Londra – L’āIstituto di struttura della materia del Consiglio nazionale delle ricerche (Ism-Cnr), in collaborazione con lāUniversitĆ Campus Bio-Medico di Roma, la Thermo Fisher Scientific di Milano e con il contributo della Fondazione Alberto Sordi, ha recentemente pubblicato su Scientific Reports (gruppo Nature) i risultati di unāindagine riguardante un metodo per distinguere più efficacemente le neoplasie tiroidee benigne da quelle maligne.
āIl numero di pazienti affetti da noduli tiroidei ĆØ in costante crescita, con un aumento concomitante della diagnosi di tumore e degli interventi chirurgici, con asportazione totale della tiroide e conseguente terapia ormonale sostitutiva per un numero rilevante di pazienti. Tuttavia, secondo la recente letteratura scientifica, in una parte dei pazienti si potrebbero evitare soluzioni chirurgiche, in particolare per le lesioni follicolari della tiroide e, in alcuni casi, per i piccoli carcinomi. Si tratta di una questione di sanitĆ pubblica su scala globale che coinvolge soprattutto i Paesi ad alto reddito e che ha spinto una rimodulazione delle linee-guida del settoreā, spiega Julietta V. Rau, ricercatrice dellāIsm-Cnr e prima autrice dello studio: āAttraverso una tecnica combinata di microscopia e spettroscopia di ultima generazione (Raman) siamo riusciti a distinguere meglio e classificare i tessuti sani da quelli neoplastici e a discriminare le neoplasie follicolari tra forma maligna (carcinoma) e benigna (adenoma), con unāaccuratezza diagnostica di circa il 90%. La tecnica utilizzata ĆØ giĆ stata sperimentata per la diagnosi di altri tumori ed ĆØ in grado di attribuire specifiche caratteristiche biochimiche ai tessuti tiroidei osservati al microscopioā.
La conclusione di questo primo studio apre la strada a una diagnostica più accurata dei noduli tiroidei ed ĆØ un importante passo verso l’aumento dell’affidabilitĆ della diagnosi delle lesioni follicolari della tiroide, grazie alla spettroscopia Raman accoppiata a indagini istopatologiche.
āIn futuro confidiamo di poter traslare al paziente questa tecnica nella fase pre-chirurgica, al momento della valutazione per la scelta del trattamento, in modo da dare lāindicazione terapeutica più appropriataā, aggiunge Anna Crescenzi, direttore dellāUnitĆ operativa complessa di Anatomia patologica del Campus bio-medico e principal investigator della ricerca.”L’importanza dello studio consiste nel fatto che, attualmente, per decidere se un paziente con nodulo tiroideo necessiti di intervento chirurgico o possa essere seguito clinicamente, si utilizzano ecografia e agoaspirato, due strumenti diagnostici che nelle lesioni follicolari non sono discriminanti. Questa situazione si verifica in circa il 20% dei noduli sottoposti ad agoaspirato. Pertanto, questi pazienti ricevono un intervento chirurgico a scopo ‘diagnostico’, che in più della metĆ dei casi poteva essere evitatoā.