Trump torna in campagna elettorale per le midterm: economia e immigrazione mettono alla prova la Casa Bianca

di Stefano Scibilia

WASHINGTON DC – Il presidente Donald Trump torna in prima linea nella campagna per le elezioni di metà mandato, a poco più di un mese dal voto del 3 novembre. Dopo le tappe in Texas e Oklahoma, il presidente prosegue il suo tour politico con una manifestazione in Alabama venerdì e un appuntamento in Ohio sabato, mentre l’amministrazione cerca di rafforzare il sostegno al Partito Repubblicano in vista di una consultazione che rappresenterà anche un passaggio politico importante per la seconda amministrazione Trump.

Il ritorno ai grandi comizi arriva però in un momento nel quale l’economia e il costo della vita rappresentano uno dei principali punti di attenzione per la Casa Bianca. Secondo il nuovo sondaggio AP-NORC, appena il 26% degli adulti americani approva il modo in cui Trump sta gestendo l’economia, mentre il consenso sulla gestione del costo della vita scende ancora più in basso. Il dato sull’economia rappresenta il livello più basso registrato finora da AP-NORC durante il secondo mandato.

La questione economica si intreccia direttamente con la percezione degli americani sull’aumento dei prezzi. Una quota significativa degli intervistati attribuisce alle politiche di Trump almeno una parte della responsabilità per il livello dei prezzi, mentre una maggioranza ritiene che la situazione economica del Paese sia peggiorata rispetto alla sua rielezione.

È soprattutto questo il terreno sul quale si giocherà una parte della partita politica delle prossime settimane: prezzi, carburanti, occupazione e potere d’acquisto, temi che hanno un impatto immediato sulla vita quotidiana e che possono risultare più difficili da ricondurre alla tradizionale contrapposizione ideologica tra Democratici e Repubblicani.

Trump punta nuovamente sui comizi

Il presidente sembra intenzionato a utilizzare direttamente la propria capacità di mobilitazione politica per sostenere i candidati repubblicani.

Le prime tappe della nuova fase elettorale hanno avuto luogo in Texas e Oklahoma, due Stati fortemente repubblicani, mentre Alabama e Ohio rappresentano i successivi appuntamenti. Il calendario è destinato a intensificarsi con l’avvicinarsi del voto.

La scelta di tornare sul palco arriva in un momento nel quale il Partito Repubblicano deve difendere il proprio controllo del Congresso e affrontare una serie di competizioni che, in diversi Stati, stanno diventando più combattute.

Trump ha continuato a legare la campagna alla propria agenda economica e alla promessa di intervenire sul costo della vita, mentre ha rilanciato anche una proposta particolarmente ambiziosa: un pagamento di 5.000 dollari agli adulti americani qualora i Repubblicani mantengano il controllo del Congresso, finanziato attraverso una parte delle entrate derivanti dai dazi. La proposta avrebbe un costo potenziale molto elevato per il bilancio federale ed è destinata a essere uno degli elementi della discussione politica nelle prossime settimane.

La campagna, dunque, non è soltanto una mobilitazione dei candidati locali. È sempre più una verifica della capacità di Trump di trasformare la propria presenza politica nazionale in sostegno concreto per il partito.

Il nodo dell’economia e il costo della vita

Il dato del 26% sull’economia assume particolare rilievo perché arriva proprio mentre Trump sta cercando di fare della propria agenda economica uno dei principali argomenti della campagna. Il problema non riguarda soltanto la valutazione generale dell’economia. Il costo della vita è diventato una questione centrale per gli elettori, con i prezzi ancora percepiti come troppo elevati e il potere d’acquisto delle famiglie sotto pressione.

Nel sondaggio AP-NORC, il 65% degli adulti attribuisce alle politiche di Trump la responsabilità per prezzi più alti del normale. Allo stesso tempo, il dato presenta una forte divisione politica: tra gli elettori repubblicani prevale invece la convinzione che l’aumento dei prezzi dipenda soprattutto da fattori al di fuori del controllo del presidente. È una frattura significativa perché mostra come la lettura dell’economia americana sia fortemente condizionata dall’appartenenza politica.

