Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nel consueto messaggio di fine anno, ha detto “Sono convinto che possiamo limitare le conseguenze economiche e sociali della crisi mondiale per l’Italia e creare anzi le premesse di un migliore futuro, se facciamo leva sui punti di forza e sulle più vive energie di cui disponiamo”. Napolitano ha poi aggiunto. “Dalla crisi deve, e può, uscire un’ Italia più giusta. Facciamo della crisi un’occasione per impegnarci a ridurre le sempre più acute disparitĆ che si sono determinate nei redditi e nelle condizioni di vita”.
L’intervento si ĆØ basato essenzialmente sulla crisi in Medio Oriente, sulla necessitĆ di riforme condivise e del bisogno di ritrovare la coesione nazionale.
ECCO IL TESTO INTEGRALE
Questa vigilia del nuovo anno ĆØ dominata, nellāanimo di ciascuno di noi, dallo sgomento per le notizie e le immagini che ci giungono dal cuore del Medio Oriente. Si ĆØ riaccesa in quella terra una tragica spirale di violenza e di guerra. Una spirale che va fermata. Lo chiedono lāItalia, lāUnione Europea, le Nazioni Unite, il Pontefice: sentiamo oggi, mentre vi parlo, che questo ĆØ il nostro primo dovere, riaprire la strada della pace in una regione tormentata da cosƬ lungo tempo.
Parto di qui per rivolgere il mio tradizionale messaggio di auguri a voi tutti, italiani di ogni generazione e di ogni condizione sociale, residenti nel nostro paese e allāestero ā ai servitori dello Stato, ai civili ed ai religiosi operanti per il bene della comunitĆ , alle forze dellāordine e alle Forze Armate, e con speciale calore e riconoscenza ai nostri militari impegnati in missioni difficili e rischiose per garantire la pace e sradicare il terrorismo nelle regioni più critiche. Nel rivolgervi questo augurio, non ignoro la forte preoccupazione che ci accomuna nel guardare allāanno che sta per iniziare. Un anno che si preannuncia più difficile, e che ci impegna a prove più ardue, rispetto alle esperienze vissute da molto tempo a questa parte.
Nel corso del 2008 ĆØ scoppiata negli Stati Uniti dāAmerica una sconvolgente crisi finanziaria, che ha investito molti altri paesi, anche in Europa, e che sta colpendo lāintera economia mondiale. Dobbiamo guardare in faccia ai pericoli cui ĆØ esposta la societĆ italiana, senza sottovalutarne la gravitĆ : ma senza lasciarcene impaurire. Lāunica cosa di cui aver paura ĆØ la paura stessa. Vorrei in sostanza parlare questa sera con voi il linguaggio della veritĆ , che non induce al pessimismo ma sollecita a reagire con coraggio e lungimiranza.
Sono convinto che possiamo limitare le conseguenze economiche e sociali della crisi mondiale per lāItalia, e creare anzi le premesse di un migliore futuro, se facciamo leva sui punti di forza e sulle più vive energie di cui disponiamo. A condizione che non esitiamo ad affrontare decisamente le debolezze del nostro sistema, le insufficienze e i problemi che ci portiamo dietro da troppo tempo. Facciamo della crisi unāoccasione per liberarcene, guardando innanzitutto allāassetto delle nostre istituzioni, al modo di essere della pubblica amministrazione, al modo di operare dellāamministrazione della giustizia.
CāĆØ ragione di essere seriamente preoccupati per lāoccupazione, per le condizioni di chi lavora e di chi cerca lavoro, e per le famiglie più bisognose. E cāĆØ da esserne preoccupati in special modo guardando al Mezzogiorno, che non ha fatto i passi avanti necessari e rischia di essere più di altre parti del paese colpito dalla crisi, se non vi si dedica lāimpegno che ho di recente sollecitato con forza.
