Trump annuncia una tregua energetica tra Russia e Ucraina, Zelensky chiede garanzie

di Stefano Scibilia

WASHINGTON DC – Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato su Truth l’entrata in vigore immediata di una tregua energetica nella guerra tra Russia e Ucraina. Secondo quanto comunicato dal leader americano, Mosca e Kiev avrebbero concordato una sospensione degli attacchi contro le rispettive infrastrutture energetiche. Trump ha accompagnato l’annuncio con un messaggio perentorio rivolto alle parti: “Non violatela!”.

Da Kiev, tuttavia, è arrivata una reazione che solleva interrogativi sull’effettiva esistenza dell’intesa e sulle modalità della sua applicazione. Interpellato da Axios, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha dichiarato di non essere a conoscenza dell’accordo, precisando al tempo stesso che l’Ucraina sarebbe pronta ad aderire a un’eventuale sospensione degli attacchi. “Per me è una novità. Ma se i russi accetteranno una tregua energetica, anche l’Ucraina lo farà”, ha spiegato Zelensky, chiedendo all’amministrazione americana di chiarire quando dovrebbe cominciare la sospensione delle operazioni. “Se il presidente Trump dovesse negoziarla con Putin, ci faccia sapere quando inizierà la tregua. Noi siamo pronti e l’accetteremo”.

Le parole del leader ucraino evidenziano la necessità di definire con precisione i termini dell’iniziativa diplomatica, a partire dalla data di avvio e dalle garanzie necessarie a impedire la ripresa degli attacchi contro centrali elettriche, raffinerie e altre infrastrutture strategiche.

Zelensky risponde a Trump sulle elezioni: “La scelta spetta agli ucraini”

Nel confronto con Washington resta aperta anche la questione della leadership politica ucraina e dell’eventuale convocazione di nuove elezioni. In un’intervista all’emittente Abc, Volodymyr Zelensky ha ribadito che la scelta del presidente appartiene esclusivamente ai cittadini ucraini, rispondendo alle recenti dichiarazioni di Donald Trump, secondo cui sarebbe arrivato il momento per l’Ucraina di eleggere un nuovo capo di Stato. “Con tutto il rispetto per il presidente Trump, spetta alla nostra società e al nostro popolo scegliere questo o quel leader”, ha dichiarato Zelensky. Il presidente ucraino ha quindi invitato il leader americano a fare pressione su Vladimir Putin affinché accetti una sospensione totale delle ostilità della durata di due mesi. Secondo Zelensky, una tregua di 60 giorni consentirebbe a Kiev di organizzare le elezioni e affidare ai cittadini la decisione sul futuro politico del Paese.

“Chiedo al presidente Trump di dire a Putin di concederci due mesi, 60 giorni di cessate il fuoco totale. In questo periodo organizzeremo le elezioni e saremo pronti ad accettare qualsiasi scelta del popolo ucraino”, ha affermato. Il leader di Kiev ha ricordato che l’Ucraina si è già detta disponibile a discutere misure concrete per ridurre l’intensità del conflitto, compresa la rinuncia agli attacchi contro gli impianti energetici russi. Una disponibilità che, nelle intenzioni ucraine, dovrebbe essere accompagnata da un impegno equivalente da parte di Mosca.

Zelensky ha chiesto a Trump di trasmettere a Putin un messaggio chiaro: la Russia deve interrompere gli attacchi contro le infrastrutture energetiche ucraine e fermare le operazioni che mettono a rischio la popolazione civile. In cambio, Kiev sarebbe pronta a sospendere le azioni contro il comparto energetico russo, comprese quelle dirette contro le raffinerie e le strutture legate alla produzione e alla distribuzione dei carburanti. “Non attaccateci. Non uccidete i nostri bambini. Noi smetteremo di colpire il vostro diesel. Credo che sarebbe un accordo giusto, un accordo equo”, ha sottolineato il presidente ucraino.

La proposta si inserisce nel tentativo di individuare un percorso negoziale capace di ridurre i danni alle infrastrutture e alla popolazione, senza rinunciare al principio di reciprocità sul quale Kiev continua a insistere. Resta da chiarire, tuttavia, se l’annuncio di Trump corrisponda a un’intesa effettivamente condivisa dalle parti e quali meccanismi potrebbero garantirne il rispetto.

Financial Times: “Mosca pianificherebbe attentati contro i vertici della difesa europea”

Parallelamente agli sviluppi diplomatici, un’inchiesta del Financial Times lancia l’allarme sulle presunte attività dei servizi segreti russi contro l’industria europea degli armamenti. Il quotidiano britannico, citando funzionari appartenenti a cinque diverse agenzie di intelligence occidentali, riferisce che Mosca starebbe intensificando i preparativi per colpire dirigenti e figure di primo piano delle aziende europee della difesa. Secondo la ricostruzione del giornale, le operazioni clandestine attribuite alla Russia punterebbero sempre più a intimidire persone considerate strategiche per il sostegno militare occidentale all’Ucraina. Attività che, stando alle fonti citate, segnerebbero un’evoluzione rispetto alle precedenti modalità operative dei servizi russi, con una maggiore attenzione verso obiettivi civili in Europa.

Nel mirino finirebbero soprattutto amministratori e personale chiave delle società impegnate nella produzione di armi, munizioni, droni e tecnologie avanzate destinate alle forze armate ucraine. Le attività sospette sarebbero riconducibili principalmente all’intelligence militare russa, il GRU, e al servizio di sicurezza interno, l’FSB. Un elemento particolarmente preoccupante riguarderebbe il presunto ricorso a intermediari collegati alla criminalità organizzata transnazionale. Queste reti potrebbero essere impiegate per svolgere attività di sorveglianza e facilitare azioni violente, rendendo più difficile individuare un collegamento diretto tra gli esecutori e gli apparati statali russi.

L’obiettivo strategico attribuito al Cremlino sarebbe indebolire il sostegno industriale europeo a Kiev, seminando paura tra i dirigenti e mettendo a rischio la continuità delle forniture militari. Le minacce potrebbero spingere le aziende a destinare maggiori risorse alla protezione del personale e degli stabilimenti, rallentando le attività produttive e logistiche. Tra gli episodi richiamati nell’inchiesta figura il complotto sventato nel 2024 contro Armin Papperger, amministratore delegato di Rheinmetall, uno dei principali gruppi tedeschi nel settore della difesa. Il caso aveva già evidenziato i rischi per i vertici delle aziende impegnate nel rafforzamento delle capacità militari dell’Ucraina.

Alla luce delle minacce segnalate, le società europee del comparto avrebbero ulteriormente rafforzato le misure di sicurezza per i propri amministratori e per gli impianti considerati sensibili. Le informazioni riportate dal Financial Times, basate sulle valutazioni di apparati di intelligence occidentali, delineano uno scenario nel quale la guerra si estende anche al terreno delle operazioni clandestine, delle intimidazioni e della pressione sulle infrastrutture industriali. Mentre Donald Trump annuncia una possibile tregua energetica e Volodymyr Zelensky chiede chiarimenti sulle condizioni dell’intesa, le segnalazioni relative ai presunti piani russi contro l’industria europea della difesa mostrano quanto il conflitto continui ad avere ripercussioni ben oltre il territorio ucraino.