Grandi opere, cresce il ruolo degli aggregati riciclati

di Luigi Cignoni, Direttore

Strade, ferrovie, rigenerazione urbana e grandi opere potrebbero rappresentare uno dei principali mercati di sviluppo per gli aggregati riciclati italiani. Secondo il Gruppo Seipa, specializzato nel trattamento dei rifiuti inerti per il loro riutilizzo come materiali da costruzione, il motivo è industriale prima ancora che ambientale: le infrastrutture richiedono enormi quantitativi di materiali e contemporaneamente le attività di costruzione e demolizione generano in Italia 90,4 milioni di tonnellate di rifiuti all’anno, secondo gli ultimi dati ISPRA disponibili.

Due flussi che l’economia circolare mette in comunicazione.

«La vera opportunità è fare in modo che una parte crescente dei materiali generati dalle demolizioni possa tornare nelle infrastrutture sotto forma di materia prima seconda qualificata» osservano gli specialisti del Gruppo Seipa.

Le infrastrutture diventano un mercato strategico

Sottofondi stradali, rilevati, riempimenti, fondazioni e numerose altre applicazioni possono rappresentare destinazioni industriali per gli aggregati riciclati quando le caratteristiche tecniche del materiale e le specifiche progettuali ne consentono l’impiego.

Il quadro normativo sta inoltre evolvendo. Con il decreto del 5 agosto 2024 sono stati adottati i Criteri Ambientali Minimi per le infrastrutture stradali (CAM Strade), applicabili alla progettazione e all’esecuzione di lavori di costruzione, manutenzione e adeguamento delle infrastrutture.

È un passaggio importante perché la circolarità entra sempre più nella progettazione dell’opera e non soltanto nella fase finale di gestione del rifiuto.

La grande stagione infrastrutturale italiana

Il tema assume particolare rilevanza nella fase attuale, caratterizzata da importanti programmi di investimento ferroviario, stradale e urbano.

Le grandi opere possono infatti funzionare come acceleratori della domanda di materie prime seconde: quantitativi elevati, programmazione pluriennale e standardizzazione delle forniture possono creare quelle condizioni di continuità che spesso mancano al mercato degli aggregati riciclati.

Secondo Seipa, è proprio la prevedibilità della domanda uno degli elementi decisivi.

«Un impianto può produrre materiale riciclato di qualità, ma perché nasca un vero mercato occorre che progettisti, imprese e stazioni appaltanti possano programmare il suo utilizzo già nella fase di progettazione dell’opera» spiegano gli esperti.

Il modello industriale Seipa

Il Gruppo Seipa ha progressivamente spostato il proprio baricentro produttivo dall’estrazione verso il recupero. Nel 2025 ha gestito oltre 1,2 milioni di tonnellate di materiali, mentre la produzione di aggregati inerti riciclati ha superato le 320 mila tonnellate.

Circa 60 mila tonnellate, pari al 18% degli AIR prodotti, sono state destinate ad applicazioni a maggiore valore aggiunto, comprese miscele e produzioni destinate a impieghi tecnici. Nel complesso, il 75% dei materiali in uscita dagli impianti del gruppo è oggi di natura riciclata.

I tre ostacoli da superare

Secondo l’analisi Seipa, l’espansione degli aggregati riciclati nelle infrastrutture dipenderà soprattutto da tre fattori: maggiore integrazione nei capitolati e nella progettazione; continuità e prevedibilità della domanda; capacità di collegare territorialmente demolizione, recupero e nuovo cantiere.

Quest’ultimo punto introduce anche una dimensione logistica, perché gli aggregati sono materiali pesanti e relativamente poco convenienti da trasportare su lunghe distanze. La prossimità tra produzione del rifiuto, impianto di recupero e luogo di reimpiego diventa quindi una componente della competitività economica e ambientale del prodotto.

Il cantiere come nodo dell’economia circolare

È qui che cambia la prospettiva. Il cantiere non rappresenta più soltanto il luogo nel quale vengono consumate materie prime e prodotti rifiuti, ma può diventare uno dei nodi di una filiera nella quale i materiali vengono recuperati, qualificati e reintrodotti in nuovi cicli produttivi.

«Le grandi opere possono diventare uno dei motori della domanda di aggregati riciclati. Ma la circolarità deve essere progettata prima dell’apertura del cantiere, non dopo la produzione del rifiuto» concludono gli specialisti del Gruppo Seipa.

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