Petrolio in Abruzzo, il no dei vescovi

di Redazione Italia

Londra – “Noi, Vescovi delle Chiese che sono in Abruzzo e Molise, ancora una volta leviamo alta la voce per denunciare le ferite delle nostre terre, minacciate da progetti di “sviluppo” che sono invero segnati da gravi rischi ambientali, socio-economici e umani, in cui viene meno la tutela della vita e la custodia del creato, dono di Dio e impegno morale di tutti gli uomini e le donne di buona volontร ยป. Con queste parole inizia la nota della Conferenza episcopale abruzzese-molisana (Ceam) contro la ricerca di idrocarburi.

“Ci riferiamo, in particolar modo, ai progetti di sfruttamento energetico, in particolar modo petrolifero – si legge nella nota – su cui ci siamo giร  pronunciati come Conferenza episcopale regionale nel 2008 e, mediante l’intervento di alcuni di noi o tramite gli uffici da noi delegati, in varie occasioni nel corso di questi ultimi anni. In luogo di una vera conversione a progetti di crescita sostenibile, in ascolto della voce dei territori e delle popolazioni di cui abbiamo la cura pastorale si confermano e si aggravano le scelte piรน rischiose per la salute e il benessere di tutti.”

ยซLa stessa promessa di uno sviluppo economico – prosegue la nota del Ceam – viene a cadere di fronte alla grave situazione economica e sociale, ancora nel pieno della crisi che investe il nostro Paese e, in particolar modo, la nostra Regione: con l’eventuale realizzazione dei progetti di sfruttamento energetico non si sanerebbe la ferita della disoccupazione e della recessione, si accrescerebbe il senso di abbandono e di sopraffazione che le nostre genti percepiscono di fronte a chi esercita poteri decisionali, si avanzerebbe nella spogliazione del nostro ambiente naturale e della nostra economia agricola e turistica, in maniera irreversibile e irresponsabile.”

“Come afferma il recente documento della Cei in occasione della 7a giornata nazionale per la salvaguardia del Creato (Educare alla custodia del creato per sanare le ferite della terra) – si legge ancora nella nota – noi non possiamo dimenticare le ferite di cui soffre la nostra terra, che possono essere guarite solo da coscienze animate dalla giustizia e da mani solidali. Guarire รจ voce del verbo amare, e chi desidera guarire sente che quel gesto ha in sรฉ una valenza che lo vorrebbe perenne, come perenne e fedele e’ l’Amore che sgorga dal cuore di Dio e si manifesta nella bellezza del creato, a noi affidato come dono e responsabilitร . Con esso, proprio perchรฉ gratuitamente donato, รจ necessario anche riconciliarsi quando ci accorgiamo di averlo violato. Questo compito comune veda coinvolti tutti, in particolar modo coloro che, a livello locale, regionale e nazionale, hanno ricevuto il mandato di governare lo sviluppo del territorio.”

“Perchรฉ agiscano in nome del bene comune e non di una singola parte, prestando ascolto al grido della nostra terra, del nostro mare, del nostro cielo: in essi – conclude la nota – riconosciamo la presenza di Dio, come ci ricorda il “Cantico delle creature” del santo patrono d’Italia Francesco d’Assisi. Allora il nostro grido comune si muterร  in canto di lode e di grazie, perchรฉ consapevoli di aver realizzato un passo in avanti nella concordia tra noi e quella parte della creazione che ci รจ stata affidata, per cui essere degni della nostra chiamata piรน grande: ยซBeati gli operatori di pace, perchรฉ saranno chiamati figli di Dioยป.

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