WASHINGTON DC – Le elezioni di metà mandato entrano oggi nella loro fase operativa. In Virginia si aprono infatti le urne per il voto anticipato in presenza, dando ufficialmente il via alle sei settimane che separano gli elettori americani dal voto del 3 novembre. In altri Stati, tra cui Minnesota e South Dakota, gli elettori possono già utilizzare forme di voto per assente in presenza, mentre procedure più estese di early voting entreranno in funzione nelle prossime settimane.
La Virginia rappresenta uno dei primi grandi appuntamenti del calendario elettorale del 2026. Nel Commonwealth gli elettori saranno chiamati a scegliere un senatore degli Stati Uniti, tutti gli 11 rappresentanti alla Camera e a pronunciarsi su tre proposte di modifica della Costituzione statale. A seconda della località, sulla scheda compariranno inoltre elezioni locali, referendum e altre consultazioni.
Il voto anticipato in Virginia proseguirà fino a sabato 31 ottobre. La legge statale prevede una finestra di 45 giorni prima dell’Election Day durante la quale gli elettori registrati possono votare di persona senza dover fornire una motivazione. Il voto si svolge presso gli uffici elettorali locali o nei centri satellite autorizzati.
Come funziona il voto anticipato
In Virginia il voto anticipato in presenza segue sostanzialmente le stesse procedure del voto effettuato il giorno delle elezioni, ma viene esercitato prima del 3 novembre. L’elettore deve comunicare nome e indirizzo e, secondo le regole statali, presentare un documento di identità accettato, tra cui una patente della Virginia, un passaporto statunitense o una tessera studentesca rilasciata da un istituto della Virginia.
Chi è registrato e non dispone di un documento valido può firmare una dichiarazione di conferma dell’identità; in determinate circostanze è invece possibile ricorrere a una scheda provvisoria. Non è necessario spiegare il motivo per cui si sceglie di votare anticipatamente.
Gli uffici elettorali devono inoltre garantire specifiche aperture nel fine settimana nelle settimane immediatamente precedenti il voto.
Il voto anticipato in presenza è distinto dal voto per corrispondenza. In Virginia la richiesta di una scheda per posta deve essere effettuata entro le 17 del 23 ottobre. La scheda può essere restituita per posta oppure consegnata negli uffici elettorali o negli appositi contenitori autorizzati.
La Virginia consente inoltre la registrazione nello stesso giorno. Gli elettori che non si sono registrati entro la scadenza ordinaria possono registrarsi e votare attraverso una scheda provvisoria, fino alla chiusura delle urne il 3 novembre. Le schede provvisorie vengono successivamente esaminate dagli organi elettorali locali per stabilire se possano essere conteggiate.
Una campagna che dura sei settimane
Il calendario mostra quanto il sistema elettorale americano sia ormai distante dall’idea di un’unica giornata elettorale. Il 3 novembre rimane l’Election Day ufficiale, ma una parte significativa del voto viene espressa nelle settimane precedenti.
Il fenomeno consente agli elettori di evitare le eventuali code del giorno delle elezioni e offre maggiore flessibilità a chi ha impegni di lavoro, studio o altre difficoltà nel recarsi alle urne il martedì. Gli amministratori elettorali e le organizzazioni che si occupano di partecipazione al voto stanno quindi invitando gli americani a non aspettare necessariamente l’ultimo giorno.
Anche il voto per posta rimane una componente importante del sistema. Il Postmaster General David Steiner ha invitato gli elettori che scelgono questa modalità a spedire la propria scheda con diversi giorni di anticipo, alla luce delle modifiche operative introdotte negli ultimi mesi dal Postal Service.
Lo scontro sul voto per posta
Proprio il voto per corrispondenza è stato al centro di uno degli ultimi scontri istituzionali in vista delle midterm. L’amministrazione Trump aveva cercato di introdurre nuove regole attraverso il Postal Service, sulla base dell’ordine esecutivo firmato dal presidente a marzo. Le disposizioni avrebbero imposto nuovi requisiti per la gestione delle schede elettorali spedite per posta, compreso l’utilizzo di specifiche buste approvate dal servizio postale e procedure di verifica legate agli elenchi degli elettori.
L’obiettivo dichiarato dell’amministrazione era rafforzare i controlli sull’integrità del voto e sulla verifica dell’idoneità degli elettori.
