’intercettazione in pochi minuti.
L’autorizzazione parlamentare italiana per il 2026 relativa al dispositivo nazionale destinato alle attività NATO di Air Policing, Air Shielding e sorveglianza dello spazio aereo alleato permette di comprenderne la dimensione.
IL DISPOSITIVO AEREO ITALIANO NATO — 2026
| Risorsa autorizzata | 2026 |
|---|---|
| Mezzi aerei | 19 |
| Mezzi terrestri | 2 |
| Personale massimo | 387 |
| Fabbisogno finanziario | 89,06 milioni di euro |
Questi numeri riguardano l’intero dispositivo aereo italiano autorizzato per il 2026. Non rappresentano il costo dell’intercettazione avvenuta in Lituania.
Ma gli 89 milioni di euro ci aiutano a capire quale sia la vera equazione economica.
Non semplicemente: un drone contro un missile.
Ma: una minaccia aerea relativamente economica contro un’intera architettura di difesa mantenuta permanentemente in elevata prontezza operativa.
Dall’Estonia alla Romania, fino alla Lituania
La presenza italiana a Šiauliai non è un episodio isolato.
Durante il 2026 l’Aeronautica Militare ha mantenuto diversi rischieramenti operativi lungo il fianco orientale della NATO.
In Romania, per esempio, circa 150 militari dell’Aeronautica e quattro Eurofighter hanno operato dalla base di Mihail Kogălniceanu per circa due mesi, garantendo anche il servizio di Quick Reaction Alert.
La missione si è conclusa il 31 luglio. Dal 1° agosto l’impegno italiano sul fianco orientale è proseguito in Lituania.
AERONAUTICA MILITARE — ALCUNI RISCHIERAMENTI OPERATIVI NEL 2026
| Paese | Base | Missione | Velivoli/capacità | Stato |
|---|---|---|---|---|
| Estonia | Ämari | Baltic Eagle III | Eurofighter / difesa aerea NATO | Conclusa |
| Romania | Mihail Kogălniceanu | Black Storm III | 4 Eurofighter; ~150 militari AM | Conclusa 31 luglio |
| Lituania | Šiauliai | Baltic Thunder III | 4 Eurofighter | Attiva |
| Kuwait | Ali Al Salem / Al Mubarak | TFA Kuwait / Prima Parthica | Eurofighter, KC-767A, Predator | Operativa |
| Arabia Saudita / Golfo | King Fahd e dispositivo regionale | Task Force Air Arabia | 4 Eurofighter, E-550A CAEW, C-130J/KC-130J, radar e C-UAS | Attiva |
La tabella è volutamente limitata a rischieramenti operativi identificabili dell’Aeronautica Militare. Non comprende Esercito, Marina, Carabinieri né esercitazioni temporanee.
La nuova economia della difesa aerea
Quello emerso in Lituania non è un problema soltanto italiano.
L’Ucraina lo affronta ormai su scala industriale.
Di fronte a grandi quantità di droni relativamente economici, Kiev ha progressivamente sviluppato intercettori UAV molto meno costosi dei tradizionali missili terra-aria. Reuters ha riferito che alcuni di questi intercettori costano poche migliaia di dollari, con i modelli più economici sotto i 1.500 dollari.
La logica è evidente.
Se un attaccante può generare ripetutamente minacce del valore di alcune decine di migliaia di dollari costringendo il difensore a utilizzare sistemi che costano molto di più, l’asimmetria economica diventa essa stessa parte dell’arma.
Questo non significa che la Lituania avrebbe dovuto lasciare proseguire il drone.
Al contrario.
Quando un velivolo non identificato con un esplosivo entra nello spazio aereo NATO, il costo di non intercettarlo potrebbe risultare incomparabilmente superiore a quello necessario per distruggerlo.
La domanda, quindi, non è se la NATO debba difendere il proprio spazio aereo.
La domanda è come farlo.
Dai caccia a un’architettura anti-drone
La prossima sfida europea potrebbe essere quella di costruire diversi livelli di difesa sotto i sistemi più sofisticati e costosi.
Individuazione. Guerra elettronica.
Sistemi Counter-UAS. Intercettori a basso costo.
Difesa aerea terrestre.
E, quando necessario, caccia.
Gli Eurofighter rimangono fondamentali contro minacce che richiedono velocità, sensori avanzati, armamento e capacità decisionale in volo.
Ma utilizzare sistematicamente il livello più sofisticato dell’architettura contro ogni minaccia unmanned relativamente economica rischierebbe di creare un modello difficilmente sostenibile qualora le incursioni aumentassero.
L’episodio lituano offre quindi all’Europa qualcosa di più importante dell’ennesimo incidente nello spazio aereo.
Mostra una delle equazioni che potrebbero definire la difesa aerea del prossimo decennio:
non soltanto se una minaccia può essere distrutta, ma se può essere distrutta a un costo sostenibile.
E tra un drone che potrebbe valere alcune decine di migliaia di dollari e due Eurofighter italiani che decollano da Šiauliai rimane una domanda che l’Europa non può più ignorare:
chi riuscirà a sostenere il costo economico della difesa dei cieli?
Riccardo Cacelli


