Pensioni, l’inizio รจ buono ma rimane ancora molto da fare

di Luigi Cignoni, Direttore

Per quanto ancora avvolti nelle nebbie dell’informazione incompleta, i provvedimenti strutturali in materia previdenziale presentati dal governo appaiono come una buona partenza per un generale riordino di cui si sentiva davvero il bisogno. Il blocco temporaneo dell’indicizzazione dovrebbe essere riassorbito in un ulteriore provvedimento strutturale riguardante l’istituzione di un meccanismo di indicizzazione autenticamente contributivo.

I documenti (ufficiali e ufficiosi) in circolazione sulle misure introdotte dal governo in materia previdenziale presentano lacune e contraddizioni, oltre a non apparire del tutto allineati con le dichiarazioni del ministro Fornero nella conferenza stampa di domenica 4 dicembre. Forse i provvedimenti devono ancora essere limati, sebbene le linee guida sembrino delineate al punto da consentire qualche riflessione.

Giova distinguere i provvedimenti โ€œstrutturaliโ€, costituenti la riforma vera e propria, da quelli โ€œcontingentiโ€ che il governo ha deputato a fare cassa. Riguardo ai primi, il pezzo forte concerne i requisiti dโ€™accesso ai trattamenti pensionistici. Al riguardo, occorre ulteriormente distinguere il metodo utilizzato dalla sua implementazione, cioรจ dal โ€˜meroโ€™ settaggio dei parametri.

Il metodo

Il metodo di lavoro usato dal governo รจ pienamente condivisibile. Dopo le controriforme del 2004 e del 2007, รจ finalmente recuperata la flessibilitร  mediante il ripristino di una fascia dโ€™etร  pensionabile che dal 2018 sarร  unica per tutti i lavoratori, indipendentemente dal genere e (si spera) dalla categoria di appartenenza. In tal modo, si pone fine a un indecoroso congegno di โ€œquote e finestreโ€ che, oltre a confliggere con la scelta contributiva del 1995, faceva dellโ€™Italia un caso unico (di bizantinismo e opacitร ) nel panorama europeo. La fascia dโ€™etร  pensionabile riguarderร  non solo i lavoratori totalmente โ€œcontributiviโ€, entrati in assicurazione dopo il 1995, ma anche quelli entrati in precedenza.

La scelta dei parametri

La fascia pensionabile prescelta, da 66 a 70 anni, รจ oggettivamente molto severa a confronto con quella, da 61 a 67 anni, assunta dal sistema contributivo svedese. Eppure questโ€™ultimo รจ unanimemente giudicato, negli ambienti internazionali, come un caso di previdenza eccellente. La severitร  potrร  dare risultati, anche importanti, nel breve-medio periodo, ma sarร  inutile a regime perchรฉ, in ambiente contributivo, il minor numero di pensionati generato dalla posticipazione del pensionamento รจ compensato dal maggiore importo unitario delle prestazioni.

Sulla scelta avrร  pesato lโ€™impegno preso con lโ€™Europa dal precedente governo, che purtroppo, anche in tale circostanza, ha dimostrato di non conoscere nรฉ apprezzare il modello contributivo e le sue proprietร . Ma al governo dei professori non sarebbero mancati i mezzi per argomentare che il rilancio del modello avrebbe consentito risultati importanti anche evitando scelte da โ€œprimi della classeโ€. Oltretutto, a etร  cosรฌ elevate dovrร  corrispondere una maggiore spesa per oneri โ€œda lavoro usuranteโ€.

Le nuove pensioni dโ€™anzianitร 

รˆ anche mancata la volontร  di eliminare del tutto la pensione dโ€™anzianitร  che tuttavia, sotto la denominazione di โ€œpensione anticipataโ€, sarร  accessibile con una maggiore anzianitร  contributiva e sarร  assoggettata a una sorta di correzione attuariale se richiesta prima dei 63 anni dโ€™etร .

In forma nuova, il pensionamento anticipato sopravviverร  perfino a regime, quando sarร  accessibile a 63 anni da chi puรฒ vantare non piรน una contribuzione elevata (basterร  il requisito minimo di 20 anni) bensรฌ un elevato importo della prestazione spettante. รˆ come dire: chi ha versato di piรน puรฒ andarsene prima. Si perde in tal modo ogni legame โ€œstoricoโ€ con lโ€™usura derivante da unโ€™attivitร  lavorativa prolungata.

รˆ pur vero che, nel nuovo stile, la pensione anticipata sarร  del tutto innocua perchรฉ interamente calcolata col metodo contributivo utilizzando il coefficiente di trasformazione dellโ€™etร  di pensionamento prescelta. Ciรฒ nonostante, si tratta di un oggetto previdenziale anomalo di cui si potrebbe fare a meno.

Il blocco dellโ€™indicizzazione

Riguardo al temporaneo blocco dellโ€™indicizzazione sulle quote di pensione eccedenti il doppio del trattamento minimo, non cโ€™รจ dubbio che lo strumento sia efficace al punto da toccare la squisita sensibilitร  del ministro del Welfare Elsa Fornero. Per sua consolazione, giova ricordare che, in passato, le pensioni sono giร  state โ€œbloccateโ€ anche in presenza di tassi dโ€™inflazione piรน elevati degli attuali.

