Dopo il debutto a Londra, il magico Cirque du Soleil porta OVO in Italia

di Francesca Lombardo, Journalist and Author

Ci vuole una certa audacia per riuscire a rimpicciolire il Royal Albert Hall.

Eppure OVO, lo spettacolo del Cirque du Soleil, riesce proprio in questo. Nel giro di pochi minuti l’immenso auditorium a cupola si trasforma in un microcosmo frenetico: una colonia di insetti in perenne movimento, attraversata da colori, ritmo e virtuosismi acrobatici.

Il Cirque du Soleil descrive OVO come “un viaggio caleidoscopico nella vita quotidiana di una colonia di insetti”, e la produzione mantiene in gran parte questa promessa. Il titolo — che in portoghese significa “uovo” — diventa il perno della narrazione. Un gigantesco uovo cade tra gli insetti, scatenando curiosità, rivalità e un accenno di storia d’amore. È un espediente narrativo semplice ma efficace, sufficiente a collegare i numeri senza rallentare il ritmo dello spettacolo.

La regista e coreografa Deborah Colker ha dichiarato di voler privilegiare “movimento e colore costanti”, e infatti il palco raramente conosce pause. La coreografia ricorda meno la sequenza tradizionale di un circo e più il comportamento di uno sciame organizzato. Gli artisti attraversano la scena in disegni complessi, creando l’illusione di una vita spontanea mentre eseguono prove di controllo e precisione straordinari.

Tra i momenti più riusciti spicca il numero di giocoleria delle formiche rosse: tecnicamente impeccabile ma anche ironico e giocoso, con gli artisti che lanciano in aria non solo oggetti ma anche i propri compagni con sorprendente disinvoltura. Il duetto aereo delle farfalle, sospese alle cinghie, porta eleganza e simmetria, mentre l’atto della libellula mette in mostra una forza straordinaria nella parte superiore del corpo, con lente e controllate inversioni. Più in alto, gli scarabei si lanciano attraverso uno spazio di sei metri tra due piattaforme — un momento di autentica vertigine che strappa più di un respiro trattenuto al pubblico.

Ciò che distingue davvero OVO non è solo la difficoltà tecnica, ma la coesione dell’insieme. Il linguaggio coreografico di Colker traduce i movimenti degli insetti in qualcosa di sorprendentemente umano. La sequenza sui tessuti aerei, che racconta la metamorfosi di una creatura in farfalla, evita ogni sentimentalismo pur mantenendo una forte carica emotiva. È una trasformazione raccontata attraverso il corpo, la tensione e la sospensione.

Anche il disegno scenico rafforza questo universo. Non esistono linee rigide: tutto curva, si piega o si avvolge. Fiori giganteschi sovrastano l’azione e una grande parete da arrampicata diventa una sorta di pista verticale per i grilli, che la scalano a velocità impressionante senza apparente sforzo. In questo mondo, la gravità sembra quasi negoziabile.

Sul piano musicale, la colonna sonora di impronta brasiliana — che mescola samba, bossa nova, funk ed elementi elettronici — dà allo spettacolo il suo battito pulsante. La band dal vivo accompagna e reagisce agli artisti con grande dinamismo, mantenendo un’energia elastica e mai meccanica. Persino i suoni degli insetti vengono integrati nella composizione, ancorando lo spettacolo alla sua dimensione naturale.

La storia d’amore tra la goffa mosca Voyager e una vivace coccinella resta volutamente leggera. In fondo non è questo il cuore dello spettacolo. OVO vive soprattutto di atmosfera: del delicato equilibrio tra ordine e caos, precisione ed esuberanza. Il mondo della colonia, con le sue gerarchie e alleanze mutevoli, diventa una sorta di specchio astratto del nostro.

Il rischio, in uno spettacolo così dinamico, potrebbe essere quello di un sovraccarico sensoriale. Ma la produzione evita l’eccesso grazie a un ritmo calibrato e a variazioni tonali ben dosate. I momenti di quiete — seppur brevi — permettono allo spettatore di riprendere fiato prima della successiva esplosione di audacia acrobatica.

Alla fine OVO convince perché riesce a coniugare virtuosismo e chiarezza. Non si limita allo spettacolo fine a sé stesso, ma lo inserisce all’interno di una visione estetica coerente. Così facendo, riesce a trasformare anche uno spazio immenso in qualcosa di sorprendentemente intimo, ricordandoci che persino negli ecosistemi più piccoli la vita è piena di dramma, energia e resilienza.

OVO del Cirque du Soleil arriverà in Italia nell’aprile 2026 con due tappe:
Roma, al Palazzo dello Sport, dal 2 al 5 aprile 2026,
e Bergamo, alla ChorusLife Arena, dal 9 al 12 aprile 2026.

I biglietti sono disponibili su TicketOne, Ticketmaster Italia.