Trump, causa da 10 miliardi contro la BBC: dovrà testimoniare entro l’11 dicembre

di Stefano Scibilia

WASHINGTON DC – Donald Trump dovrà rispondere sotto giuramento alle domande degli avvocati della BBC entro l’11 dicembre 2026. È quanto stabilito giovedì 22 ottobre da Enjoliqué Lett, giudice magistrato federale intervenuto nell’ambito della causa da 10 miliardi di dollari avviata dal presidente degli Stati Uniti contro l’emittente britannica. La decisione arriva dopo settimane di tensioni tra le parti sulla data dell’interrogatorio e sui tempi disponibili per raccogliere le prove.

Il tribunale ha avvertito che il mancato rispetto della scadenza potrebbe comportare sanzioni, fino alla possibile archiviazione della causa, a meno che il calendario della fase istruttoria non venga modificato dal giudice competente. La raccolta delle prove, durante la quale le parti possono richiedere documenti e testimonianze utili a sostenere le rispettive posizioni, dovrebbe concludersi il 18 dicembre.

La deposizione rappresenta un passaggio importante in un contenzioso nel quale il presidente contesta il modo in cui la televisione pubblica britannica ha rappresentato il suo discorso del 6 gennaio 2021, pronunciato prima dell’assalto al Campidoglio. Per la BBC, ascoltare direttamente Trump è necessario per esaminare le contestazioni e predisporre una difesa completa. Per il presidente, invece, la vicenda riguarda un documentario che, secondo la sua denuncia, avrebbe alterato il significato delle sue parole, danneggiandone la reputazione.

La data del 16 ottobre cancellata: la BBC accusa Trump di aver privilegiato la campagna politica

Il confronto sulla deposizione si è intensificato dopo la cancellazione dell’appuntamento previsto per il 16 ottobre. Secondo quanto riferito dai legali della BBC in tribunale, la data era stata concordata tra le parti, ma il team del presidente ha successivamente comunicato che Trump non sarebbe stato disponibile per impegni definiti di rilevanza nazionale.

La ricostruzione presentata dall’emittente britannica ha sollevato dubbi sulla motivazione del rinvio. Il 16 ottobre, infatti, il presidente aveva partecipato a un appuntamento elettorale in Georgia, prendendo parte a un comizio insieme a candidati repubblicani impegnati nella competizione per il Senato e per la carica di governatore. Successivamente si era recato a Mar-a-Lago, in Florida, per un evento di raccolta fondi del Partito repubblicano.

L’avvocato della BBC Charles Tobin ha contestato la scelta di cancellare l’interrogatorio, sostenendo che il presidente avesse dato priorità alle attività politiche rispetto a un appuntamento giudiziario già concordato. Il legale ha inoltre evidenziato che, con circa due mesi ancora disponibili prima della chiusura della fase istruttoria, l’emittente non era riuscita a interrogare direttamente il principale protagonista della controversia.

Secondo la documentazione presentata dalla BBC, le richieste di individuare una data per la deposizione erano iniziate già a luglio, seguite da ulteriori solleciti. Dopo l’annullamento dell’appuntamento di ottobre, gli avvocati del presidente avrebbero indicato la seconda o la terza settimana di gennaio 2027 come possibile periodo per procedere, quindi oltre la scadenza attualmente prevista per la raccolta delle prove.

È proprio questo divario tra i tempi richiesti dalla difesa di Trump e quelli del procedimento ad aver spinto la BBC a chiedere un intervento del tribunale. Il giudice ha ora fissato l’11 dicembre come termine per la deposizione, lasciando aperta la possibilità di modifiche al calendario soltanto attraverso le procedure previste.

Perché Trump ha citato in giudizio la BBC: il montaggio del discorso del 6 gennaio

La causa nasce dal documentario Trump: A Second Chance?, trasmesso dalla BBC nel programma d’inchiesta Panoramanell’ottobre 2024, poco prima delle elezioni presidenziali statunitensi del 5 novembre. Al centro della controversia c’è il modo in cui sono state montate alcune parti del discorso pronunciato da Donald Trump il 6 gennaio 2021, quando migliaia di suoi sostenitori si erano radunati a Washington per contestare l’esito delle elezioni presidenziali del 2020.

Nel documentario, frasi pronunciate in momenti diversi dell’intervento erano state accostate in modo da creare l’impressione di un unico passaggio continuo. In particolare, il montaggio collegava il riferimento alla marcia verso il Campidoglio con le parole «combattiamo, combattiamo con tutte le nostre forze», pronunciate in un altro momento del discorso.

Trump sostiene che l’accostamento abbia alterato il significato complessivo delle sue dichiarazioni, facendo apparire il suo intervento come un appello diretto alla violenza. La denuncia contesta quindi non soltanto la ricostruzione giornalistica, ma anche le conseguenze che la diffusione del documentario avrebbe avuto sulla reputazione del presidente.

Dopo il discorso, una parte dei sostenitori di Trump raggiunse il Campidoglio, dove era in corso la procedura parlamentare per certificare la vittoria di Joe Biden alle elezioni del 2020. La folla fece irruzione nell’edificio, costringendo i legislatori e l’allora vicepresidente Mike Pence a interrompere temporaneamente i lavori.

La BBC ha riconosciuto che il montaggio aveva creato un’impressione fuorviante, ammettendo che le immagini e le parole utilizzate potevano indurre il pubblico a credere che si trattasse di una sequenza ininterrotta. L’emittente si è scusata per l’errore, ma ha respinto l’accusa secondo cui il documentario costituirebbe diffamazione.

