Midterm USA, voto per posta: cosa vuole cambiare Trump e cosa c’entra il SAVE America Act

di Stefano Scibilia

Capitol Hill - Foto di Stefano Scibilia

WASHINGTON DC – A meno di due mesi dalle elezioni di medio termine del 3 novembre 2026, negli Stati Uniti non si discute soltanto di candidati, seggi al Congresso e sondaggi. Una parte sempre più rilevante dello scontro politico riguarda infatti le regole con cui gli americani potranno registrarsi e votare.

L’amministrazione di Donald Trump sta portando avanti una più ampia agenda sull’integrità elettorale che si sviluppa su due binari differenti ma strettamente collegati. Da una parte c’è il tentativo di introdurre nuove restrizioni e procedure federali sul voto per posta, attraverso un executive order e il coinvolgimento del servizio postale americano. Dall’altra c’è il SAVE America Act, un provvedimento legislativo sostenuto dalla Casa Bianca che punta a modificare profondamente le modalità di registrazione e identificazione degli elettori nelle elezioni federali.

Le due iniziative non sono la stessa cosa e soprattutto non hanno lo stesso percorso giuridico. La prima nasce dall’azione diretta dell’amministrazione e per questo è stata contestata davanti ai tribunali. La seconda deve invece passare dal Congresso e, almeno per ora, non è riuscita a superare l’ostacolo del Senato.

Il risultato è una situazione particolarmente delicata: mentre gli Stati hanno già iniziato a organizzare concretamente il voto di novembre, Washington continua a discutere e a litigare sulle regole che dovrebbero governarlo.

La battaglia sul voto per posta

Il primo fronte riguarda le schede che gli elettori chiedono di ricevere e restituire per posta.

Negli Stati Uniti le modalità del voto per corrispondenza variano da Stato a Stato. Sono le autorità statali e locali a gestire gran parte delle procedure elettorali, dalla registrazione degli elettori alla distribuzione delle schede fino al loro conteggio.

Trump vuole però aumentare il controllo federale sul sistema.

Con l’executive order firmato il 31 marzo, l’amministrazione ha spinto il Postal Service verso un sistema più rigido per la gestione delle schede. Tra le misure previste ci sono liste degli elettori autorizzati a ricevere i ballot, nuovi requisiti tecnici per le buste e codici a barre specifici destinati a rendere le spedizioni maggiormente identificabili.

L’idea della Casa Bianca è sostanzialmente questa: prima che una scheda possa entrare nel circuito postale, dovrebbe essere possibile verificare che sia associata a un elettore autorizzato e che rispetti determinati requisiti.

Il problema è che una parte delle autorità statali sostiene che il presidente non abbia il potere di imporre unilateralmente questo cambiamento.

Perché la questione è finita in tribunale

La controversia non riguarda soltanto la sicurezza delle schede.

Il nodo fondamentale è chi abbia l’autorità di stabilire le regole delle elezioni federali.

Gli Stati rivendicano infatti un ruolo centrale nell’organizzazione delle elezioni e sostengono che il presidente non possa, attraverso un ordine esecutivo, modificare procedure già disciplinate dalle leggi statali e federali.

A questo si aggiunge un problema estremamente concreto: il calendario.

Le elezioni sono ormai vicine e le amministrazioni locali hanno già predisposto sistemi, database, modelli delle schede e procedure per il voto anticipato. Introdurre improvvisamente nuovi requisiti significa chiedere a migliaia di uffici elettorali di modificare procedure già in funzione.

Il rischio denunciato dai critici è che un sistema pensato per aumentare i controlli possa provocare errori amministrativi, ritardi o il mancato recapito di schede perfettamente legittime.

Il 4 settembre una giudice federale del Massachusetts, Indira Talwani, ha nuovamente bloccato le nuove restrizioni del Postal Service, ritenendo che la loro applicazione a ridosso delle elezioni potesse creare un rischio concreto per il diritto di voto. Il caso è destinato a proseguire sul piano giudiziario e l’amministrazione Trump ha chiesto nuovamente l’intervento della Corte Suprema.

