Catania, l’80% degli edifici senza norme antisismiche: ingegneri etnei e di Monza

di Luigi Cignoni, Direttore, scrittore e professore di letteratura

CATANIA – Una terra ricca di bellezze naturali, storiche e culturali, ma allo stesso tempo esposta al rischio di calamità naturali. Una fragilità che diventa ancora più delicata se si considera che l’80% del patrimonio edilizio di Catania è costruito in mancanza di norme sismiche. Il tema della sicurezza e delle tecniche di protezione, esteso agli edifici in continuità funzionale, è il cuore pulsante dell’ultimo confronto promosso dagli Ordini degli Ingegneri della provincia di Catania e di Monza e Brianza.

«Viviamo in un territorio ad alta vulnerabilità sismica, ma la principale criticità resta la scarsa consapevolezza del rischio – esordisce il presidente dell’Ordine etneo, Mauro Scaccianoce – Non dobbiamo chiederci se il terremoto arriverà, ma quando: le stime sul tempo di ritorno dell’evento del 1693 indicano un orizzonte di 400-450 anni, pur trattandosi di valutazioni probabilistiche e non di previsioni. È quindi necessario intervenire senza ulteriori rinvii, mettendo in sicurezza un patrimonio edilizio in gran parte realizzato prima delle normative antisismiche e promuovendo, dove necessario, interventi di demolizione e ricostruzione all’interno di una visione urbanistica complessiva». In quest’ottica assume una posizione di rilievo un patto concreto tra pubblico e privato: «alle istituzioni spetta definire regole, priorità e strumenti di incentivazione, ai privati contribuire con investimenti e risorse – aggiunge Scaccianoce – Bonus, agevolazioni e premialità volumetriche possono rendere sostenibili gli interventi di rigenerazione urbana e prevenzione sismica. La sicurezza del territorio richiede una strategia condivisa e di lungo periodo: non possiamo limitarci a sperare che il terremoto non arrivi, dobbiamo prepararci oggi ad affrontarlo nel modo migliore».

Particolare riferimento per le costruzioni antecedenti la normativa in materia, introdotta nel 1981: edifici oggetto di opere di ammodernamento, con conseguente alterazione della risposta sismica della struttura rispetto al progetto iniziale. «Gran parte del patrimonio edilizio esistente non è stato realizzato secondo criteri antisismici – commenta il capo del Genio Civile del Comune di Catania, Gaetano Laudani – Anche se le tecniche costruttive e le strutture del passato erano molto robuste, solide e resistenti, gli interventi successivi, quali nuove aperture e aumenti di altezza, determinano una perdita di sicurezza e crescita del rischio. È un dato di fatto che non può essere ignorato: occorre averne piena consapevolezza e scegliere di intervenire, nel privato per la tutela di se stessi e nel pubblico nell’interesse della collettività. L’innovazione e la digitalizzazione offrono oggi numerose soluzioni tecniche poco invasive, ma molto efficaci». Sul piano applicativo, il presidente dell’Ordine di Monza e Brianza, Pierpaolo Cicchiello, richiama l’importanza delle competenze e della consapevolezza professionale. «Il metodo operativo che conosciamo non sempre è quello corretto o da seguire – dichiara – Occorre avere onestà intellettuale e professionale nello scegliere ciò che è giusto. Conoscenze, formazione e collaborazione sono elementi essenziali. Confronto, preparazione e lavoro in team sono gli strumenti che favoriscono la crescita professionale e permettono di operare nell’interesse dello sviluppo collettivo e della comunità».

Sulla stessa linea il professore di Scienza delle Costruzioni Ivo Caliò, che invita a effettuare «attenti calcoli e analisi prima dell’intervento, per valutarne fattibilità e costi. Non sempre, infatti, i sistemi di rinforzo e adeguamento sono l’opzione migliore. Possono essere considerate anche soluzioni più radicali, come la demolizione e la ricostruzione».

Delicata la questione che interessa gli edifici in continuità funzionale. «Garantire sicurezza e mantenere attiva la struttura è una delle sfide più interessanti e impegnative dell’ingegneria e dei tecnici strutturalisti – commenta la professoressa di Scienza delle Costruzioni e moderatrice dell’incontro Annalisa Greco – In strutture come gli ospedali, si tratta di intervenire in modo graduale per non alterare la stabilità, aumentare la sicurezza complessiva e, allo stesso tempo, non interrompere il servizio garantito. Uno scenario in cui l’Università assume un ruolo centrale per il presente e il futuro, attraverso la formazione dei giovani, la ricerca, la verifica dei risultati raggiunti e la Terza Missione. Un impegno che si traduce nella collaborazione con gli ordini professionali e le altre parti interessate, in un lavoro sinergico a beneficio del territorio».

Le relazioni tecniche – corredate di analisi, dati ed esempi di progetti già conclusi o in fase di sviluppo – sono state curate da Ivo Caliò e Pierpaolo Cicchiello.

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