L’iniziativa è stata però contestata in tribunale da diversi Stati e autorità elettorali. Un giudice federale aveva bloccato le nuove disposizioni, ritenendo problematico introdurre cambiamenti di tale portata a ridosso delle elezioni.
La questione è arrivata davanti alla Corte Suprema degli Stati Uniti, che lunedì 14 settembre ha lasciato in vigore il provvedimento del tribunale di grado inferiore, impedendo al Postal Service di applicare le nuove regole alle elezioni di novembre.
La conseguenza pratica è che, per le midterm 2026, le procedure di voto per posta restano sostanzialmente quelle già predisposte dagli Stati. La decisione della Corte Suprema non significa però che il confronto sia definitivamente chiuso: il contenzioso sulla portata dei poteri federali in materia di amministrazione delle elezioni rimane aperto.
Nelle ore successive alla decisione della Corte, il Postmaster General David Steiner ha inoltre annunciato che il Postal Service ha fermato lo sviluppo di un sistema informatico collegato alle nuove regole, progettato per verificare gli elenchi degli elettori e gestire le procedure previste dall’amministrazione. L’agenzia ha fatto sapere che continuerà invece a gestire la posta elettorale secondo le procedure attualmente in vigore.
La vicenda è significativa perché mostra quanto il tema delle modalità di voto sia diventato centrale nelle elezioni americane. Non è soltanto una questione tecnica: dietro il voto per posta si confrontano infatti due diverse impostazioni sul ruolo del governo federale e degli Stati nella gestione delle elezioni.
Il costo della vita entra nelle urne
Sul piano politico, uno dei temi destinati a pesare maggiormente sulla campagna è l’economia quotidiana. Prezzi dei generi alimentari, carburanti e costo complessivo della vita rappresentano una delle principali preoccupazioni degli elettori. Il quadro economico si intreccia inoltre con la situazione internazionale e con gli effetti della guerra in Iran, che ha avuto ripercussioni anche sui mercati energetici.
Il tema assume un’importanza particolare perché le midterm si svolgono a metà del mandato presidenziale e determineranno la composizione del Congresso per i successivi due anni. Il voto di novembre stabilirà quindi anche il contesto istituzionale nel quale Donald Trump dovrà affrontare la seconda metà del suo mandato.
Una partita sul Congresso
Le elezioni di metà mandato non eleggono il presidente, ma possono modificare profondamente il rapporto tra Casa Bianca e Congresso. Alla Camera dei Rappresentanti saranno in palio tutti i 435 seggi, mentre al Senato saranno rinnovati 35 dei 100 seggi. Il voto determinerà quindi la composizione dei due rami del Congresso e, di conseguenza, la capacità dell’amministrazione di portare avanti la propria agenda legislativa. Per questo motivo la campagna assume una dimensione nazionale anche nei singoli Stati. Economia, immigrazione, politica estera, sicurezza, energia e gestione delle elezioni sono destinati a intrecciarsi con le competizioni locali per Camera e Senato.
La Virginia offre in questo senso un primo banco di prova concreto. È uno degli Stati nei quali il voto anticipato è già iniziato, mentre in altre parti del Paese la macchina elettorale entrerà progressivamente nella stessa fase.
Il voto è già cominciato
La particolarità delle elezioni americane del 2026 è dunque che il voto non inizierà il 3 novembre. Per milioni di elettori è già iniziato. In Virginia, chi decide di votare anticipatamente può farlo per oltre sei settimane, fino alle 17 del 31 ottobre. Chi preferisce il voto per posta deve invece rispettare le scadenze specifiche per la richiesta e la restituzione della scheda. Il giorno dell’Election Day rimane il momento conclusivo del processo, ma una parte crescente del voto viene espressa nei giorni e nelle settimane precedenti.
E proprio mentre le prime schede vengono depositate nelle urne, resta aperto uno dei principali confronti istituzionali di questa campagna: quale debba essere il ruolo del governo federale nella definizione delle regole elettorali e quanto spazio debbano continuare ad avere i singoli Stati nella gestione del voto. Per ora, almeno sul fronte del voto per posta, la Corte Suprema ha impedito che le nuove regole volute dall’amministrazione Trump entrassero in vigore per le elezioni di novembre. Gli elettori, intanto, hanno già cominciato a votare.