Il fattore tempo è diventato ancora più importante perché il North Carolina ha già iniziato a inviare le prime schede per posta per le midterm, inaugurando di fatto la fase operativa del voto del 2026.

Il secondo fronte: il SAVE America Act

Parallelamente alla battaglia giudiziaria sul voto per posta, Trump e i Repubblicani stanno cercando di portare avanti il SAVE America Act, acronimo di Safeguard American Voter Eligibility Act.

Il principio alla base del provvedimento è semplice: soltanto i cittadini americani possono votare alle elezioni federali e, secondo i promotori, il sistema deve essere in grado di verificarlo attraverso documenti ufficiali.

Il testo punta quindi a modificare il National Voter Registration Act del 1993, la legge federale che disciplina diversi aspetti della registrazione degli elettori.

La modifica più importante è l’introduzione dell’obbligo di presentare una prova documentale della cittadinanza americana per registrarsi al voto nelle elezioni federali. Il testo approvato dalla Camera definisce una serie di documenti utilizzabili come prova, tra cui determinati documenti REAL ID, il passaporto americano e specifici documenti militari o di cittadinanza.

Questo significa che il semplice fatto di dichiarare di essere cittadini americani non sarebbe più sufficiente per completare la registrazione secondo le nuove procedure.

Cosa cambierebbe concretamente per un elettore

È questo forse l’aspetto più importante da spiegare.

Oggi negli Stati Uniti esistono diversi sistemi di registrazione degli elettori. A seconda dello Stato, una persona può registrarsi online, per posta, attraverso il Department of Motor Vehicles o tramite altre procedure previste dalla legge statale.

Il SAVE America Act cambierebbe radicalmente questo meccanismo per le elezioni federali.

L’elettore dovrebbe essere in grado di fornire la documentazione richiesta per dimostrare la propria cittadinanza. In pratica, il sistema sposterebbe una parte molto più significativa dell’onere della verifica dall’amministrazione al singolo cittadino.

Ed è proprio qui che nasce una delle principali contestazioni dei Democratici e dei gruppi per i diritti di voto.

Un passaporto americano è certamente una prova della cittadinanza. Ma non tutti gli americani possiedono un passaporto.

Anche il certificato di nascita può rappresentare un problema: non tutti hanno immediatamente accesso all’originale, e per alcune persone il documento potrebbe non coincidere facilmente con i dati presenti nei registri elettorali, soprattutto in caso di matrimonio, divorzio o cambiamento legale del nome.

Per questo gli oppositori sostengono che una norma apparentemente neutrale possa creare ostacoli sproporzionati per alcuni cittadini.

Non è soltanto una legge sulla cittadinanza

Il SAVE America Act contiene anche un’altra componente fondamentale: l’identificazione dell’elettore al momento del voto.

La proposta prevede infatti nuovi requisiti di identificazione fotografica per le elezioni federali.

È importante quindi distinguere due passaggi:

primo, il cittadino deve dimostrare di essere effettivamente americano per poter essere registrato;

secondo, al momento del voto deve presentare un documento di identità conforme ai requisiti previsti.

La proposta affronta dunque sia l’accesso al registro elettorale, sia l’identificazione dell’elettore al momento del voto.

Una versione più limitata del requisito di photo ID è stata portata al Senato ad agosto, ma non ha raggiunto i 60 voti necessari per avanzare: la proposta si è fermata a 52 voti favorevoli contro 46 contrari.

Il controllo dei registri elettorali

C’è poi un altro elemento del SAVE America Act che merita attenzione.

Il provvedimento prevede un maggiore coinvolgimento del governo federale nella verifica dei registri elettorali e consente l’utilizzo di informazioni federali per individuare eventuali persone non cittadine presenti nelle liste.

In alcune versioni del provvedimento, gli Stati sono chiamati a fornire i propri registri al Department of Homeland Security, che può utilizzare i sistemi federali di verifica della cittadinanza.

