Per quanto ancora avvolti nelle nebbie dell’informazione incompleta, i provvedimenti strutturali in materia previdenziale presentati dal governo appaiono come una buona partenza per un generale riordino di cui si sentiva davvero il bisogno. Il blocco temporaneo dell’indicizzazione dovrebbe essere riassorbito in un ulteriore provvedimento strutturale riguardante l’istituzione di un meccanismo di indicizzazione autenticamente contributivo.
I documenti (ufficiali e ufficiosi) in circolazione sulle misure introdotte dal governo in materia previdenziale presentano lacune e contraddizioni, oltre a non apparire del tutto allineati con le dichiarazioni del ministro Fornero nella conferenza stampa di domenica 4 dicembre. Forse i provvedimenti devono ancora essere limati, sebbene le linee guida sembrino delineate al punto da consentire qualche riflessione.
Giova distinguere i provvedimenti โstrutturaliโ, costituenti la riforma vera e propria, da quelli โcontingentiโ che il governo ha deputato a fare cassa. Riguardo ai primi, il pezzo forte concerne i requisiti dโaccesso ai trattamenti pensionistici. Al riguardo, occorre ulteriormente distinguere il metodo utilizzato dalla sua implementazione, cioรจ dal โmeroโ settaggio dei parametri.
Il metodo
Il metodo di lavoro usato dal governo รจ pienamente condivisibile. Dopo le controriforme del 2004 e del 2007, รจ finalmente recuperata la flessibilitร mediante il ripristino di una fascia dโetร pensionabile che dal 2018 sarร unica per tutti i lavoratori, indipendentemente dal genere e (si spera) dalla categoria di appartenenza. In tal modo, si pone fine a un indecoroso congegno di โquote e finestreโ che, oltre a confliggere con la scelta contributiva del 1995, faceva dellโItalia un caso unico (di bizantinismo e opacitร ) nel panorama europeo. La fascia dโetร pensionabile riguarderร non solo i lavoratori totalmente โcontributiviโ, entrati in assicurazione dopo il 1995, ma anche quelli entrati in precedenza.
La scelta dei parametri
La fascia pensionabile prescelta, da 66 a 70 anni, รจ oggettivamente molto severa a confronto con quella, da 61 a 67 anni, assunta dal sistema contributivo svedese. Eppure questโultimo รจ unanimemente giudicato, negli ambienti internazionali, come un caso di previdenza eccellente. La severitร potrร dare risultati, anche importanti, nel breve-medio periodo, ma sarร inutile a regime perchรฉ, in ambiente contributivo, il minor numero di pensionati generato dalla posticipazione del pensionamento รจ compensato dal maggiore importo unitario delle prestazioni.
Sulla scelta avrร pesato lโimpegno preso con lโEuropa dal precedente governo, che purtroppo, anche in tale circostanza, ha dimostrato di non conoscere nรฉ apprezzare il modello contributivo e le sue proprietร . Ma al governo dei professori non sarebbero mancati i mezzi per argomentare che il rilancio del modello avrebbe consentito risultati importanti anche evitando scelte da โprimi della classeโ. Oltretutto, a etร cosรฌ elevate dovrร corrispondere una maggiore spesa per oneri โda lavoro usuranteโ.
Le nuove pensioni dโanzianitร
ร anche mancata la volontร di eliminare del tutto la pensione dโanzianitร che tuttavia, sotto la denominazione di โpensione anticipataโ, sarร accessibile con una maggiore anzianitร contributiva e sarร assoggettata a una sorta di correzione attuariale se richiesta prima dei 63 anni dโetร .
In forma nuova, il pensionamento anticipato sopravviverร perfino a regime, quando sarร accessibile a 63 anni da chi puรฒ vantare non piรน una contribuzione elevata (basterร il requisito minimo di 20 anni) bensรฌ un elevato importo della prestazione spettante. ร come dire: chi ha versato di piรน puรฒ andarsene prima. Si perde in tal modo ogni legame โstoricoโ con lโusura derivante da unโattivitร lavorativa prolungata.
ร pur vero che, nel nuovo stile, la pensione anticipata sarร del tutto innocua perchรฉ interamente calcolata col metodo contributivo utilizzando il coefficiente di trasformazione dellโetร di pensionamento prescelta. Ciรฒ nonostante, si tratta di un oggetto previdenziale anomalo di cui si potrebbe fare a meno.
Il blocco dellโindicizzazione
Riguardo al temporaneo blocco dellโindicizzazione sulle quote di pensione eccedenti il doppio del trattamento minimo, non cโรจ dubbio che lo strumento sia efficace al punto da toccare la squisita sensibilitร del ministro del Welfare Elsa Fornero. Per sua consolazione, giova ricordare che, in passato, le pensioni sono giร state โbloccateโ anche in presenza di tassi dโinflazione piรน elevati degli attuali.