Mi piacerebbe che lโ€™odierna necessitร  fosse lโ€™occasione per affrontare finalmente un argomento da me tante volte sviluppato in scritti che ad Elsa Fornero non saranno tutti sfuggiti. Ecco di che si tratta.

Come indicizzare le pensioni con metodo contributivo

Tutti ormai sanno che il sistema contributivo รจ paragonabile a una banca virtuale che intesta a ciascun iscritto un conto corrente fruttifero sul quale sono prima depositati i contributi e dal quale sono poi prelevate le annualitร  di pensione. Sulle โ€œgiacenzeโ€ matura un interesse sostenibile, pari alla crescita nominale del Pil. Gli interessi maturati prima del pensionamento concorrono alla formazione del montante contributivo e perciรฒ consentono di liquidare una pensione superiore a quella generata dalla mera restituzione dei contributi versati. Gli interessi che maturano dopo (sulle giacenze ogni anno costituite dalla parte non ancora rimborsata del montante) sono โ€˜oscuratiโ€™ dal modello contributivo nostrano.

In realtร , gli interessi in parola possono avere due destinazioni:

– possono essere interamente devoluti ad aumentare la pensione nel tempo, cioรจ a โ€œfinanziareโ€ lโ€™indicizzazione;

– possono essere devoluti a tale scopo solo in parte, mentre la parte residua รจ pagata in anticipo per consentire la liquidazione di una pensione piรน generosa. Lโ€™anticipazione รจ realizzata con una speciale tecnica finanziaria che la incorpora nel coefficiente di trasformazione. Pertanto, prende la forma di una maggiorazione di questโ€™ultimo.

Nel primo caso, la pensione รจ indicizzata al Pil โ€œpienamenteโ€ (cresce al medesimo tasso). Nel secondo lo รจ โ€œparzialmenteโ€, cioรจ รจ perequata in base alla parte non anticipata della crescita nominale del Pil.

รˆ allora possibile dire che il sistema contributivo mette a disposizione un interessante trade off tra liquidazione e indicizzazione: quanto piรน generosa si vuole la prima, tanto piรน avara deve essere la seconda. La sostenibilitร  del sistema รจ comunque assicurata perchรฉ la scelta riguarda la destinazione dellโ€™interesse e non la sua dimensione che resta uguale alla crescita del Pil.

La scelta svedese e lโ€™errore italiano

Per evitare il rischio di indicizzazioni inferiori allโ€™inflazione, lโ€™anticipazione non dovrebbe superare una previsione prudente della crescita in termini reali. Ma la scelta di andare oltre puรฒ attrarre paesi con orizzonti temporali limitati, che puntano a incassare nel breve termine il consenso garantito dalla liquidazione di pensioni generose e trascurano i rischi di insostenibilitร  sociale che una simile scelta produce nel lungo periodo.

Dopo un lungo dibattito, la Svezia fece la scelta, consapevole benchรฉ imprudente, di anticipare lโ€™1,6 per cento. Finora, lโ€™impegno a indicizzare le pensioni al netto dellโ€™anticipazione รจ stato onorato anche quando ciรฒ ha comportato la riduzione del loro potere dโ€™acquisto.

Paese mediterraneo, lโ€™Italia fece scelte pragmatiche, non contemplate dalla โ€œortodossia contributivaโ€. Da un lato, accettรฒ la maggiorazione dei coefficienti di trasformazione derivante da unโ€™anticipazione dellโ€™1,5 per cento. Dallโ€™alto, rifiutรฒ unโ€™indicizzazione coerente delle pensioni contributive estendendo a esse lโ€™indicizzazione ai prezzi giร  in vigore per quelle retributive.

Tale anomalia ha una spiegazione politica che non basta a giustificarla: il governo Amato aveva da poco sganciato le pensioni dai salari e il governo Dini non volle rimettere in discussione un risultato faticosamente raggiunto e foriero di risparmi di spesa rilevanti.

Gli auspici

Lโ€™odierno contesto รจ molto diverso e la stessa Europa ci chiede ora di dimensionare lโ€™indicizzazione alla crescita del Pil. Perciรฒ il momento รจ propizio per ridisegnare organicamente il meccanismo di indicizzazione delle pensioni contributive. Sullโ€™esempio svedese, il nuovo meccanismo dovrebbe essere esteso alle pensioni retributive per evitare indicizzazioni dicotomiche nella fase transitoria.

Considerate le previsioni di crescita, nellโ€™immediato il risparmio di spesa potrebbe essere analogo a quello derivante dalla mera sospensione dellโ€™indicizzazione ai prezzi. Grande sarebbe perรฒ il vantaggio di rimediare definitivamente a una grave anomalia che dura da diciassette anni.

Purtroppo, il documento divulgato dal governo non mostra intenzioni del genere. Anzi, vi si accenna a una fuorviante indicizzazione al Pil procapite. Se la crescita della produttivitร  dovesse diventare il nuovo rendimento sostenibile offerto al sistema, allora dovremmo in primo luogo usarla per capitalizzare i montanti degli attivi. In secondo luogo, dovremmo usarla per indicizzare le pensioni non prima di averla diminuita dellโ€™1,5 per cento se tale dovesse restare la quota anticipata nei coefficienti di trasformazione.

 

Sandro Gronchi, da โ€œLavoce.infoโ€, dicembre 2011