Lāoccupazione in Italia ĆØ, da diversi anni, cresciuta. Ma ora ĆØ a rischio. Mi sento perciò vicino ai lavoratori che temono per la sorte delle loro aziende e che potranno tuttāal più contare sulla Cassa Integrazione, cosƬ come ai giovani precari che vedono con allarme avvicinarsi la scadenza dei loro contratti, temendo di restare privi di ogni tutela. Parti sociali, governo e Parlamento dovranno farsi carico di questa drammatica urgenza, con misure efficaci, ispirate a equitĆ e solidarietĆ .
Mi sento, egualmente, vicino alle famiglie, specie a quelle numerose, o che comunque fanno affidamento su un solo reddito, sulle quali pesa la difficoltà per le donne di trovare lavoro, e che non hanno abbastanza per soddisfare bisogni fondamentali : e quelli che ne soffrono di più sono i bambini.
Hanno fatto scalpore nei giorni scorsi le statistiche ufficiali sulla povertĆ in Italia : ed ĆØ parola che esitiamo a pronunciare, ĆØ realtĆ non semplice da definire e da misurare. Sono comunque troppe le persone e le famiglie che stanno male, e bisogna evitare che lāanno prossimo siano ancora di più o stiano ancora peggio.
Dalla crisi deve, e può, uscire unāItalia più giusta. Facciamo della crisi unāoccasione per impegnarci a ridurre le sempre più acute disparitĆ che si sono determinate nei redditi e nelle condizioni di vita ; per riformare un sistema di protezione sociale squilibrato e carente ; per elevare, a favore dei figli delle famiglie più modeste, le possibilitĆ di istruzione fin dai primi anni e di ascesa nella scala sociale.
Ci sono stati in questi mesi dibattito e confronto in Europa e in Italia sui temi del clima e dellāenergia, sui temi dellāinnovazione necessaria e possibile. Lo sforzo che in questo momento va compiuto per sostenere le imprese ā grandi, medie e piccole ā che sono in difficoltĆ pur essendosi mostrate capaci di ristrutturarsi e di competere, non può essere separato dallāimpegno a promuovere indirizzi nuovi per lo sviluppo futuro dellāattivitĆ produttiva in Italia. Vanno in particolare colte le opportunitĆ offerte dalle tecnologie più avanzate per lāenergia e per lāambiente. Facciamo della crisi lāoccasione per rinnovare la nostra economia, e insieme con essa anche stili di vita diffusi, poco sensibili a valori di sobrietĆ e lungimiranza.
Ho, nel corso di questāanno, levato più volte la mia voce per sollecitare attenzione verso le esigenze del sistema formativo, del mondo della ricerca, e delle UniversitĆ che ne rappresentano un presidio fondamentale. Eā indispensabile, per il nostro futuro, un forte impegno in questa direzione, operando le scelte di razionalizzazione e di riforma che sāimpongono sia per ottenere risultati di qualitĆ sia per impiegare in modo produttivo le risorse pubbliche. A ciò deve tendere un confronto aperto e costruttivo, al quale può venire un valido apporto anche dalle rappresentanze studentesche, come ho avuto modo di constatare in diverse cittĆ universitarie, da Roma a Milano a Padova. Facciamo della crisi unāoccasione perchĆ© lāItalia cresca come societĆ basata sulla conoscenza, sulla piena valorizzazione del nostro patrimonio culturale e del nostro capitale umano.
Spero di aver dato, almeno per qualche aspetto, il senso dellāatteggiamento da tenere dinanzi alla pesante crisi che si farĆ sentire anche in Italia nellāanno che ora inizia.
Non spetta a me indicare quali decisioni vadano prese in via immediata. Il governo ĆØ intervenuto innanzitutto per porre il nostro sistema bancario, che pure ĆØ apparso meno esposto, al riparo da rischi gravi, e si sta confrontando con ulteriori esigenze di intervento, sul versante economico e sul versante sociale. In seno al Parlamento ā la cui capacitĆ di giudizio e di proposta resta fondamentale nel nostro sistema democratico ā tocca a ognuno fare la sua parte, in un clima di reciproco ascolto e senza pregiudiziali chiusure.
