Trump tra politica estera e midterm, oggi il presidente torna in Texas per sostenere i candidati repubblicani

di Stefano Scibilia

WASHINGTON DC – La campagna per le elezioni di metà mandato entra nella fase decisiva e Donald Trump torna direttamente sul terreno elettorale. Oggi il presidente sarà a San Antonio, in Texas, per un comizio organizzato a sostegno dei candidati repubblicani, in un momento particolarmente delicato per il partito a meno di un mese dal voto del 3 novembre. La trasferta texana rappresenta il terzo viaggio di Trump nello Stato nell’arco di un mese e conferma quanto il Texas sia diventato un appuntamento centrale nella strategia repubblicana per le midterm. Trump parlerà al Freeman Coliseum alle 18 ora locale (mezzanotte in Italia), affiancato tra gli altri dal candidato repubblicano al Senato Ken Paxton e dal candidato alla Camera Carlos De La Cruz.

Il Texas al centro della battaglia per il Congresso

Il Texas resta uno Stato a forte tradizione repubblicana, ma questa volta diverse competizioni stanno attirando una particolare attenzione nazionale. La corsa per il Senato tra Paxton e il democratico James Talarico è diventata una delle sfide più osservate del ciclo elettorale, mentre nel South Texas sono in gioco alcuni collegi considerati importanti per gli equilibri della Camera. La particolare attenzione di Trump verso lo Stato arriva anche alla luce del risultato del 2024, quando il presidente vinse il Texas con un margine di 14 punti. Il quadro politico che si presenta alle midterm è però più competitivo e il presidente sta intensificando la propria presenza sul territorio per cercare di mobilitare l’elettorato repubblicano. Il caso di San Antonio è particolarmente significativo anche per la Camera. Il 35° distretto congressuale del Texas è stato ridisegnato e rappresenta uno dei terreni sui quali i repubblicani puntano per difendere la loro maggioranza a Washington. De La Cruz sarà tra gli esponenti repubblicani presenti sul palco insieme a Trump.

Trump punta sulla mobilitazione della sua base

Il messaggio del presidente sarà quindi inevitabilmente legato alle elezioni. A meno di quattro settimane dal voto, Trump sta utilizzando i propri comizi per spingere la partecipazione degli elettori repubblicani e sostenere personalmente i candidati che ha scelto di appoggiare. La sua presenza in Texas arriva dopo un’altra serie di iniziative elettorali e dopo la convention repubblicana organizzata a Dallas il mese scorso. La campagna del presidente sta concentrando risorse anche sulle competizioni più combattute, mentre il controllo del Congresso resta uno degli obiettivi centrali della strategia politica del Partito Repubblicano. La corsa texana assume inoltre un significato particolare per Trump perché Paxton è un candidato da lui sostenuto direttamente. Il presidente ha quindi un interesse politico evidente nel rafforzarne la candidatura e nel portare alle urne il maggior numero possibile di elettori repubblicani.

Le polemiche sugli spot pagati con denaro pubblico

La campagna elettorale si intreccia intanto con la gestione politica della Casa Bianca. Trump ha annunciato che intende utilizzare fondi della propria campagna politica per pagare gli annunci pubblicitari controversi legati alla sua agenda sull’immigrazione, dopo le polemiche sull’impiego di risorse federali. Il problema riguarda soprattutto quanto già speso. Secondo AdImpact, quasi 12 milioni di dollari di pubblicità sono già stati trasmessi, all’interno di un contratto da 20 milioni di dollari gestito dal Department of Homeland Security. Non risulta però, al momento, un piano per restituire al governo federale le somme già utilizzate. È una questione destinata a rimanere al centro del dibattito sulla separazione tra comunicazione istituzionale e comunicazione politica, soprattutto mentre l’amministrazione entra nella fase più intensa della campagna per le midterm.

