Il Congresso Usa approva nuove sanzioni alla Russia, Mosca avverte Trump: “Così più difficile la pace in Ucraina”

di Stefano Scibilia

WASHINGTON DC – Il Congresso degli Stati Uniti approva un nuovo e ampio pacchetto di sanzioni contro la Russia e da Mosca arriva immediatamente un avvertimento alla Casa Bianca: ulteriori misure economiche contro il Cremlino rischiano di rendere ancora più difficile il percorso verso un accordo di pace in Ucraina. Il provvedimento, già approvato dal Senato in agosto, è passato mercoledì alla Camera con 262 voti favorevoli e 159 contrari e ora attende la firma del presidente Donald Trump.

Il pacchetto che arriva sulla scrivania di Trump

Il provvedimento, denominato “Lindsey O. Graham Sanctioning Russia and Iran Act of 2026”, rafforza la pressione economica su Mosca attraverso nuove sanzioni nei confronti di funzionari russi, oligarchi, banche e istituzioni finanziarie, oltre a società attive nei settori dell’energia e della difesa.

Nel mirino finisce anche la cosiddetta “flotta ombra”, la rete di petroliere utilizzata dalla Russia per continuare a esportare greggio aggirando le restrizioni occidentali. Il testo estende inoltre fino al 2031 l’Iran Sanctions Act, ampliando il quadro delle misure previste dalla legislazione americana.

Uno degli elementi più rilevanti riguarda però i dazi secondari. Il provvedimento attribuisce al presidente la possibilità di imporre tariffe fino al 100% sui prodotti provenienti dai principali Paesi che acquistano petrolio e gas russi, oltre che nei confronti di Stati che contribuiscono ad aggirare le sanzioni contro Mosca. La misura potrebbe quindi avere conseguenze anche sui rapporti commerciali degli Stati Uniti con importanti partner economici della Russia.

Mosca: “Azioni ostili”, la pace diventa più difficile

La reazione del Cremlino è arrivata giovedì. Il portavoce presidenziale Dmitry Peskov ha definito il nuovo provvedimento una misura di natura ostile e ha avvertito che ulteriori sanzioni americane potrebbero complicare gli sforzi diplomatici per mettere fine alla guerra.

L’imposizione di ulteriori sanzioni da parte degli Stati Uniti complicherà certamente gli sforzi per trovare un accordo di pace in Ucraina“, ha dichiarato Peskov, sottolineando che Mosca sta monitorando l’iter del provvedimento in attesa della decisione di Trump.

Il punto è particolarmente delicato perché il provvedimento arriva mentre gli sforzi diplomatici americani per favorire un accordo tra Russia e Ucraina restano in una fase di stallo. La Casa Bianca ha continuato a mantenere aperto il canale con Mosca e Kiev, mentre l’amministrazione Trump valuta come utilizzare la pressione economica insieme agli strumenti diplomatici.

Nel mirino anche Cina e India

Una delle conseguenze più rilevanti del nuovo pacchetto riguarda Cina e India, tra i principali acquirenti di petrolio russo. I poteri attribuiti al presidente sui dazi secondari potrebbero infatti colpire anche Paesi che continuano ad acquistare energia da Mosca.

Pechino ha già contestato le nuove misure americane, sostenendo che le sanzioni unilaterali prive di autorizzazione internazionale non abbiano una base nel diritto internazionale. La questione rischia quindi di aggiungere un ulteriore elemento di tensione ai rapporti tra Washington e Pechino, già segnati da dispute commerciali e strategiche.

Per l’amministrazione americana, il meccanismo dei dazi rappresenta uno degli strumenti attraverso cui aumentare il costo economico del sostegno internazionale alle esportazioni energetiche russe. La decisione finale sull’applicazione concreta delle misure spetterà però alla Casa Bianca.

Kennedy Center, il giudice ordina 30 giorni di preavviso

Tra le altre principali notizie della giornata a Washington, un giudice federale ha ordinato al Kennedy Center di fornire almeno 30 giorni di preavviso prima di procedere con importanti modifiche fisiche all’edificio, compresa un’eventuale demolizione.

La decisione arriva dopo la chiusura temporanea del centro, motivata dalla dirigenza con rischi immediati per la sicurezza legati al deterioramento strutturale dell’edificio. Il provvedimento giudiziario riguarda anche l’ipotesi di demolizione evocata da Trump, che mercoledì aveva sostenuto che la struttura si trova in condizioni molto precarie e potrebbe essere abbattuta.

La chiusura temporanea per verificare le condizioni di sicurezza è distinta dalla precedente decisione del consiglio del Kennedy Center di procedere a una chiusura più lunga per consentire i lavori di ristrutturazione. Il contenzioso giudiziario continua anche sul progetto di trasformazione dell’edificio e sulle modifiche alla sua denominazione.

Trump ritira la nomina del direttore dell’Ice

Sul fronte dell’immigrazione, la Casa Bianca ha ritirato la nomina di Lance Schroyer alla guida dell’Immigration and Customs Enforcement (Ice). La decisione è stata comunicata senza una motivazione ufficiale.

Schroyer, ex agente della polizia stradale dell’Oklahoma e vicino al segretario alla Sicurezza interna Markwayne Mullin, era stato indicato da Trump a giugno. La sua nomina non era ancora arrivata al voto del Senato: il presidente della commissione Sicurezza interna, il senatore repubblicano Rand Paul, aveva chiesto informazioni sulle indagini interne relative ad alcuni episodi avvenuti durante operazioni dell’Ice.

L’agenzia rimane così senza un direttore confermato dal Senato, una situazione che si protrae dall’amministrazione Obama. L’Ice continua a essere uno degli strumenti centrali della politica migratoria dell’amministrazione Trump.

La Fed alza i tassi e Trump chiede un taglio all’1%

Sul fronte economico, la Federal Reserve ha alzato mercoledì il tasso di riferimento di 25 punti base, portandolo nell’intervallo tra 3,75% e 4%. Si tratta del primo aumento dei tassi da parte della banca centrale americana dal 2023.

La decisione è stata presa all’unanimità dal comitato della Fed, guidato dal presidente Kevin Warsh, e arriva mentre l’inflazione rimane sopra l’obiettivo del 2%. Le proiezioni dei membri del comitato indicano inoltre la possibilità di un ulteriore aumento entro la fine dell’anno.

Trump ha invece continuato a chiedere tassi molto più bassi, sostenendo che gli Stati Uniti dovrebbero puntare a un livello dell’1% o inferiore. Il contrasto tra Casa Bianca e Federal Reserve torna così al centro del dibattito sulla politica economica americana.

Trump minaccia nuovi dazi all’Europa sul caso Canada

Infine, cresce la tensione commerciale tra Stati Uniti, Canada e Unione europea. Il presidente Trump ha minacciato nuovi pesanti dazi contro l’Ue nel caso in cui Bruxelles procedesse verso un accordo per consentire al Canada di diventare il primo membro associato dell’Unione europea.

Trump ha definito l’ipotesi “ridicola” e ha avvertito che la risposta americana dipenderebbe dalle intenzioni dei governi europei. Il primo ministro canadese Mark Carney, intervenuto giovedì al Parlamento europeo, ha invece difeso il rafforzamento dei rapporti con l’Ue, sostenendo che una maggiore integrazione con l’Europa può contribuire a proteggere la sovranità e i mercati canadesi.

La vicenda aggiunge un nuovo fronte alle tensioni commerciali dell’amministrazione Trump, mentre Washington continua a utilizzare la minaccia dei dazi come strumento di pressione nei rapporti con partner e concorrenti internazionali.

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