La vicenda ha provocato anche conseguenze ai vertici dell’organizzazione: il direttore generale della BBC e il responsabile delle notizie hanno lasciato i rispettivi incarichi dopo le polemiche sulla gestione del caso. Le dimissioni, tuttavia, non equivalgono a un riconoscimento di responsabilità legale nella causa intentata dal presidente.

La richiesta di risarcimento e le contestazioni sulla distribuzione del documentario

Trump ha avviato il procedimento nel dicembre 2025, contestando alla BBC diffamazione e violazioni della normativa della Florida sulle pratiche commerciali sleali e ingannevoli. La richiesta economica complessiva ammonta a 10 miliardi di dollari, suddivisi tra il risarcimento per diffamazione e le contestazioni di natura commerciale.

La causa presenta anche una questione giuridica legata alla diffusione del documentario. Il programma era stato trasmesso nel Regno Unito e non distribuito originariamente attraverso i canali televisivi statunitensi della BBC. La difesa del presidente sostiene, tuttavia, che i contenuti fossero accessibili anche negli Stati Uniti attraverso servizi digitali e altre modalità di visione.

La possibilità di dimostrare un danno effettivo alla reputazione e di stabilire la responsabilità dell’emittente costituisce uno degli aspetti centrali del contenzioso. La BBC contesta che il montaggio, pur riconosciuto come errato, sia sufficiente a fondare le pretese risarcitorie di Trump e si prepara a difendersi nel merito.

La deposizione del presidente potrebbe contribuire a chiarire le basi delle sue accuse, le conseguenze che sostiene di aver subito e gli elementi sui quali intende fondare la richiesta di risarcimento. Per la BBC, l’interrogatorio rappresenta anche un passaggio necessario per verificare le affermazioni contenute nell’atto introduttivo della causa.

Jack Smith in tribunale: la BBC vuole ascoltare l’ex procuratore speciale

Parallelamente alla disputa sulla deposizione di Trump, è aperto un secondo fronte relativo alla possibile testimonianza di Jack Smith, l’ex procuratore speciale che ha guidato le indagini federali sul ruolo del presidente negli eventi del 6 gennaio e sulla gestione di documenti riservati.

La BBC ha avviato un’iniziativa per ottenere la sua testimonianza, sostenendo che il lavoro investigativo svolto da Smith possa fornire elementi rilevanti per la propria difesa. L’ex procuratore ha raccolto prove e ricostruito per anni le circostanze dell’assalto al Campidoglio e i tentativi di contestare il risultato delle elezioni del 2020.

Gli avvocati di Trump si oppongono alla richiesta, sostenendo che Smith non possieda conoscenze personali dirette sul discorso contestato. L’ex procuratore non era presente quando il presidente pronunciò quelle parole e non aveva partecipato alla preparazione dell’intervento. Secondo la difesa, non sarebbe quindi in grado di riferire direttamente sulle intenzioni di Trump nel momento in cui si rivolse ai suoi sostenitori.

Il team legale del presidente ritiene inoltre che un’ulteriore deposizione sarebbe ridondante, considerando il rapporto pubblicato da Smith al termine delle indagini e le sue precedenti testimonianze pubbliche. Da questa prospettiva, la documentazione già disponibile dovrebbe essere sufficiente a ricostruire il lavoro dell’ex procuratore.

La BBC sostiene invece che Smith sia una delle fonti più informate sugli avvenimenti del 6 gennaio, proprio per la quantità di prove raccolte durante le indagini e per l’accesso agli strumenti investigativi del Dipartimento di Giustizia e del gran giurì. L’emittente ritiene che il rapporto pubblico non esaurisca necessariamente tutti gli elementi acquisiti durante il lavoro investigativo.

La controversia sulla sua testimonianza si inserisce in un confronto più ampio sui confini delle prove ammissibili: da una parte, la necessità di accertare la rilevanza delle informazioni richieste; dall’altra, il diritto della parte convenuta di raccogliere gli elementi necessari per rispondere alle accuse.

La scadenza di dicembre può diventare decisiva per il caso

Con la decisione del 22 ottobre, il tribunale ha imposto una tempistica precisa alla deposizione di Trump, mentre resta da definire il calendario degli altri passaggi istruttori e la questione relativa a Jack Smith.

Il termine dell’11 dicembre precede di una settimana la chiusura prevista della fase di raccolta delle prove, fissata al 18 dicembre. Un eventuale spostamento richiederebbe una modifica del calendario processuale da parte del giudice competente. In assenza di un accordo o di una proroga autorizzata, il presidente rischierebbe conseguenze giudiziarie se non si presentasse per rispondere alle domande.

La causa mette a confronto due questioni distinte ma strettamente collegate: da un lato, la responsabilità di un’emittente per un montaggio riconosciuto come fuorviante; dall’altro, il diritto della stessa emittente di ottenere le prove necessarie per difendersi da una richiesta risarcitoria di portata eccezionale.

Per Donald Trump, il procedimento è l’occasione per sostenere in tribunale che il documentario abbia danneggiato la sua reputazione attraverso una rappresentazione distorta del discorso del 6 gennaio. Per la BBC, la priorità è dimostrare che le scuse per il montaggio non comportano automaticamente una responsabilità per diffamazione e che le accuse del presidente devono essere esaminate sulla base delle prove.

L’esito resta aperto. La deposizione fissata entro l’11 dicembre sarà uno dei prossimi passaggi cruciali di una controversia che coinvolge libertà editoriale, responsabilità dei media e limiti dell’azione giudiziaria di un presidente in carica.

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