È un passaggio particolarmente sensibile perché il governo federale entrerebbe più direttamente nel processo di controllo delle liste elettorali statali.

L’amministrazione Trump considera questo meccanismo uno strumento per eliminare dai registri eventuali persone che non hanno diritto a votare.

Gli oppositori temono invece che gli strumenti di verifica possano produrre falsi positivi, cioè identificare erroneamente come non cittadini persone che invece hanno pieno diritto di voto.

Il problema dei documenti

Uno dei punti più controversi riguarda proprio la disponibilità dei documenti.

I sostenitori della legge replicano che un cittadino americano dovrebbe poter dimostrare la propria cittadinanza senza difficoltà e che il sistema servirebbe semplicemente a garantire che il voto sia riservato agli aventi diritto.

I critici rispondono che il problema non è l’esistenza del diritto, ma la possibilità concreta di dimostrarlo secondo le modalità previste dalla legge.

La discussione coinvolge quindi milioni di persone che potrebbero non avere immediatamente a disposizione un passaporto o un certificato di nascita facilmente utilizzabile.

È anche per questo che la proposta è diventata uno dei principali terreni di scontro tra Repubblicani e Democratici in vista delle midterm.

Trump: una questione di integrità elettorale

La Casa Bianca presenta il SAVE America Act come uno strumento fondamentale per proteggere il voto.

Il ragionamento dell’amministrazione è che se per votare alle elezioni federali bisogna essere cittadini americani, allora deve esistere un sistema efficace per verificare la cittadinanza e l’identità degli elettori.

La Casa Bianca sostiene inoltre che il provvedimento servirebbe a impedire che cittadini non americani possano essere inseriti nei registri elettorali.

Trump ha trasformato questa battaglia in una delle sue priorità politiche in vista delle elezioni di novembre.

Per i Repubblicani, il messaggio è quello dell’election integrity: rendere il voto più sicuro, verificare chi è effettivamente autorizzato a partecipare e ridurre il rischio di irregolarità.

Democratici e gruppi per il diritto di voto: “rischio di esclusione”

La lettura degli oppositori è completamente diversa.

Il problema, sostengono, non è impedire agli stranieri di votare: anche oggi, alle elezioni federali, soltanto i cittadini americani hanno diritto al voto.

La questione è invece se sia necessario introdurre un sistema federale che obblighi ogni elettore a produrre specifici documenti per dimostrare la cittadinanza.

Secondo i critici, il rischio è quello di trasformare un requisito pensato per combattere un fenomeno che considerano marginale in un ostacolo per cittadini perfettamente legittimati a votare.

Le associazioni per i diritti di voto sottolineano inoltre che l’impatto potrebbe essere particolarmente significativo per persone anziane, giovani, cittadini a basso reddito, persone che hanno cambiato nome o che hanno difficoltà a recuperare determinati documenti.

SAVE America Act e voto per posta: due battaglie diverse

A questo punto è importante non confondere i due dossier.

Il voto per posta riguarda soprattutto il modo in cui una scheda viene richiesta, spedita e restituita.

Il SAVE America Act riguarda invece principalmente la registrazione dell’elettore, la verifica della cittadinanza e l’identificazione al momento del voto.

Sono quindi due strumenti differenti all’interno di una stessa strategia politica: aumentare i controlli sulle elezioni federali.

Ma anche il loro percorso è diverso.

Le nuove regole sul voto per posta sono state introdotte dall’amministrazione attraverso un executive order e sono oggi oggetto di una battaglia giudiziaria.

Il SAVE America Act, invece, deve essere approvato dal Congresso e firmato dal presidente per diventare legge.

E proprio qui Trump ha incontrato finora una delle maggiori difficoltà.

Il SAVE America Act è già legge?

No.

Questo è un punto fondamentale.

Il provvedimento ha ottenuto il sostegno della maggioranza repubblicana alla Camera, ma il passaggio al Senato si è rivelato molto più complicato.