Iran, Trump cita Los Angeles e San Diego: “Possono colpire una città”

È soprattutto una frase pronunciata da Trump durante il comizio di lunedì sera in Nebraska ad aver aperto un nuovo fronte di polemica per la Casa Bianca. Mentre parlava della guerra con l’Iran e dell’impatto del conflitto sui prezzi della benzina, il presidente ha sostenuto che il costo economico della guerra rappresenti un prezzo limitato da pagare per garantire la sicurezza degli Stati Uniti e del mondo. Poi il riferimento diretto alle città americane. Trump ha detto: “Possono colpire una città. Lasciateli colpire Los Angeles, lasciateli colpire San Diego. Questo è un prezzo molto piccolo da pagare”, aggiungendo subito dopo che il conflitto sarebbe terminato “molto presto”.

Le parole hanno provocato una reazione immediata, soprattutto in California. Il governatore Gavin Newsom ha contestato duramente la dichiarazione, interpretandola come un riferimento alla possibilità di lasciare che l’Iran colpisca due grandi città dello Stato. La Casa Bianca ha però respinto questa lettura. Il direttore della comunicazione Steven Cheung ha sostenuto che Trump non stesse auspicando un attacco contro città americane, ma stesse spiegando quale sarebbe stato il rischio se l’Iran avesse mantenuto la capacità di sviluppare un’arma nucleare. Secondo Cheung, il presidente stava quindi sostenendo che gli Stati Uniti hanno agito militarmente proprio per impedire a Teheran di arrivare a rappresentare una simile minaccia.

Il chiarimento della Casa Bianca è particolarmente importante perché la frase di Trump è arrivata all’interno di un discorso elettorale sulle conseguenze economiche della guerra. Il presidente aveva appena sostenuto che il conflitto avrebbe avuto effetti temporanei sui prezzi dell’energia e che la sua amministrazione stava proteggendo gli Stati Uniti da una minaccia molto più grave. Il tema dell’Iran si intreccia così direttamente con la campagna per le midterm. L’aumento del costo della benzina e le conseguenze economiche della guerra sono infatti diventati temi sensibili per i repubblicani a poche settimane dal voto.

Il colloquio con Putin e il caso della peste in Siberia

Nel frattempo Trump ha annunciato anche una telefonata con il presidente russo Vladimir Putin. Al centro del colloquio dovrebbe esserci, tra gli altri temi, il possibile caso di peste emerso in un istituto di ricerca in Siberia dopo la morte di un dipendente di laboratorio. Trump ha spiegato di voler ricevere ulteriori informazioni da Mosca e ha affermato che gli Stati Uniti stanno già seguendo la situazione attraverso i propri esperti. “Abbiamo esperti brillanti”, ha detto il presidente, sostenendo che gli specialisti americani siano informati sull’evoluzione del caso. La Casa Bianca vuole inoltre che la Russia condivida maggiori informazioni con gli esperti statunitensi, mentre Trump ha lasciato intendere che la questione sarà affrontata direttamente con Putin.

Una giornata tra campagna elettorale e politica estera

La giornata di Trump restituisce così l’immagine di una presidenza impegnata contemporaneamente su due piani che ormai procedono quasi in parallelo: da una parte la gestione dei dossier internazionali e dell’attività della Casa Bianca, dall’altra la campagna per le elezioni di metà mandato. Il viaggio a San Antonio rappresenta soprattutto questo secondo fronte. Trump porta la propria figura direttamente nella campagna elettorale per cercare di sostenere i candidati repubblicani e mobilitare gli elettori a meno di un mese dal voto. Il Texas, in questo senso, è un banco di prova particolarmente importante. Le competizioni per il Senato e per la Camera hanno attirato l’attenzione delle organizzazioni politiche nazionali e stanno trasformando lo Stato in uno dei principali terreni della battaglia per il Congresso.

Ma mentre Trump sale sul palco di San Antonio, dalla Casa Bianca arrivano anche le altre questioni che hanno segnato le ultime ore: i milioni di dollari spesi per gli spot finanziati con fondi pubblici, le precisazioni sulle parole sull’Iran e il confronto diretto con Putin sul caso sanitario in Siberia. È una fotografia della presidenza Trump alla vigilia delle midterm: la politica estera, la comunicazione della Casa Bianca e la campagna elettorale sono sempre più intrecciate, con il presidente chiamato a gestire contemporaneamente il ruolo istituzionale e quello di principale protagonista della mobilitazione repubblicana.