Anche il mercato del lavoro offre elementi di attenzione. I dati più recenti mostrano una crescita occupazionale debole, con appena 29 mila nuovi posti di lavoro nel mese di settembre e un aumento della disoccupazione. Il quadro rende ancora più delicato il messaggio che la Casa Bianca dovrà portare nei comizi. Trump può rivendicare una serie di interventi economici e commerciali della sua amministrazione, ma la percezione dell’elettore non viene determinata soltanto dagli indicatori macroeconomici. Per milioni di famiglie, la misura dell’economia rimane soprattutto il prezzo della benzina, della spesa alimentare, dell’affitto e delle altre spese quotidiane. Ed è proprio su questo terreno che il consenso presidenziale sta mostrando le maggiori difficoltà.

Immigrazione, la nuova sfida arriva dalla Corte Suprema

Mentre Trump torna a fare campagna, un altro pilastro della sua agenda politica torna al centro dell’attenzione, questa volta davanti alla Corte Suprema degli Stati Uniti. I giudici hanno deciso di esaminare la controversia sulla politica dell’amministrazione che prevede, in determinate categorie di casi, la detenzione obbligatoria degli immigrati senza la possibilità di ottenere un’udienza per la cauzione. Il caso riguarda Ricardo Aparecido Barbosa da Cunha, cittadino brasiliano che, secondo gli atti del procedimento, è entrato illegalmente negli Stati Uniti circa vent’anni fa e aveva presentato una richiesta di asilo nel 2016. Dopo il suo arresto nel settembre 2025, ha chiesto un’udienza per valutare la possibilità di essere rilasciato durante il procedimento di immigrazione.

Secondo i suoi avvocati, l’uomo non è mai stato accusato o condannato per un reato. Il punto che la Corte Suprema dovrà affrontare è più ampio del singolo caso: gli immigrati che si trovano già da tempo negli Stati Uniti possono avere diritto a un’udienza nella quale un giudice valuti se debbano rimanere detenuti mentre contestano la loro possibile deportazione? La questione nasce da una diversa interpretazione delle norme federali sull’immigrazione. L’amministrazione Trump sostiene che la legge consenta la detenzione obbligatoria in determinate circostanze e che il nuovo approccio sia necessario per garantire un’applicazione uniforme della normativa. Diversi tribunali federali hanno però raggiunto conclusioni differenti, creando una vera e propria frattura tra i circuiti giudiziari federali. La Corte Suprema sarà quindi chiamata a intervenire su una delle questioni più importanti della politica migratoria della seconda amministrazione Trump.

Cosa cambia per gli immigrati detenuti

La questione delle bond hearings è particolarmente importante perché un’udienza sulla cauzione non stabilisce se una persona debba essere deportata. Sono due procedimenti differenti. L’udienza riguarda infatti la possibilità che una persona detenuta possa essere rilasciata, eventualmente dietro pagamento di una cauzione, mentre il procedimento di rimozione stabilisce successivamente la questione relativa al suo status migratorio e alla permanenza negli Stati Uniti. Il sistema statunitense prevede normalmente che, in determinate circostanze, un immigrato detenuto possa chiedere a un giudice dell’immigrazione di riesaminare la decisione sulla custodia.

La politica contestata dall’amministrazione Trump restringe fortemente questa possibilità per alcune categorie di persone, sostenendo che una specifica disposizione della legislazione federale imponga la detenzione senza udienza. È proprio questa interpretazione che ha prodotto il contrasto tra i tribunali. La posta in gioco è significativa perché una decisione della Corte Suprema potrebbe stabilire quale interpretazione delle norme debba essere applicata a livello nazionale, influenzando il modo in cui l’ICE gestisce una parte consistente delle persone fermate all’interno degli Stati Uniti. La decisione arriverà nel corso del nuovo termine della Corte, mentre l’amministrazione sta portando avanti la più ampia offensiva contro l’immigrazione irregolare del secondo mandato Trump.

L’ICE cambia le regole dopo gli incidenti durante i controlli

Parallelamente alla battaglia giudiziaria, nelle ultime ore è emerso un altro sviluppo significativo riguardante l’ICE. L’agenzia ha emanato nuove direttive interne sulle operazioni di controllo dei veicoli, imponendo limiti più stringenti agli agenti. La nuova linea vieta agli agenti di effettuare inseguimenti automobilistici ad alta velocità. In caso di fuga, gli operatori devono invece raccogliere le informazioni relative al veicolo e utilizzarle per eventuali attività investigative successive. Anche i normali controlli stradali vengono sottoposti a requisiti più severi. Gli agenti devono avere una formazione specifica per poter effettuare determinate operazioni e vengono rafforzati gli obblighi relativi alle body camera, ai veicoli dotati di luci e sirene e alle procedure operative.

