Nuovo suicidio (72esimo, di cui 34 stranieri) nel carcere di Torino

di Luigi Cignoni, Direttore

“Il suicidio del giovane detenuto (24 anni) di origine africana nel carcere di Torino segna il
massimo storico di suicidi negli istituti penitenziari: 72 dall’inizio dell’anno, di cui 34
stranieri, in maggioranza africani. Un’altra terribile faccia della medaglia dei suicidi: per i
detenuti extracomunitari – circa 12mila – l’assenza di mediatori culturali e psicologi si fa
sentire in maniera ancora più pesante”. A sostenerlo è il segretario generale del S.PP.
(Sindacato Polizia Penitenziaria) Aldo Di Giacomo che aggiunge: “mentre si leggono
impegni politici e dichiarazioni di nuovi parlamentari ed esponenti di Governo i suicidi
dovrebbero riportare alla realtà del carcere ed accelerare le misure da prendere passando
dalle parole generiche e di circostanza, quasi sempre le stesse, ai fatti. Si pensi solo che l’età
media dei detenuti che si tolgono la vita è notevolmente abbassata con un numero
maggiore di giovani. La circolare del DAP e la task force istituita dal precedente Ministro
Cartabia si sono rilevati fallimentari ad intercettare il grave disagio, soprattutto psicologico,
diffuso in particolare tra detenuti tossicodipendenti e con problemi psichici trasferendo
ogni responsabilità ai Provveditori e ai direttori di istituto. Purtroppo è troppo facile –
continua Di Giacomo – procedere al classico ‘scarica barile’ delle responsabilità pur sapendo
che né provveditori né direttori dispongono di risorse umane (psichiatri, psicologi) e
finanziarie, strumenti e strutture per intervenire. Così come è troppo facile, come è accaduto
sinora da parte del DAP, invitare i provveditori a garantire una particolare attenzione alla
formazione specifica del personale, attraverso cicli di incontri a livello centrale e locale,
destinati a tutti gli attori del processo di presa in carico dei detenuti. Noi da tempo che
abbiamo proposto l’istituzione di Sportelli di sostegno psicologico, tanto più contando su
almeno 3 mila laureati in psicologia che nel nostro Paese non lavorano con continuità oltre
all’assunzione straordinaria di mediatori culturali, laureati in lingue anche africane. Come
per il personale penitenziario che continua a dare prova di impegno civico e che ha già
impedito alcune decine di suicidi. La Premier Meloni nella relazione programmatica ha fatto
significativi riferimenti a questo come agli altri problemi del lavoro del personale
penitenziario e del sistema carcerario. Anche il neo Ministro Nordio si è espresso, in verità
non sempre in maniera chiara. Si deve fare di più e meglio: questa strage silenziosa deve
finire con misure e azioni concreti”