Crosetto lancia l’allarme sulla guerra ibrida. Ma l’Italia รจ pronta a difendersi dalle armi a energia diretta?

di by Riccardo Cacelli, Observe ยท Connect ยท Enable

Da Radio Londra a TikTok, dai falsi incidenti di frontiera ai droni: la guerra cambia strumenti, ma non sempre strategie. Mentre discutiamo delle minacce del presente, quali investimenti sta compiendo l’Italia per sviluppare sistemi di difesa a energia diretta e proteggersi da queste nuove tecnologie?


La guerra ibrida non nasce con Internet

Il 20 ottobre 2026, il ministro della Difesa Guido Crosetto ha richiamato l’attenzione sui rischi della guerra ibrida, collegando le proprie preoccupazioni anche al ruolo dei social network e alla possibilitร  che soggetti ostili sfruttino le piattaforme digitali per alimentare tensioni sociali.

รˆ un tema che merita attenzione. Ma รจ davvero una novitร ?

Per comprenderlo dobbiamo tornare indietro di oltre un secolo.

Vienna, 9 agosto 1918.
Durante la Prima guerra mondiale, alcuni aeroplani italiani, con Gabriele D’Annunzio tra i protagonisti, raggiungono la capitale austro-ungarica.

Non lanciano bombe. Lasciano cadere centinaia di migliaia di volantini.

L’obiettivo non รจ distruggere infrastrutture militari, ma influenzare la popolazione, dimostrare la vulnerabilitร  della capitale nemica e trasmettere un messaggio politico e psicologico.

La guerra si combatte anche attraverso le parole.

Gleiwitz, 31 agosto 1939.
Alla vigilia dell’invasione della Polonia, uomini delle SS organizzano un falso attacco contro una stazione radio tedesca, simulando un’aggressione polacca.

Il segnale convenuto per avviare l’operazione รจ una frase apparentemente innocua:

ยซGroรŸmutter gestorbenยป. La nonna รจ morta.

L’incidente viene costruito per attribuire alla Polonia la responsabilitร  di un’aggressione mai avvenuta.
Il giorno successivo, 1ยฐ settembre 1939, la Germania nazista invade la Polonia.

รˆ un esempio documentato di operazione false flag: un’azione deliberatamente organizzata per far ricadere la responsabilitร  su un altro soggetto.

Francia, giugno 1944. Attraverso Radio Londres, il servizio francese della BBC, vengono trasmessi messaggi cifrati destinati alle reti della Resistenza.

Il 1ยฐ giugno gli ascoltatori sentono alcuni versi di Paul Verlaine:
ยซLes sanglots longs des violons de l’automneยป.

Il 5 giugno viene trasmessa una seconda frase:
ยซBercent mon cล“ur d’une langueur monotoneยป.

Per una specifica rete della Resistenza francese, quelle parole rappresentano segnali convenuti di preparazione e successiva attivazione di operazioni clandestine, compresi sabotaggi ferroviari.

Il 6 giugno gli Alleati sbarcano in Normandia.

Tre episodi molto diversi, anche nelle loro finalitร  politiche e morali.

Eppure tutti dimostrano che propaganda, inganno e comunicazioni clandestine erano strumenti strategici ben prima dell’avvento di Internet.


Da Radio Londra a TikTok: che cosa รจ cambiato?

La NATO riconosce che propaganda, inganno e sabotaggio vengono utilizzati da lungo tempo.

Oggi, tuttavia, le operazioni ibride possono combinare strumenti militari e non militari: cyberattacchi, disinformazione, pressioni economiche, sabotaggi e operazioni clandestine.

La novitร  รจ soprattutto tecnologica.

Nel 1918 occorrevano aeroplani per distribuire volantini sopra una capitale.

Nel 1944 servivano trasmettitori radio e reti clandestine.

Oggi un messaggio puรฒ raggiungere milioni di persone in pochi istanti, mentre algoritmi e intelligenza artificiale possono contribuire ad amplificarne la diffusione.

Ma esiste una distinzione fondamentale.

Una manifestazione organizzata attraverso i social network non รจ, per questo solo fatto, un’operazione di guerra ibrida.

Una protesta autentica puรฒ essere sfruttata da soggetti ostili. Tuttavia, per attribuire un episodio a un’operazione organizzata occorrono elementi verificabili.

Chi ha coordinato l’azione? Con quali strumenti? Per conto di chi? Quali prove sostengono questa ricostruzione?
Sono domande alle quali l’intelligence e le autoritร  competenti devono cercare risposte, distinguendo le ipotesi dai fatti accertati.

