Dal Royal Exchange di Londra alla proposta dell’ex vicedirettore della CIA David S. Cohen: due secoli di storia raccontano quanto la tempestività delle informazioni possa influenzare le decisioni economiche.
E pongono una domanda all’Europa: siamo preparati a comprendere ciò che sta cambiando nel mondo?
Un caffè al Royal Exchange, nel cuore della City
Ogni mattina, a Londra, entro nel Royal Exchange per prendere un caffè.
Oggi questo storico edificio della City ospita negozi, ristoranti e caffetterie. Ma il suo nome racconta una storia molto più antica: quella degli scambi commerciali, dei mercanti, delle rotte internazionali e delle informazioni che attraversavano il mondo.
All’esterno, davanti all’edificio, proprio di fronte alla Bank of England, si trova la statua equestre del duca di Wellington.
Fu inaugurata il 18 giugno 1844, nel ventinovesimo anniversario della battaglia di Waterloo, combattuta nel 1815 e conclusasi con la sconfitta definitiva di Napoleone Bonaparte.
In pochi metri si incontrano tre elementi che hanno accompagnato la storia delle grandi potenze: la guerra, il commercio e la finanza.
A unirli, ieri come oggi, è anche il valore strategico dell’informazione.
Ogni volta che passo davanti a quella statua, mi trovo idealmente in un luogo dove la storia militare britannica incontra quella dei mercati internazionali.
E proprio Waterloo ci conduce a una vicenda particolarmente significativa.
Waterloo e il valore di conoscere prima degli altri
Attorno alla battaglia di Waterloo si sviluppò una delle più celebri narrazioni della storia finanziaria europea.
Il protagonista non era Wellington, ma Nathan Mayer Rothschild, banchiere attivo a Londra e membro di una famiglia che aveva costruito una rete internazionale di comunicazioni e relazioni finanziarie.
I Rothschild disponevano di corrieri e collaboratori capaci di trasmettere informazioni attraverso le frontiere europee.
In un’epoca senza telefono, radio, internet o comunicazioni satellitari, conoscere tempestivamente un avvenimento politico o militare poteva rappresentare un vantaggio considerevole.
Secondo una storia divenuta famosa, Rothschild avrebbe appreso prima degli altri investitori l’esito della battaglia, fatto credere al mercato che Napoleone avesse vinto e approfittato del conseguente crollo dei titoli per acquistare a prezzi stracciati.
Ma qui è necessario distinguere la storia documentata dalla leggenda.
Le ricerche storiche non confermano la presunta manipolazione finanziaria. La narrazione si diffuse successivamente, anche attraverso pubblicazioni ostili alla famiglia Rothschild.
La rete internazionale di comunicazione della famiglia, invece, era reale.
Ed è questo l’aspetto che interessa alla nostra riflessione.
Già due secoli fa, l’accesso tempestivo alle informazioni poteva costituire un vantaggio strategico nelle decisioni economiche.
Ma Waterloo ci insegna anche qualcosa di altrettanto importante: un’informazione deve essere verificata, perché una narrazione convincente non è necessariamente una ricostruzione attendibile dei fatti.
Due secoli dopo, gli strumenti di comunicazione sono radicalmente cambiati.
Non è cambiato, invece, il valore strategico della conoscenza.
Una proposta che arriva dai vertici dell’intelligence americana
Il 14 ottobre 2026, durante un’intervista alla National Public Radio (NPR), David S. Cohen, già vicedirettore della Central Intelligence Agency, ha sostenuto una proposta che merita attenzione ben oltre i confini degli Stati Uniti.
Consentire ai servizi di intelligence americani di raccogliere informazioni riservate sulle imprese straniere e, attraverso procedure regolamentate, metterle a disposizione di determinate aziende statunitensi per rafforzarne la competitività internazionale.
La proposta era stata illustrata pochi giorni prima sulle pagine di Foreign Affairs, in un articolo dal titolo significativo: The Case for Economic Espionage.
Non si tratta dell’annuncio di una nuova politica ufficiale della CIA o del governo americano.
Cohen esprime una posizione personale, maturata attraverso la propria esperienza ai vertici dell’intelligence statunitense.
Ma il contenuto della proposta è particolarmente rilevante.