Ad agosto il Senato non è riuscito ad approvare nemmeno una versione più limitata incentrata sull’obbligo di presentare un documento fotografico per votare. La proposta si è fermata a 52 voti, ben al di sotto della soglia di 60 necessaria per superare l’ostruzionismo procedurale.

La versione completa del SAVE America Act, che combina prova documentale della cittadinanza per la registrazione, nuovi requisiti di identificazione e controlli sui registri elettorali, rimane quindi al centro della pressione politica della Casa Bianca e della leadership repubblicana, ma non è diventata legge.

Questo significa che non esiste oggi un nuovo requisito federale generalizzato che imponga a tutti gli americani di presentare un passaporto o un certificato di nascita per poter votare alle midterm del 3 novembre.

È una precisazione essenziale, soprattutto a ridosso delle elezioni.

Perché Trump insiste proprio adesso

La tempistica non è casuale.

Le midterm del 2026 determineranno la composizione della Camera dei Rappresentanti e del Senato per la seconda parte della presidenza Trump. Il controllo del Congresso sarà decisivo per la capacità del presidente di approvare la propria agenda legislativa.

La battaglia sulle regole elettorali si inserisce quindi in un contesto politico molto più ampio.

Trump vuole arrivare alle elezioni con un sistema che, secondo la sua amministrazione, offra maggiori garanzie contro frodi e irregolarità.

Gli oppositori temono invece che cambiamenti così profondi, introdotti o tentati a ridosso del voto, possano produrre confusione, contenziosi e soprattutto ostacoli per gli elettori.

Una corsa contro il calendario elettorale

Il problema comune a entrambe le controversie è dunque il tempo.

Il 3 novembre si avvicina rapidamente. Il North Carolina ha già iniziato a distribuire le schede per posta e altri Stati seguiranno nelle prossime settimane.

Nel frattempo, il contenzioso sul Postal Service continua davanti ai tribunali, mentre il Congresso non ha ancora approvato il SAVE America Act.

La situazione produce così un paradosso: le procedure elettorali sono già operative mentre Washington sta ancora discutendo se e come cambiarle.

Per il voto per posta, la domanda è se l’amministrazione Trump riuscirà a ottenere il via libera giudiziario alle nuove regole.

Per il SAVE America Act, la domanda è invece se il Congresso riuscirà ad approvare una legge che modifichi le modalità di registrazione e identificazione degli elettori prima delle elezioni.

La vera posta in gioco

Dietro entrambe le battaglie c’è una questione che va ben oltre il funzionamento di una busta o la validità di un documento.

La domanda è quanto potere debba avere il governo federale nel definire le regole delle elezioni e quanto debba invece rimanere nelle mani dei singoli Stati.

Trump sostiene che l’intervento federale sia necessario per garantire elezioni più sicure e uniformi.

Gli Stati e i suoi oppositori ribattono che il sistema americano è stato costruito proprio attribuendo alle autorità statali un ruolo centrale nella gestione del voto e che il presidente non può modificare unilateralmente le regole.

A poche settimane dalle midterm, dunque, negli Stati Uniti si sta combattendo una partita su più livelli: nei tribunali sul voto per posta, al Congresso sul SAVE America Act e, sullo sfondo, nella campagna elettorale per il controllo di Camera e Senato.

Il punto decisivo è che le elezioni del 3 novembre non saranno soltanto una sfida tra Repubblicani e Democratici per conquistare seggi.

Saranno anche il primo grande banco di prova per la nuova visione dell’amministrazione Trump sull’integrità elettorale, sulla verifica dell’identità degli elettori e sul ruolo del governo federale nella gestione del voto.

E mentre i candidati si preparano alla battaglia politica, gli Stati stanno già preparando le urne.

La domanda, a questo punto, è se le regole con cui gli americani voteranno a novembre saranno le stesse con cui hanno iniziato a prepararsi alle elezioni, oppure se tribunali, Congresso e Casa Bianca riusciranno ancora a modificarle prima che milioni di cittadini depositino la propria scheda.

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