Midterm, cosa cambia per Trump: i dossier e gli scontri che segneranno i prossimi mesi

di Stefano Scibilia corrispondente dalla Casa Bianca

WASHINGTON DC – La sconfitta elettorale del 3 novembre ha cambiato gli equilibri politici a Washington, ma non sembra aver modificato le intenzioni di Donald Trump. Dopo la conquista di entrambe le Camere del Congresso da parte dei democratici, il presidente ha avviato una riorganizzazione della propria squadra, scegliendo di affidarsi ancora di più a figure di assoluta fiducia. Una strategia che punta sulla continuità politica e sulla fedeltà personale, proprio mentre si avvicina una stagione in cui l’amministrazione dovrà confrontarsi con un’opposizione parlamentare più forte.

Stephen Miller nuovo capo dello staff: esce Susie Wiles

La prima decisione riguarda uno degli incarichi più importanti dell’intera amministrazione. Stephen Miller sarà il nuovo capo dello staff della Casa Bianca a partire dal 9 novembre, prendendo il posto di Susie Wiles, che passerà a occuparsi dell’organizzazione politica di Trump.

Miller, già tra i principali architetti delle politiche migratorie e uno dei consiglieri più influenti del presidente, assume così un ruolo centrale nella gestione quotidiana dell’amministrazione. La sua nomina non rappresenta un’apertura verso posizioni più moderate dopo la sconfitta elettorale. Al contrario, rafforza il peso di una figura che ha contribuito a definire alcune delle scelte più controverse della presidenza, soprattutto in materia di immigrazione.

L’uscita di Wiles arriva dopo settimane di tensioni e ricostruzioni sui rapporti interni alla squadra presidenziale. Il risultato elettorale ha inevitabilmente alimentato interrogativi sulla gestione politica della Casa Bianca, ma Trump ha scelto di non affidare la fase successiva a una figura esterna o a un profilo considerato più conciliante.

Dana White possibile portavoce della Casa Bianca

Un’altra possibile novità riguarda la comunicazione presidenziale. Trump ha offerto a Dana White, presidente della UFC e suo storico amico, l’incarico di portavoce della Casa Bianca. White, che si trovava a Londra quando è emersa la notizia, dovrebbe incontrare il presidente lunedì 9 novembre. Al momento, tuttavia, non ha confermato di voler accettare la proposta. La posizione è vacante dopo l’uscita di Karoline Leavitt alla fine di agosto e la brevissima permanenza della sua successora, Katie Zacharia, rimasta in carica appena cinque giorni.

Il rapporto tra Trump e White è di lunga data e va oltre l’amicizia personale. Il presidente ha più volte utilizzato gli eventi della UFC come occasione di visibilità pubblica e nel mese di giugno ha persino ospitato un combattimento sul South Lawn della Casa Bianca. L’eventuale ingresso di White confermerebbe la volontà di Trump di affidare la comunicazione a una persona che conosce bene e che condivide il suo stile diretto, anche al di fuori dei tradizionali circuiti politici e istituzionali.

Trump chiede indagini sui democratici, Johnson lascia la leadership repubblicana

Sul fronte interno, il presidente ha chiesto al Dipartimento di Giustizia di indagare su alcuni esponenti democratici, dopo le iniziative annunciate dall’opposizione contro la sua amministrazione. Tra i nomi finiti nel dibattito figurano il deputato Robert Garcia e la senatrice Elissa Slotkin. Trump ha accusato i democratici di utilizzare le minacce di indagini come strumento di pressione politica. Resta tuttavia fondamentale distinguere tra l’attività di controllo parlamentare, che rientra nelle prerogative del Congresso, e l’eventuale esistenza di condotte penalmente rilevanti. La richiesta del presidente non equivale, di per sé, all’accertamento di un reato.

Anche tra i repubblicani si prepara un cambiamento ai vertici. Mike Johnson ha annunciato che non si candiderà per guidare il gruppo repubblicano alla Camera nella nuova legislatura. La decisione non significa che lascerà immediatamente la carica di Speaker: resterà alla guida della Camera fino alla conclusione dell’attuale Congresso e al passaggio di maggioranza previsto a gennaio. Per la successione alla leadership repubblicana sono in corsa Steve Scalise e Jim Jordan, con una votazione attesa il 10 novembre. Dall’altra parte, Hakeem Jeffries si prepara a diventare il nuovo Speaker della Camera, primo afroamericano a ricoprire l’incarico. Al Senato, Chuck Schumer dovrebbe invece assumere la guida della maggioranza democratica, mentre John Thune passerà all’opposizione.

Da gennaio il Congresso democratico: indagini e controllo sulla Casa Bianca

Il nuovo Congresso, il 120esimo, si insedierà il 3 gennaio 2027 e segnerà l’inizio di una fase completamente diversa per Trump. Per la prima volta durante il suo secondo mandato, il presidente dovrà confrontarsi con un Parlamento controllato dagli avversari. Uno dei principali terreni di scontro sarà quello delle indagini sull’amministrazione. I democratici intendono utilizzare i poteri delle commissioni parlamentari per chiedere documenti, convocare audizioni e verificare le decisioni prese dalla Casa Bianca.