Per decenni, gli Stati Uniti hanno sostenuto una distinzione fra la raccolta di informazioni economiche per finalità di sicurezza nazionale e l’utilizzo diretto dei servizi segreti per favorire commercialmente singole imprese private.
Cohen ritiene che questa distinzione debba essere riconsiderata.
Perché la sicurezza nazionale passa dalle imprese
Secondo Cohen, tre trasformazioni rendono necessario un cambiamento.
La prima riguarda il rapporto sempre più stretto fra industria privata e sicurezza nazionale.
Le aziende che sviluppano intelligenza artificiale, semiconduttori, tecnologie quantistiche e sistemi avanzati di calcolo non producono soltanto beni e servizi commerciali.
Le loro innovazioni possono contribuire direttamente alle capacità militari, alla sicurezza delle infrastrutture e alla superiorità tecnologica di uno Stato.
riguarda la Cina.
La competizione fra Washington e Pechino attraversa ormai la ricerca scientifica, le università, i laboratori industriali, le catene di approvvigionamento, le materie prime e i mercati internazionali.
Cohen sostiene che il progressivo avanzamento delle imprese cinesi renda meno sostenibile una politica americana che esclude l’utilizzo dell’intelligence per sostenere direttamente la competitività commerciale.
La terza trasformazione riguarda il ruolo dello Stato nell’economia.
Gli Stati Uniti hanno rafforzato gli strumenti di politica industriale nei settori considerati strategici.
Sussidi, restrizioni tecnologiche, controlli sulle esportazioni e interventi sulle filiere produttive dimostrano che il rapporto fra mercato e sicurezza nazionale è già cambiato.
Cohen propone di estendere questa trasformazione anche all’intelligence.
Intelligence economica e spionaggio industriale: una distinzione necessaria
Occorre evitare un equivoco.
L’intelligence non coincide necessariamente con lo spionaggio.
La ricerca e l’analisi delle informazioni possono basarsi su documenti pubblici, registri societari, dati economici, fonti istituzionali, interlocutori qualificati e osservazioni dirette.
Queste attività permettono di comprendere mercati, territori, imprese e scenari internazionali attraverso metodologie lecite e verificabili.
Diverso è il caso in cui un servizio segreto raccolga informazioni commerciali protette e le trasferisca a un’impresa nazionale affinché ottenga un vantaggio competitivo.
È questo il cambiamento che Cohen invita a discutere.
La differenza riguarda la legittimità delle attività, la destinazione delle informazioni, gli interessi tutelati e le responsabilità delle istituzioni coinvolte.
Chi decide quali imprese aiutare?
Cohen riconosce che la propria proposta presenta rischi significativi.
Se i servizi segreti americani potessero raccogliere informazioni riservate per favorire determinate aziende, chi sceglierebbe i beneficiari?
Le grandi multinazionali tecnologiche?
|Le imprese già legate ai programmi della difesa?
Le società emergenti?
E quali criteri permetterebbero di evitare favoritismi politici, conflitti d’interesse o corruzione?
Per affrontare questi rischi, Cohen propone che il Presidente e il Congresso definiscano criteri preventivi e controllabili.
Ma una questione rimane aperta.
Quando uno Stato seleziona le imprese private che possono beneficiare delle informazioni raccolte dai suoi servizi segreti, dove termina la tutela dell’interesse nazionale e dove comincia il vantaggio commerciale particolare?
È una domanda che riguarda il rapporto fra potere pubblico, concorrenza e responsabilità democratica.
E l’Europa? La vecchia Europa?
La proposta di Cohen nasce soprattutto nel contesto della competizione tecnologica fra Stati Uniti e Cina.
Sarebbe tuttavia un errore considerarla una questione esclusivamente bilaterale.
Le imprese europee competono con quelle americane in numerosi settori strategici: aerospazio, difesa, farmaceutica, energia, tecnologie digitali, automazione industriale e semiconduttori.
Un’impresa europea può essere contemporaneamente un partner industriale degli Stati Uniti, un fornitore delle loro infrastrutture strategiche e un concorrente commerciale di un’azienda americana.
L’appartenenza alla NATO non elimina la concorrenza economica.
E la condivisione di determinati interessi di sicurezza non implica necessariamente una coincidenza degli interessi industriali.
