WASHINGTON DC – La tensione tra Stati Uniti e Iran torna a salire nel Golfo con una nuova escalation che coinvolge navi, infrastrutture militari e rotte energetiche strategiche. Il Comando Centrale americano (CENTCOM) ha annunciato la distruzione di cinque petroliere iraniane nella giornata dell’8 settembre, sostenendo che l’operazione sia arrivata dopo due tentativi dell’IRGC, il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica, di colpire con missili balistici una nave da guerra della Marina statunitense.
Secondo la versione fornita da Washington, la nave americana sarebbe riuscita a evitare entrambi gli attacchi e avrebbe continuato il pattugliamento nelle acque regionali. Nessun militare statunitense sarebbe rimasto ferito.
Cinque petroliere colpite nel Golfo di Oman e vicino a Kharg
L’operazione americana ha interessato quattro petroliere nel Golfo di Oman e una quinta imbarcazione nelle vicinanze dell’isola di Kharg.
CENTCOM ha identificato le navi come M/T Kaviz, M/T Charminar, M/T Horizon 1 e M/T Riesco, colpite nel Golfo di Oman, e M/T Derya, raggiunta nei pressi di Kharg.
Il comando americano ha inoltre riferito che gli equipaggi sarebbero stati invitati ad abbandonare le imbarcazioni prima degli attacchi, prima che le navi venissero rese inutilizzabili.
Per Washington, le petroliere farebbero parte di una rete finanziaria clandestina multimiliardaria riconducibile all’Iran, attraverso la quale verrebbero generate risorse destinate all’IRGC e ai suoi gruppi alleati nella regione.
L’operazione rappresenta una nuova fase della strategia americana contro le infrastrutture marittime iraniane. Già il 5 settembre, CENTCOM aveva annunciato la distruzione di altre tre petroliere iraniane dopo il tentativo dell’IRGC di colpire una portaerei e un cacciatorpediniere statunitensi.
Teheran rivendica la risposta contro le navi Usa
La reazione iraniana è arrivata attraverso l’IRGC, che ha rivendicato una serie di attacchi contro obiettivi americani e imbarcazioni nella regione.
La Guardia rivoluzionaria ha sostenuto di aver preso di mira due unità navali statunitensi e otto petroliere nelle acque del Golfo e nei pressi dello Stretto di Hormuz, affermando di aver provocato danni ingenti.
Si tratta però di affermazioni provenienti da Teheran che non risultano confermate dagli Stati Uniti. Le autorità americane hanno infatti ribadito che i tentativi iraniani contro le proprie navi da guerra sono falliti.
La nuova escalation si inserisce in una fase particolarmente delicata per la navigazione nello Stretto di Hormuz, dove le operazioni militari stanno provocando forti ripercussioni sul traffico commerciale e sui mercati energetici.
Dall’Iran 20 missili contro una base Usa in Giordania
La risposta iraniana ha coinvolto anche la Giordania, dove sono presenti forze americane.
Secondo le Forze armate giordane, l’Iran ha lanciato 20 missili balistici verso il territorio del regno. I sistemi di difesa aerea hanno intercettato e distrutto 18 dei 20 vettori, mentre gli altri due sarebbero caduti in aree non abitate.
Non sono state segnalate vittime nell’attacco. L’IRGC ha invece sostenuto di aver colpito una base utilizzata dalle forze statunitensi nell’area di Al Azraq, affermando di aver preso di mira strutture militari presenti nell’installazione.
Lo Stretto di Hormuz al centro della nuova escalation
La nuova ondata di attacchi arriva in un momento di forte pressione sul traffico marittimo del Golfo. L’Iran ha annunciato nuove restrizioni alla navigazione e ha minacciato ulteriori azioni contro le petroliere che dovessero attraversare determinate aree.
Secondo Reuters, l’escalation ha già provocato una forte riduzione dei flussi attraverso lo Stretto di Hormuz, con pesanti conseguenze sui mercati petroliferi. Il Brent è tornato sopra i 100 dollari al barile, alimentando i timori per una nuova crisi dell’offerta energetica globale.
Il confronto tra Washington e Teheran assume così una dimensione sempre più ampia: agli attacchi contro le forze militari si aggiunge ora la pressione sul traffico petrolifero e commerciale, con il rischio di coinvolgere direttamente anche altri Paesi della regione.