Napolitano, “uscire più forti dalla crisi”

di by Riccardo Cacelli, business & geopolitical strategic advisor

grandi_immagini_37664Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nel consueto messaggio di fine anno, ha detto “Sono convinto che possiamo limitare le conseguenze economiche e sociali della crisi mondiale per l’Italia e creare anzi le premesse di un migliore futuro, se facciamo leva sui punti di forza e sulle più vive energie di cui disponiamo”. Napolitano ha poi aggiunto. “Dalla crisi deve, e può, uscire un’ Italia più giusta. Facciamo della crisi un’occasione per impegnarci a ridurre le sempre più acute disparitĆ  che si sono determinate nei redditi e nelle condizioni di vita”.
L’intervento si ĆØ basato essenzialmente sulla crisi in Medio Oriente, sulla necessitĆ  di riforme condivise e del bisogno di ritrovare la coesione nazionale.

ECCO IL TESTO INTEGRALE

Questa vigilia del nuovo anno ĆØ dominata, nell’animo di ciascuno di noi, dallo sgomento per le notizie e le immagini che ci giungono dal cuore del Medio Oriente. Si ĆØ riaccesa in quella terra una tragica spirale di violenza e di guerra. Una spirale che va fermata. Lo chiedono l’Italia, l’Unione Europea, le Nazioni Unite, il Pontefice: sentiamo oggi, mentre vi parlo, che questo ĆØ il nostro primo dovere, riaprire la strada della pace in una regione tormentata da cosƬ lungo tempo.
Parto di qui per rivolgere il mio tradizionale messaggio di auguri a voi tutti, italiani di ogni generazione e di ogni condizione sociale, residenti nel nostro paese e all’estero – ai servitori dello Stato, ai civili ed ai religiosi operanti per il bene della comunitĆ , alle forze dell’ordine e alle Forze Armate, e con speciale calore e riconoscenza ai nostri militari impegnati in missioni difficili e rischiose per garantire la pace e sradicare il terrorismo nelle regioni più critiche. Nel rivolgervi questo augurio, non ignoro la forte preoccupazione che ci accomuna nel guardare all’anno che sta per iniziare. Un anno che si preannuncia più difficile, e che ci impegna a prove più ardue, rispetto alle esperienze vissute da molto tempo a questa parte.
Nel corso del 2008 ĆØ scoppiata negli Stati Uniti d’America una sconvolgente crisi finanziaria, che ha investito molti altri paesi, anche in Europa, e che sta colpendo l’intera economia mondiale. Dobbiamo guardare in faccia ai pericoli cui ĆØ esposta la societĆ  italiana, senza sottovalutarne la gravitĆ  : ma senza lasciarcene impaurire. L’unica cosa di cui aver paura ĆØ la paura stessa. Vorrei in sostanza parlare questa sera con voi il linguaggio della veritĆ , che non induce al pessimismo ma sollecita a reagire con coraggio e lungimiranza.
Sono convinto che possiamo limitare le conseguenze economiche e sociali della crisi mondiale per l’Italia, e creare anzi le premesse di un migliore futuro, se facciamo leva sui punti di forza e sulle più vive energie di cui disponiamo. A condizione che non esitiamo ad affrontare decisamente le debolezze del nostro sistema, le insufficienze e i problemi che ci portiamo dietro da troppo tempo. Facciamo della crisi un’occasione per liberarcene, guardando innanzitutto all’assetto delle nostre istituzioni, al modo di essere della pubblica amministrazione, al modo di operare dell’amministrazione della giustizia.
C’è ragione di essere seriamente preoccupati per l’occupazione, per le condizioni di chi lavora e di chi cerca lavoro, e per le famiglie più bisognose. E c’è da esserne preoccupati in special modo guardando al Mezzogiorno, che non ha fatto i passi avanti necessari e rischia di essere più di altre parti del paese colpito dalla crisi, se non vi si dedica l’impegno che ho di recente sollecitato con forza.