Robert Garcia è indicato come possibile guida della commissione Oversight della Camera. Da questa posizione potrebbero partire approfondimenti sui rapporti economici della famiglia Trump, sulle attività legate alle criptovalute, sui possibili conflitti di interesse, sulle concessioni di grazia e sui contratti nel settore della difesa. Nel mirino potrebbero finire anche le operazioni finanziarie e i finanziamenti legati al progetto della nuova sala da ballo presidenziale. Sul versante giudiziario e costituzionale, Jamie Raskin potrebbe assumere un ruolo di primo piano alla guida democratica della commissione Judiciary. L’obiettivo sarebbe approfondire eventuali conflitti di interesse, questioni legate all’esercizio dei poteri presidenziali e possibili violazioni delle norme costituzionali. Non significa che ogni iniziativa si tradurrà automaticamente in una procedura di impeachment. Lo stesso Jeffries ha chiarito che, almeno nell’immediato, la priorità dei democratici sarà concentrarsi sul costo della vita e sulla responsabilità dell’amministrazione.

Costo della vita, sanità e dazi: le priorità dei democratici

L’opposizione punta a riportare al centro del dibattito questioni che hanno pesato anche sul risultato elettorale: prezzi dei beni di consumo, sanità, accesso alle abitazioni, energia e costo della spesa quotidiana. Nel mirino ci sono anche i dazi, le cui conseguenze economiche potrebbero diventare uno dei temi principali del confronto con Trump. La nuova maggioranza dovrà tuttavia fare i conti con i limiti istituzionali del Senato. Per molte leggi resta necessaria una soglia di 60 voti, circostanza che renderà indispensabili accordi e negoziati anche con i repubblicani. La conquista della maggioranza, dunque, non consentirà ai democratici di approvare automaticamente tutte le misure della propria agenda.

Pete Hegseth rischia l’impeachment per la guerra in Iran

La posizione più delicata per l’amministrazione potrebbe però riguardare Pete Hegseth, segretario alla Guerra, finito sotto pressione per la gestione del conflitto con l’Iran. Il deputato repubblicano Thomas Massie sta cercando di portare avanti una procedura di impeachment nei suoi confronti, contestando la prosecuzione delle operazioni militari senza una specifica autorizzazione del Congresso. Un voto potrebbe arrivare già durante la settimana del 9 novembre, nella fase conclusiva dell’attuale sessione parlamentare. Hegseth ha definito l’iniziativa una farsa, mentre Trump ha pubblicamente difeso il proprio segretario. La questione, tuttavia, non riguarda soltanto i democratici: le contestazioni di Massie mostrano come anche una parte del Partito repubblicano sia disposta a mettere in discussione la gestione della guerra.

Secondo le stime del CENTCOM, al 16 ottobre il conflitto aveva già comportato una spesa di circa 47,1 miliardi di dollari: 29 miliardi per le munizioni, 6,1 miliardi per gli equipaggiamenti e 11,9 miliardi per i costi operativi. La cifra non comprende i danni alle basi militari. Anche nel caso in cui la Camera approvasse l’impeachment, Hegseth non sarebbe automaticamente rimosso dall’incarico. Per la condanna e la conseguente destituzione sarebbe necessaria una maggioranza dei due terzi al Senato, una soglia particolarmente difficile da raggiungere. La procedura avrebbe comunque un forte significato politico, perché metterebbe formalmente sotto accusa un membro del governo per la gestione di un conflitto militare.

Immigrazione, Iran e politica estera: Trump non cambia strategia

Sul piano della politica estera e dell’immigrazione, la nomina di Miller non lascia intravedere una svolta. È possibile che la Casa Bianca rafforzi ulteriormente la linea restrittiva sull’immigrazione e continui a utilizzare gli strumenti esecutivi per portare avanti le proprie priorità. Anche sui dazi e sulla guerra in Iran Trump non sembra intenzionato a cambiare impostazione. Con un Congresso controllato dai democratici, però, ogni decisione che richieda nuove risorse, modifiche legislative o autorizzazioni parlamentari potrebbe trasformarsi in un confronto istituzionale. Gli ordini esecutivi restano inoltre soggetti ai limiti costituzionali e al controllo dei tribunali: non possono sostituire in modo permanente il potere legislativo.

Un ulteriore elemento di attenzione sarà l’intervista che Trump ha registrato venerdì 6 novembre con Ross Douthat per il programma 60 Minutes, in onda domenica sera alle 19, ora della costa orientale. Tra gli argomenti annunciati figurano la sconfitta elettorale, le nuove indagini democratiche, la guerra in Iran, il conflitto in Ucraina e l’economia. Le dichiarazioni del presidente potrebbero offrire indicazioni sulla sua strategia per i prossimi mesi e sul modo in cui intende affrontare un Congresso che non sarà più sotto il controllo repubblicano. La fotografia che emerge da Washington è quella di un presidente che, dopo aver perso la maggioranza parlamentare, sceglie di rafforzare il proprio gruppo dirigente invece di cercare un’intesa con l’opposizione. Miller alla guida dello staff, l’eventuale ingresso di Dana White nella comunicazione e la difesa di Hegseth indicano la volontà di mantenere una squadra costruita sulla fiducia personale e sulla fedeltà politica.

La vera prova comincerà a gennaio, quando i democratici avranno a disposizione gli strumenti del Congresso per controllare l’amministrazione e mettere sotto esame le sue decisioni. Per Trump non basterà più dettare l’agenda dalla Casa Bianca: dovrà anche misurarsi con un’opposizione in grado di rallentare le sue iniziative, avviare indagini e trasformare ogni controversia in un confronto pubblico. I prossimi due anni diranno se il presidente riuscirà a governare questo nuovo equilibrio o se la sconfitta elettorale segnerà l’inizio di una stagione di scontro permanente a Washington.

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