La tutela della sicurezza nazionale e quella del diritto dei cittadini a manifestare pacificamente non devono essere considerate incompatibili.

Dai falsi incidenti di frontiera ai droni

Torniamo al 1939.

A Gleiwitz un incidente venne deliberatamente fabbricato per attribuire a un altro Paese la responsabilitร  di un’aggressione.

Oggi le violazioni dello spazio aereo possono coinvolgere droni, sistemi autonomi e tecnologie capaci di operare a grande distanza.

Un drone che attraversa una frontiera puรฒ provocare una crisi diplomatica, un’allerta militare o una risposta difensiva.
Ma chi lo ha inviato?
La violazione รจ intenzionale? Si tratta di un errore di navigazione, di una ricognizione, di un’azione ostile o di una provocazione?

La risposta non puรฒ essere affidata soltanto alle impressioni.

Il confronto con Gleiwitz non significa sostenere che gli incidenti contemporanei siano operazioni sotto falsa bandiera.

Significa ricordare quanto sia importante accertare le responsabilitร  prima di costruire una risposta politica o militare.

Perchรฉ una valutazione errata puรฒ produrre conseguenze molto piรน gravi dell’incidente iniziale.


La difesa del Paese non puรฒ fermarsi alle minacce di oggi

La guerra ibrida non รจ una novitร  del XXI secolo.

Le sue componenti storiche continueranno probabilmente a esistere, adattandosi alle tecnologie disponibili.
Ma la sicurezza nazionale non puรฒ limitarsi a inseguire le minacce giร  conosciute.

Deve anche prevedere quelle emergenti.

Negli ultimi anni la ricerca militare internazionale ha sviluppato crescente interesse verso le Directed Energy Weapons (DEW), le armi a energia diretta.

Si tratta di tecnologie che utilizzano energia elettromagnetica concentrata, come laser ad alta energia e microonde ad alta potenza, per produrre effetti su determinati bersagli.

Alcuni sistemi sono studiati anche per finalitร  difensive, per esempio per contrastare droni e altre minacce aeree.
Ma esiste un’altra questione, altrettanto importante: come proteggere infrastrutture, mezzi militari e sistemi elettronici dagli effetti di eventuali attacchi condotti con queste tecnologie?

Non stiamo parlando della scomparsa delle armi convenzionali, nรฉ di una nuova forma di guerra destinata necessariamente a sostituire quelle esistenti.

Stiamo parlando di un’evoluzione tecnologica che potrebbe modificare alcune capacitร  offensive e difensive dei prossimi decenni.

E allora il dibattito pubblico dovrebbe interrogarsi non soltanto su ciรฒ che sta accadendo oggi, ma anche su ciรฒ che il Paese sta preparando per domani.


Prepararsi a difendersi non significa prepararsi alla guerra

Chi scrive รจ convinto del ruolo fondamentale della diplomazia, quella con la D maiuscola.

La capacitร  di prevenire un conflitto, costruire relazioni internazionali e trovare soluzioni negoziali rimane una responsabilitร  primaria delle istituzioni.

Ma la diplomazia e la preparazione difensiva non sono necessariamente in contraddizione.
La sicurezza di un Paese richiede conoscenza delle minacce, capacitร  di analisi, ricerca scientifica e pianificazione.

Richiede soprattutto decisioni fondate su evidenze, non sulla paura.

Un ministro della Difesa deve certamente richiamare l’attenzione sui pericoli della guerra ibrida.

Ma i cittadini hanno anche il diritto di conoscere, nei limiti consentiti dalla sicurezza nazionale, quali programmi e investimenti siano destinati a proteggere il Paese dalle tecnologie militari emergenti.

รˆ questa la prospettiva che ItalyNews.it intende approfondire.

Mentre discutiamo di minacce la cui attribuzione รจ ancora incerta, quali investimenti verificabili sta compiendo l’Italia nelle tecnologie DEW che potrebbero modificare la difesa del futuro?

E, soprattutto, quali capacitร  sta sviluppando per proteggere il territorio nazionale da queste stesse tecnologie?

รˆ la domanda dalla quale partirร  il mio prossimo editoriale di ItalyNews.it, dedicato alla difesa nazionale, ai principi costituzionali e agli investimenti italiani nelle armi a energia diretta.


Riccardo Cacelli
Geopolitica Internazionale


Riferimenti storici e istituzionali verificati


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