Editoriale di Pasquale Vacirca
Ingegnere strutturista | Esperto di infrastrutture complesse e decommissioning nucleare
La domanda prima della risposta
Per quasi quarant’anni il nome di Chernobyl è stato associato alla paura, al rischio e alla diffidenza verso l’energia nucleare. Nel 2011, il disastro della centrale di Fukushima Daiichi in Giappone ha riportato al centro del dibattito mondiale il tema della sicurezza degli impianti nucleari.
Quegli eventi hanno lasciato un segno profondo nell’opinione pubblica e hanno influenzato le scelte energetiche di numerosi Paesi.
Eppure oggi, in un mondo segnato dalla crisi climatica, dalla crescente domanda di elettricità, dalla trasformazione digitale, dall’espansione dell’intelligenza artificiale e dalle nuove tensioni geopolitiche, il nucleare è tornato al centro dell’agenda internazionale.
La domanda quindi è inevitabile:
il nucleare rappresenta ancora una parte del futuro energetico mondiale?
Per comprendere il presente è necessario conoscere il passato.
Dalla crescita del nucleare alla lezione di Chernobyl
La costruzione di reattori nucleari ha conosciuto una crescita straordinaria nella seconda metà del Novecento. Dalle prime applicazioni sperimentali degli anni Cinquanta si è arrivati, prima dell’incidente di Chernobyl nel 1986, a quasi quattrocento reattori operativi nel mondo.
Una centrale nucleare è, dal punto di vista industriale, una centrale termoelettrica nella quale il calore viene prodotto attraverso il processo di fissione nucleare di materiali come l’uranio e, in alcuni casi, il plutonio.
Il calore generato viene utilizzato per produrre vapore che alimenta turbine destinate alla produzione di energia elettrica.
Uno dei principali vantaggi dell’energia nucleare è la capacità di garantire una produzione energetica continua e programmabile, con emissioni dirette di gas climalteranti molto basse rispetto alle centrali alimentate con carbone, petrolio o gas naturale.
Allo stesso tempo, il nucleare richiede investimenti iniziali molto elevati, tempi di realizzazione importanti e una gestione estremamente rigorosa dell’intero ciclo di vita dell’impianto: progettazione, costruzione, esercizio, gestione dei materiali radioattivi e successivo smantellamento.
Chernobyl e Fukushima: due eventi che hanno cambiato la storia
L’incidente di Chernobyl del 1986 rappresentò uno spartiacque nella storia dell’energia nucleare.
Oltre alle drammatiche conseguenze umane e ambientali, modificò profondamente la percezione collettiva della tecnologia nucleare e portò molti Paesi a rivedere i propri programmi energetici.
Nel 2011 il disastro di Fukushima Daiichi, provocato da un terremoto seguito da uno tsunami, riaprì il dibattito globale sulla sicurezza degli impianti nucleari.
Tuttavia questi eventi non hanno fermato la ricerca scientifica.
Al contrario, hanno accelerato lo sviluppo di nuovi standard di sicurezza, sistemi di controllo più avanzati e soluzioni tecnologiche capaci di ridurre ulteriormente i rischi.
La progettazione di una moderna centrale nucleare coinvolge oggi competenze multidisciplinari che comprendono ingegneria nucleare, strutturale, meccanica ed elettrica, geotecnica, ingegneria sismica, automazione, informatica, robotica, cybersicurezza e intelligenza artificiale.
La nuova frontiera: sicurezza, efficienza e reattori modulari
L’evoluzione tecnologica ha portato allo sviluppo degli SMR (Small Modular Reactors), reattori modulari di dimensioni più contenute rispetto alle grandi centrali tradizionali.
Con potenze generalmente fino a circa 300 MW, gli SMR rappresentano una delle tecnologie più studiate per il futuro del settore.
La loro modularità permette la produzione di numerosi componenti in ambienti industriali controllati e una maggiore flessibilità nella realizzazione degli impianti.
La diffusione commerciale degli SMR è ancora nelle fasi iniziali, ma questa tecnologia viene considerata strategica da molti Paesi per integrare nuovi sistemi energetici.
Parallelamente, la ricerca continua a lavorare sulla riduzione della quantità e della pericolosità dei rifiuti radioattivi, sull’efficienza dei reattori e sull’integrazione dell’energia nucleare nei futuri sistemi elettrici.
Energia e geopolitica: il ritorno della sicurezza energetica
Il ritorno del nucleare non può essere spiegato soltanto attraverso l’innovazione tecnologica.
Negli ultimi anni il sistema energetico mondiale è cambiato profondamente.
La guerra in Ucraina, le tensioni internazionali, l’instabilità dei mercati del gas e del petrolio, le sanzioni economiche, gli attacchi alle infrastrutture energetiche e la competizione strategica tra grandi potenze hanno riportato al centro un concetto fondamentale: la sicurezza energetica.
L’energia non è più soltanto una questione economica o ambientale.
È diventata uno strumento di politica estera, sicurezza nazionale e competitività industriale.
La capacità di produrre energia stabile e programmabile rappresenta oggi un elemento strategico per ridurre la vulnerabilità dei Paesi rispetto alle crisi internazionali e alle oscillazioni dei mercati.
Durante la COP28 del 2023 numerosi Paesi hanno sottoscritto la Declaration to Triple Nuclear Energy, impegnandosi a favorire un aumento significativo della capacità nucleare mondiale entro il 2050, riconoscendo il ruolo che questa tecnologia può avere nella riduzione delle emissioni e nella sicurezza energetica.
Guardare avanti senza dimenticare il passato
Oggi diversi Paesi stanno investendo nuovamente nel nucleare: dagli Stati Uniti al Regno Unito, dalla Cina alla Russia, fino a nuove realtà come Turchia, Egitto e Bangladesh.
Questo non significa che il nucleare sarà l’unica risposta alla domanda energetica globale.
Il futuro energetico sarà probabilmente costruito attraverso una combinazione di tecnologie: energie rinnovabili, sistemi di accumulo, reti intelligenti, efficienza energetica e, in alcuni Paesi, anche energia nucleare.
La storia insegna che nessuna tecnologia è priva di rischi.
Ma insegna anche che conoscenza, ricerca e innovazione possono trasformare gli errori del passato in strumenti per costruire soluzioni migliori.
Il dibattito sul nucleare continuerà a dividere opinioni e sensibilità. Proprio per questo deve essere affrontato con rigore scientifico, dati verificabili e spirito critico, evitando sia il rifiuto pregiudiziale sia l’entusiasmo acritico.
Perché le scelte energetiche di oggi non riguardano soltanto l’elettricità che utilizziamo.
Riguardano il modello di sviluppo, la sicurezza e il futuro delle prossime generazioni.
Pasquale Vacirca
L’autore
Pasquale Vacirca è un ingegnere strutturista con oltre trent’anni di esperienza nella progettazione civile, strutturale e industriale nel Regno Unito e in Europa.
Nel corso della sua attività professionale ha maturato competenze nella gestione di progetti infrastrutturali complessi, nella sicurezza strutturale e nelle attività di decommissioning di impianti nucleari.
È fondatore di PV Consulting, società di consulenza di ingegneria strutturale con sede nel Regno Unito, membro di FORMA, network internazionale che riunisce architetti, sviluppatori, ingegneri, urbanisti e progettisti impegnati nella trasformazione dei territori, e collabora con VERTIPORTS Enterprise Ltd nello sviluppo delle infrastrutture per la mobilità aerea avanzata.
Le riflessioni contenute in questo editoriale sono espresse a titolo esclusivamente personale e non rappresentano la posizione di aziende, organizzazioni o enti con cui collabora.
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