Nel far fronte alla crisi, lāItalia non agisce da sola. Agisce come parte di quella Europa unita che si conferma come non mai un punto di riferimento essenziale : e siamo orgogliosi di avere concorso con tenacia e coerenza a costruirla. Tuttavia, lāItalia ĆØ condizionata nelle sue scelte dal peso dellāingente debito pubblico accumulato nel passato, e nessuno può dimenticarsene nellāaffrontare qualsiasi problema.
Dobbiamo considerare la crisi come grande prova e occasione per aprire al paese nuove prospettive di sviluppo, ristabilendo trasparenza e rigore nellāuso del danaro pubblico.
Eā una grande prova e occasione non solo per lāItalia. La portata della crisi ĆØ tale da richiedere imperiosamente il massimo sforzo di concertazione tra i protagonisti dellāeconomia mondiale, per definire nuove regole capaci di assicurare uno sviluppo sostenibile, ponendo fine alla frenesia finanziaria che ha provocato stravolgimenti e conseguenze cosƬ gravi. Il mondo in cui viviamo ĆØ uno, e come tale va governato.
Per lāItalia, la prova più alta ā in cui si riassumono tutte le altre ā ĆØ quella della nostra capacitĆ di unire le forze, di ritrovare quel senso di un comune destino e quello slancio di coesione nazionale che in altri momenti cruciali della nostra storia abbiamo saputo esprimere. Ci riuscimmo quando dovemmo fare i conti con la terribile ereditĆ della seconda guerra mondiale : potemmo cosƬ ricostruire il paese, far rinascere la democrazia, stipulare concordemente quel patto costituzionale che ĆØ ancora vivo e operante sessantāanni dopo, creare le condizioni di quella lunga stagione di sviluppo economico e civile che ha trasformato lāItalia. E ci riuscimmo ancora quando più tardi sconfiggemmo il terrorismo.
Dobbiamo riuscirci anche ora, a partire dallāanno carico di incognite che ci attende. Ed ĆØ una prova non solo per le forze politiche, anche se ĆØ essenziale che queste escano da una logica di scontro sempre più sterile. Esse possono guadagnare fiducia solo mostrandosi aperte allāesigenza di un impegno comune, ed esprimendo un nuovo costume, ispirato davvero e solo allāinteresse pubblico. Eā una crisi senza precedenti come quella attuale che chiama ormai a un serio sforzo di corresponsabilitĆ tra maggioranza e opposizione in Parlamento, per giungere alle riforme che giĆ sono allāordine del giorno e che vanno condivise.
Tutto ciò ĆØ importante e tuttavia non basta. Sono chiamate alla prova tutte le componenti della nostra societĆ , lāinsieme dei cittadini che ne animano il movimento, in una parola lāintera collettivitĆ nazionale. Questo ĆØ lecito attendersi dalle generazioni che oggi ne costituiscono la spina dorsale : unāautentica reazione vitale come negli anni più critici per il paese.
Lo spirito del mio messaggio ā italiane e italiani ā corrisponde alla missione che i padri della Costituzione vollero affidare al Presidente della Repubblica : unire gli italiani, tenendosi fuori dalla competizione tra le opposte parti politiche, rappresentando, col massimo scrupolo dāimparzialitĆ e indipendenza, i valori in cui possono riconoscersi tutti i cittadini. I valori costituzionali, nella loro essenza ideale e morale. Il valore, sopra ogni altro, dellāunitĆ nazionale. I valori della libertĆ , dellāuguaglianza di diritti, della solidarietĆ in tutte le necessarie forme ed espressioni, del rispetto dei ruoli e delle garanzie che regolano la vita delle istituzioni.
Sento che questo ĆØ il mio dovere, questa ĆØ la mia responsabilitĆ . E vi ringrazio per le manifestazioni di simpatia e di fiducia, per gli schietti e significativi messaggi che mi giungono da tanti di voi : mi confortano e mi spronano.
A voi che mi ascoltate, a tutti gli italiani, a tutti coloro che venendo da lontano operano in Italia nel rispetto delle regole e meritano il pieno rispetto dei loro diritti, un augurio più che mai caloroso e forte per lāanno che nasce. Per difficile che possa essere, lo vivremo con animo solidale, fermo, fiducioso.