Soltanto personale adeguatamente addestrato può utilizzare tecniche come il blocco fisico del veicolo o gli strumenti per forarne gli pneumatici. Il cambiamento arriva dopo una serie di episodi nei quali agenti dell’immigrazione hanno utilizzato le armi da fuoco durante controlli o inseguimenti, con almeno quattro persone uccise e diverse altre ferite dall’anno scorso. La nuova direttiva rappresenta quindi un tentativo di definire con maggiore precisione ciò che gli agenti possono e non possono fare durante le operazioni stradali. Non significa, però, una sospensione dei controlli. L’ICE continuerà a effettuare fermate e arresti nell’ambito delle proprie attività di enforcement.

La questione della forza usata dagli agenti

Il tema è diventato particolarmente sensibile dopo una serie di incidenti mortali avvenuti durante le operazioni dell’agenzia. Negli ultimi mesi alcuni episodi hanno attirato l’attenzione nazionale, alimentando domande sulle modalità con cui vengono condotte le operazioni sul territorio e sulla preparazione degli agenti. Anche al Congresso sono aumentate le richieste di chiarimenti sul sistema di controllo interno dell’ICE e sulle procedure utilizzate per valutare gli episodi nei quali gli agenti fanno uso della forza.

L’amministrazione sostiene che gli operatori ricevano formazione specifica, compresa quella relativa alla gestione delle situazioni di pericolo e alla de-escalation. La nuova direttiva sulle fermate stradali introduce però un ulteriore livello di cautela, soprattutto dopo gli episodi nei quali un normale controllo del traffico è degenerato rapidamente in una situazione potenzialmente letale. È un altro fronte sul quale la politica migratoria di Trump viene sottoposta a una verifica concreta: non soltanto la possibilità di arrestare e deportare, ma anche le modalità attraverso cui l’enforcement viene effettuato sul terreno.

Una giornata che fotografa la seconda amministrazione Trump

I tre sviluppi delle ultime ore raccontano, in modi differenti, la stessa fase politica. Da una parte c’è Trump candidato, impegnato a percorrere il Paese e a chiedere agli elettori di sostenere i Repubblicani nelle elezioni di novembre. Dall’altra c’è Trump presidente, alle prese con un’economia che continua a rappresentare un problema sul piano della percezione pubblica e con una politica sull’immigrazione che viene contestata nei tribunali federali e ora approda davanti alla Corte Suprema.

E poi c’è l’apparato dello Stato, rappresentato dall’ICE, che modifica le proprie procedure operative dopo una serie di incidenti che hanno sollevato interrogativi sull’utilizzo della forza. Il risultato è un quadro nel quale la campagna elettorale e l’attività di governo si sovrappongono sempre di più. Trump ha costruito una parte importante della propria identità politica sulla promessa di rafforzare il controllo delle frontiere, aumentare le deportazioni e rendere più incisiva l’applicazione delle leggi sull’immigrazione. Allo stesso tempo, l’amministrazione deve dimostrare che questa politica può essere applicata entro i limiti stabiliti dalla legge e secondo procedure operative sostenibili. La Corte Suprema potrebbe ora contribuire a definire proprio questi limiti.

Il mese decisivo verso il voto

Manca poco più di un mese alle elezioni di metà mandato e la Casa Bianca entra così nella fase più intensa della campagna. Economia, costo della vita, immigrazione e sicurezza saranno inevitabilmente tra i temi centrali del confronto politico. Trump continuerà a utilizzare i comizi per presentare agli elettori il bilancio della sua amministrazione e per sostenere i candidati repubblicani. Il dato economico di AP-NORC indica però che una parte consistente dell’opinione pubblica non considera ancora convincenti i risultati ottenuti sul fronte del costo della vita.

Sul fronte migratorio, invece, l’amministrazione continua ad applicare una linea molto rigorosa, ma deve contemporaneamente affrontare il vaglio dei tribunali e intervenire sulle proprie procedure operative. La campagna di Trump entra dunque nella sua fase più delicata proprio mentre le principali politiche della sua presidenza vengono sottoposte a tre verifiche diverse: quella degli elettori, quella dei giudici e quella della macchina amministrativa chiamata ad applicarle. Le prossime settimane diranno quale di queste tre dimensioni finirà per pesare maggiormente sul dibattito politico americano alla vigilia del voto del 3 novembre.