È quindi legittimo domandarsi quali conseguenze potrebbe avere, per le imprese europee, l’eventuale adozione della proposta di Cohen.
Le aziende degli Stati alleati sarebbero escluse dalle attività di raccolta di intelligence commerciale?
Esisterebbero garanzie specifiche?
Quali strumenti di tutela potrebbero essere adottati dall’Unione europea?
Non abbiamo elementi per affermare che la CIA abbia già ricevuto un mandato a trasferire segreti industriali europei alle imprese statunitensi.
Abbiamo però una proposta pubblica che rende necessario interrogarsi sulle possibili conseguenze di un simile cambiamento.
L’Unione europea ha già avviato un percorso per rafforzare la propria sicurezza economica, individuando rischi relativi alle catene di approvvigionamento, alle tecnologie critiche, alle infrastrutture e alla possibile strumentalizzazione delle dipendenze economiche.
La strategia europea per la sicurezza economica, presentata dalla Commissione europea e dall’Alto rappresentante nel giugno 2023, costituisce un riferimento importante.
Ma la domanda rimane: l’Europa dispone di una capacità di analisi e di risposta sufficientemente tempestiva rispetto alle trasformazioni in corso?
Il paradosso del World Factbook: quando la CIA condivideva la conoscenza
Per decenni, la stessa CIA ha messo gratuitamente a disposizione del pubblico The World Factbook, una delle più conosciute raccolte internazionali di informazioni geografiche, demografiche, economiche, energetiche e istituzionali.
Io stesso ho utilizzato questo servizio nell’ambito delle mie attività professionali, apprezzandone l’organizzazione, la ricchezza delle informazioni e la possibilità di consultare e confrontare dati relativi a Paesi e territori di tutto il mondo.
Era uno strumento di conoscenza accessibile a tutti: ricercatori, giornalisti, professionisti, imprenditori e semplici cittadini.
Nel febbraio 2026, la CIA ne ha annunciato la chiusura.
È una circostanza che merita una riflessione.
Mentre negli Stati Uniti si apre un dibattito sull’eventuale utilizzo dell’intelligence economica per favorire determinate imprese private, viene meno uno storico servizio pubblico che contribuiva a rendere accessibili informazioni utili a comprendere gli scenari internazionali.
Non esistono elementi per stabilire un collegamento diretto fra i due avvenimenti.
Ma il contrasto invita a porci una domanda.
In un mondo nel quale la conoscenza economica e geopolitica assume un’importanza strategica crescente, non dovrebbe aumentare, anziché diminuire, la disponibilità di informazioni pubbliche, attendibili e accessibili a tutti?
Perché l’informazione non dovrebbe essere soltanto uno strumento di vantaggio competitivo per pochi, ma anche una risorsa fondamentale per la capacità di comprendere e decidere di molti.
Il provincialismo informativo è un rischio strategico
Questa vicenda introduce una riflessione più ampia.
Troppo spesso il dibattito pubblico nazionale ed europeo si concentra sulle conseguenze immediate degli avvenimenti, senza dedicare sufficiente attenzione ai processi internazionali che li hanno generati.
Una decisione presa a Washington può influenzare un’impresa italiana.
Una strategia industriale elaborata a Pechino può modificare le prospettive di un settore produttivo europeo.
Un accordo sulle materie prime in Africa, una trasformazione economica nel Golfo Persico o una nuova tecnologia sviluppata in Asia possono incidere su investimenti, occupazione e competitività molto prima che il loro significato venga compreso nel dibattito pubblico.
È necessario superare il provincialismo informativo nazionale ed europeo.
Guardare oltre il Mediterraneo, oltre l’Atlantico e oltre il Pacifico non significa rinunciare alla propria identità o ai propri interessi.
Significa riconoscere che quegli interessi dipendono sempre più da decisioni e trasformazioni che avvengono lontano dai nostri confini.
La distanza geografica non coincide necessariamente con la distanza economica.
E la tempestività dell’informazione può diventare una componente essenziale della capacità di decidere.
Non basta conoscere una notizia.
Occorre comprenderne l’origine, verificarne l’attendibilità, individuare gli interessi coinvolti e valutarne le possibili conseguenze.
Essere informati tempestivamente non significa soltanto sapere prima degli altri che cosa è accaduto. Significa comprendere ciò che sta cambiando prima che quel cambiamento condizioni le nostre decisioni.