L’occupazione in Italia ĆØ, da diversi anni, cresciuta. Ma ora ĆØ a rischio. Mi sento perciò vicino ai lavoratori che temono per la sorte delle loro aziende e che potranno tutt’al più contare sulla Cassa Integrazione, cosƬ come ai giovani precari che vedono con allarme avvicinarsi la scadenza dei loro contratti, temendo di restare privi di ogni tutela. Parti sociali, governo e Parlamento dovranno farsi carico di questa drammatica urgenza, con misure efficaci, ispirate a equitĆ  e solidarietĆ .
Mi sento, egualmente, vicino alle famiglie, specie a quelle numerose, o che comunque fanno affidamento su un solo reddito, sulle quali pesa la difficoltà per le donne di trovare lavoro, e che non hanno abbastanza per soddisfare bisogni fondamentali : e quelli che ne soffrono di più sono i bambini.
Hanno fatto scalpore nei giorni scorsi le statistiche ufficiali sulla povertĆ  in Italia : ed ĆØ parola che esitiamo a pronunciare, ĆØ realtĆ  non semplice da definire e da misurare. Sono comunque troppe le persone e le famiglie che stanno male, e bisogna evitare che l’anno prossimo siano ancora di più o stiano ancora peggio.
Dalla crisi deve, e può, uscire un’Italia più giusta. Facciamo della crisi un’occasione per impegnarci a ridurre le sempre più acute disparitĆ  che si sono determinate nei redditi e nelle condizioni di vita ; per riformare un sistema di protezione sociale squilibrato e carente ; per elevare, a favore dei figli delle famiglie più modeste, le possibilitĆ  di istruzione fin dai primi anni e di ascesa nella scala sociale.
Ci sono stati in questi mesi dibattito e confronto in Europa e in Italia sui temi del clima e dell’energia, sui temi dell’innovazione necessaria e possibile. Lo sforzo che in questo momento va compiuto per sostenere le imprese – grandi, medie e piccole – che sono in difficoltĆ  pur essendosi mostrate capaci di ristrutturarsi e di competere, non può essere separato dall’impegno a promuovere indirizzi nuovi per lo sviluppo futuro dell’attivitĆ  produttiva in Italia. Vanno in particolare colte le opportunitĆ  offerte dalle tecnologie più avanzate per l’energia e per l’ambiente. Facciamo della crisi l’occasione per rinnovare la nostra economia, e insieme con essa anche stili di vita diffusi, poco sensibili a valori di sobrietĆ  e lungimiranza.
Ho, nel corso di quest’anno, levato più volte la mia voce per sollecitare attenzione verso le esigenze del sistema formativo, del mondo della ricerca, e delle UniversitĆ  che ne rappresentano un presidio fondamentale. E’ indispensabile, per il nostro futuro, un forte impegno in questa direzione, operando le scelte di razionalizzazione e di riforma che s’impongono sia per ottenere risultati di qualitĆ  sia per impiegare in modo produttivo le risorse pubbliche. A ciò deve tendere un confronto aperto e costruttivo, al quale può venire un valido apporto anche dalle rappresentanze studentesche, come ho avuto modo di constatare in diverse cittĆ  universitarie, da Roma a Milano a Padova. Facciamo della crisi un’occasione perchĆ© l’Italia cresca come societĆ  basata sulla conoscenza, sulla piena valorizzazione del nostro patrimonio culturale e del nostro capitale umano.
Spero di aver dato, almeno per qualche aspetto, il senso dell’atteggiamento da tenere dinanzi alla pesante crisi che si farĆ  sentire anche in Italia nell’anno che ora inizia.
Non spetta a me indicare quali decisioni vadano prese in via immediata. Il governo ĆØ intervenuto innanzitutto per porre il nostro sistema bancario, che pure ĆØ apparso meno esposto, al riparo da rischi gravi, e si sta confrontando con ulteriori esigenze di intervento, sul versante economico e sul versante sociale. In seno al Parlamento – la cui capacitĆ  di giudizio e di proposta resta fondamentale nel nostro sistema democratico – tocca a ognuno fare la sua parte, in un clima di reciproco ascolto e senza pregiudiziali chiusure.