Mi piacerebbe che lโodierna necessitร fosse lโoccasione per affrontare finalmente un argomento da me tante volte sviluppato in scritti che ad Elsa Fornero non saranno tutti sfuggiti. Ecco di che si tratta.
Come indicizzare le pensioni con metodo contributivo
Tutti ormai sanno che il sistema contributivo รจ paragonabile a una banca virtuale che intesta a ciascun iscritto un conto corrente fruttifero sul quale sono prima depositati i contributi e dal quale sono poi prelevate le annualitร di pensione. Sulle โgiacenzeโ matura un interesse sostenibile, pari alla crescita nominale del Pil. Gli interessi maturati prima del pensionamento concorrono alla formazione del montante contributivo e perciรฒ consentono di liquidare una pensione superiore a quella generata dalla mera restituzione dei contributi versati. Gli interessi che maturano dopo (sulle giacenze ogni anno costituite dalla parte non ancora rimborsata del montante) sono โoscuratiโ dal modello contributivo nostrano.
In realtร , gli interessi in parola possono avere due destinazioni:
– possono essere interamente devoluti ad aumentare la pensione nel tempo, cioรจ a โfinanziareโ lโindicizzazione;
– possono essere devoluti a tale scopo solo in parte, mentre la parte residua รจ pagata in anticipo per consentire la liquidazione di una pensione piรน generosa. Lโanticipazione รจ realizzata con una speciale tecnica finanziaria che la incorpora nel coefficiente di trasformazione. Pertanto, prende la forma di una maggiorazione di questโultimo.
Nel primo caso, la pensione รจ indicizzata al Pil โpienamenteโ (cresce al medesimo tasso). Nel secondo lo รจ โparzialmenteโ, cioรจ รจ perequata in base alla parte non anticipata della crescita nominale del Pil.
ร allora possibile dire che il sistema contributivo mette a disposizione un interessante trade off tra liquidazione e indicizzazione: quanto piรน generosa si vuole la prima, tanto piรน avara deve essere la seconda. La sostenibilitร del sistema รจ comunque assicurata perchรฉ la scelta riguarda la destinazione dellโinteresse e non la sua dimensione che resta uguale alla crescita del Pil.
La scelta svedese e lโerrore italiano
Per evitare il rischio di indicizzazioni inferiori allโinflazione, lโanticipazione non dovrebbe superare una previsione prudente della crescita in termini reali. Ma la scelta di andare oltre puรฒ attrarre paesi con orizzonti temporali limitati, che puntano a incassare nel breve termine il consenso garantito dalla liquidazione di pensioni generose e trascurano i rischi di insostenibilitร sociale che una simile scelta produce nel lungo periodo.
Dopo un lungo dibattito, la Svezia fece la scelta, consapevole benchรฉ imprudente, di anticipare lโ1,6 per cento. Finora, lโimpegno a indicizzare le pensioni al netto dellโanticipazione รจ stato onorato anche quando ciรฒ ha comportato la riduzione del loro potere dโacquisto.
Paese mediterraneo, lโItalia fece scelte pragmatiche, non contemplate dalla โortodossia contributivaโ. Da un lato, accettรฒ la maggiorazione dei coefficienti di trasformazione derivante da unโanticipazione dellโ1,5 per cento. Dallโalto, rifiutรฒ unโindicizzazione coerente delle pensioni contributive estendendo a esse lโindicizzazione ai prezzi giร in vigore per quelle retributive.
Tale anomalia ha una spiegazione politica che non basta a giustificarla: il governo Amato aveva da poco sganciato le pensioni dai salari e il governo Dini non volle rimettere in discussione un risultato faticosamente raggiunto e foriero di risparmi di spesa rilevanti.
Gli auspici
Lโodierno contesto รจ molto diverso e la stessa Europa ci chiede ora di dimensionare lโindicizzazione alla crescita del Pil. Perciรฒ il momento รจ propizio per ridisegnare organicamente il meccanismo di indicizzazione delle pensioni contributive. Sullโesempio svedese, il nuovo meccanismo dovrebbe essere esteso alle pensioni retributive per evitare indicizzazioni dicotomiche nella fase transitoria.
Considerate le previsioni di crescita, nellโimmediato il risparmio di spesa potrebbe essere analogo a quello derivante dalla mera sospensione dellโindicizzazione ai prezzi. Grande sarebbe perรฒ il vantaggio di rimediare definitivamente a una grave anomalia che dura da diciassette anni.
Purtroppo, il documento divulgato dal governo non mostra intenzioni del genere. Anzi, vi si accenna a una fuorviante indicizzazione al Pil procapite. Se la crescita della produttivitร dovesse diventare il nuovo rendimento sostenibile offerto al sistema, allora dovremmo in primo luogo usarla per capitalizzare i montanti degli attivi. In secondo luogo, dovremmo usarla per indicizzare le pensioni non prima di averla diminuita dellโ1,5 per cento se tale dovesse restare la quota anticipata nei coefficienti di trasformazione.
Sandro Gronchi, da โLavoce.infoโ, dicembre 2011