Polemiche dopo l’intervista del presidente della Corte d’Appello sul caso Meredith, ancora dubbi sul viaggio di Raffaele

di Luigi Cignoni, Direttore

Nell’intervista Nencini ha sottolineato che quello di non farsi interrogare “è un diritto dell’imputato, ma certamente priva il processo di una voce”. “Lui – ha aggiunto – si è limitato a dichiarazioni spontanee, ha detto soltanto quello che voleva senza sottoporsi al contradditorio”. Quanto al movente del delitto, il giudice ha spiegato che la Corte ha “una convinzione e la espliciteremo nella sentenza”. “Al momento – ha proseguito – posso dire che fino alle 20,15 di quella sera i ragazzi avevano programmi diversi, poi gli impegni sono saltati e si è creata l’occasione. Se Amanda fosse andata al lavoro probabilmente non saremmo qui”. Si è trattato – ad avviso di Nencini – di “una cosa tra ragazzi, ci sono state coincidenze”.  Sono passate quasi 48 ore dopo la nuova sentenza di appello con cui la Corte di Firenze ha condannato Amanda Knox e Raffaele Sollecito per l’assassinio di Meredith Kercher, ma i riflettori stentano a spegnersi per far posto alla lunga attesa verso il quinto giudizio, stavolta definitivo, che toccherà alla Cassazione.