Quando l’informazione arriva troppo tardi
La storia economica e politica è ricca di decisioni assunte sulla base di informazioni incomplete, interpretazioni errate o valutazioni ormai superate.
Oggi la velocità delle trasformazioni tecnologiche rende questo problema ancora più importante.
Un’impresa può perdere competitività non perché abbia commesso un errore produttivo, ma perché non ha riconosciuto tempestivamente un cambiamento nella propria filiera.
Un investitore può sottovalutare un rischio perché ha osservato soltanto i dati economici, ignorando il contesto politico e territoriale.
Un governo può intervenire quando una trasformazione industriale è già avanzata e i margini di scelta si sono ridotti.
La quantità di informazioni disponibili non garantisce automaticamente una maggiore capacità di comprensione.
Anzi, la moltiplicazione delle fonti può rendere più difficile distinguere ciò che è rilevante da ciò che è soltanto visibile.
Per questo la qualità dell’analisi diventa importante quanto la tempestività della raccolta delle informazioni.
Un cambiamento che riguarda tutti
La proposta di David S. Cohen non è ancora una politica ufficiale americana.
Potrebbe essere accolta, modificata oppure respinta.
Ma il dibattito che ha aperto merita attenzione perché riguarda una trasformazione già evidente: il rapporto sempre più stretto fra sicurezza nazionale, tecnologia, industria e competizione internazionale.
Per gli Stati, la conoscenza delle capacità economiche e tecnologiche degli altri Paesi assume un valore strategico crescente.
Per le imprese, comprendere tempestivamente i cambiamenti internazionali può determinare la differenza fra un investimento sostenibile e una decisione destinata a produrre conseguenze negative.
Per i cittadini, disporre di informazioni attendibili significa poter comprendere meglio le scelte politiche ed economiche che influenzano la loro vita.
E per l’Europa, forse, la domanda più importante non è soltanto che cosa decideranno gli Stati Uniti.
È se saremo capaci di comprendere quelle decisioni, valutarne le conseguenze e definire per tempo le nostre risposte.
Domani mattina, entrando nuovamente al Royal Exchange per prendere un caffè, passerò ancora davanti alla statua di Wellington.
Sono trascorsi oltre duecento anni da Waterloo.
I corrieri a cavallo hanno lasciato il posto alle comunicazioni satellitari, all’intelligenza artificiale e alle reti digitali globali.
Ma una domanda attraversa ancora i secoli.
Chi conosce i fatti?
Chi li conosce per primo?
E chi dispone degli strumenti per comprenderli prima di prendere una decisione?
Il mondo non comincia ai nostri confini.
E le decisioni che influenzano il nostro futuro non vengono prese soltanto vicino a noi.
Fonti e riferimenti
- David S. Cohen, The Case for Economic Espionage, Foreign Affairs, 8 ottobre 2026.
- National Public Radio, intervista a David S. Cohen, 14 ottobre 2026.
- Brian Cathcart, Nathan Rothschild and the Battle of Waterloo, Rothschild Archive.
- Fondation Napoléon, approfondimento storico sulla leggenda della speculazione dei Rothschild a Waterloo.
- Central Intelligence Agency, comunicazione sulla chiusura di The World Factbook, febbraio 2026.
- Commissione europea e Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, European Economic Security Strategy, 20 giugno 2023.
- Central Intelligence Agency, intervento del direttore Mike Pompeo all’UT Austin National Security Forum, 12 ottobre 2017.
Prossimo approfondimento su ItalyNews.it
Strategic Intelligence: il valore dell’informazione nelle decisioni economiche e industriali.
Dall’OSINT alla HUMINT e alla Field Intelligence: come trasformare informazioni attendibili e tempestive in conoscenza utile per imprese, professionisti e investitori.
ItalyNews.it — Osservare • Comprendere • Condividere
#ItalyNews #CIA #EconomicIntelligence #StrategicIntelligence #EconomicEspionage #Geopolitics #DavidSCohen #Waterloo #Wellington #RoyalExchange #BankOfEngland #NathanRothschild #EconomicSecurity #BusinessIntelligence #OSINT #GlobalEconomy #USChinaRelations #EuropeanUnion #InformationMatters #DecisionMaking