Nel far fronte alla crisi, l’Italia non agisce da sola. Agisce come parte di quella Europa unita che si conferma come non mai un punto di riferimento essenziale : e siamo orgogliosi di avere concorso con tenacia e coerenza a costruirla. Tuttavia, l’Italia ĆØ condizionata nelle sue scelte dal peso dell’ingente debito pubblico accumulato nel passato, e nessuno può dimenticarsene nell’affrontare qualsiasi problema.
Dobbiamo considerare la crisi come grande prova e occasione per aprire al paese nuove prospettive di sviluppo, ristabilendo trasparenza e rigore nell’uso del danaro pubblico.
E’ una grande prova e occasione non solo per l’Italia. La portata della crisi ĆØ tale da richiedere imperiosamente il massimo sforzo di concertazione tra i protagonisti dell’economia mondiale, per definire nuove regole capaci di assicurare uno sviluppo sostenibile, ponendo fine alla frenesia finanziaria che ha provocato stravolgimenti e conseguenze cosƬ gravi. Il mondo in cui viviamo ĆØ uno, e come tale va governato.
Per l’Italia, la prova più alta – in cui si riassumono tutte le altre – ĆØ quella della nostra capacitĆ  di unire le forze, di ritrovare quel senso di un comune destino e quello slancio di coesione nazionale che in altri momenti cruciali della nostra storia abbiamo saputo esprimere. Ci riuscimmo quando dovemmo fare i conti con la terribile ereditĆ  della seconda guerra mondiale : potemmo cosƬ ricostruire il paese, far rinascere la democrazia, stipulare concordemente quel patto costituzionale che ĆØ ancora vivo e operante sessant’anni dopo, creare le condizioni di quella lunga stagione di sviluppo economico e civile che ha trasformato l’Italia. E ci riuscimmo ancora quando più tardi sconfiggemmo il terrorismo.
Dobbiamo riuscirci anche ora, a partire dall’anno carico di incognite che ci attende. Ed ĆØ una prova non solo per le forze politiche, anche se ĆØ essenziale che queste escano da una logica di scontro sempre più sterile. Esse possono guadagnare fiducia solo mostrandosi aperte all’esigenza di un impegno comune, ed esprimendo un nuovo costume, ispirato davvero e solo all’interesse pubblico. E’ una crisi senza precedenti come quella attuale che chiama ormai a un serio sforzo di corresponsabilitĆ  tra maggioranza e opposizione in Parlamento, per giungere alle riforme che giĆ  sono all’ordine del giorno e che vanno condivise.
Tutto ciò ĆØ importante e tuttavia non basta. Sono chiamate alla prova tutte le componenti della nostra societĆ , l’insieme dei cittadini che ne animano il movimento, in una parola l’intera collettivitĆ  nazionale. Questo ĆØ lecito attendersi dalle generazioni che oggi ne costituiscono la spina dorsale : un’autentica reazione vitale come negli anni più critici per il paese.
Lo spirito del mio messaggio – italiane e italiani – corrisponde alla missione che i padri della Costituzione vollero affidare al Presidente della Repubblica : unire gli italiani, tenendosi fuori dalla competizione tra le opposte parti politiche, rappresentando, col massimo scrupolo d’imparzialitĆ  e indipendenza, i valori in cui possono riconoscersi tutti i cittadini. I valori costituzionali, nella loro essenza ideale e morale. Il valore, sopra ogni altro, dell’unitĆ  nazionale. I valori della libertĆ , dell’uguaglianza di diritti, della solidarietĆ  in tutte le necessarie forme ed espressioni, del rispetto dei ruoli e delle garanzie che regolano la vita delle istituzioni.
Sento che questo ĆØ il mio dovere, questa ĆØ la mia responsabilitĆ . E vi ringrazio per le manifestazioni di simpatia e di fiducia, per gli schietti e significativi messaggi che mi giungono da tanti di voi : mi confortano e mi spronano.
A voi che mi ascoltate, a tutti gli italiani, a tutti coloro che venendo da lontano operano in Italia nel rispetto delle regole e meritano il pieno rispetto dei loro diritti, un augurio più che mai caloroso e forte per l’anno che nasce. Per difficile che possa essere, lo vivremo con animo solidale, fermo, fiducioso.

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