WASHINGTON DC – Donald Trump alza nuovamente il livello dello scontro con la stampa americana e annuncia il divieto di accesso alla Casa Bianca per CNN, MS NOW e Politico. La decisione è stata comunicata dallo stesso presidente attraverso un messaggio pubblicato su Truth Social, nel quale Trump accusa le tre testate di diffondere continuamente “fake news” e minaccia di estendere il provvedimento anche ad altri organi di informazione.
“Sono orgoglioso di annunciare che, con effetto immediato, sto vietando l’accesso alla Casa Bianca a CNN, MSNOW (…) e Politico”, scrive Trump, sostenendo che i tre media producano costantemente notizie false. Il presidente accusa inoltre le testate di scrivere e riportare “fiction e bugie” quando si occupano di lui, della sua amministrazione e degli Stati Uniti.
Poco dopo, parlando nello Studio Ovale, Trump ha ribadito il motivo della decisione: “Perché sono fake news”. E ha aggiunto che potrebbero esserci altre testate da escludere. CNN ha contestato la decisione e ha confermato che i propri giornalisti hanno continuato a lavorare alla Casa Bianca. Anche Reuters ha riferito che rappresentanti delle tre organizzazioni erano ancora presenti nel complesso presidenziale nel pomeriggio, dopo l’annuncio. Il provvedimento, se applicato concretamente, potrebbe aprire una nuova battaglia giudiziaria sul Primo Emendamento e sul diritto della stampa di accedere alla Casa Bianca.
Nel mirino anche gli 8 milioni di dollari a Politico
Nel suo messaggio Trump dedica una parte significativa dell’attacco a Politico, riproponendo una contestazione già emersa nel 2025. Il presidente parla di un “abbonamento illegale e ridicolo da 8 milioni di dollari”, ricevuto direttamente dal governo degli Stati Uniti durante la presidenza di Joe Biden, e definisce la vicenda “corruzione”. Il dato degli 8 milioni di dollari, però, necessita di una precisazione. I pagamenti federali per Politico riguardavano abbonamenti e altri prodotti informativi acquistati da diverse agenzie governative. Non si trattava di un unico versamento da 8 milioni di dollari effettuato da USAID a Politico per influenzarne la linea editoriale. La questione è diventata uno dei bersagli ricorrenti di Trump e dei suoi alleati nella loro critica al rapporto tra governo federale e grandi organizzazioni dei media.
Una guerra con i media iniziata già nel primo mandato
Lo scontro di oggi non nasce dal nulla. Il rapporto di Trump con la stampa è conflittuale fin dalla sua prima campagna presidenziale, quando il candidato repubblicano costruì una parte importante della propria comunicazione politica anche attraverso attacchi diretti ai grandi media e ai giornalisti considerati ostili. Da presidente, Trump ha utilizzato ripetutamente l’espressione “fake news” per contestare articoli e servizi a lui sgraditi e ha definito alcuni organi di informazione “enemy of the people”, cioè “nemici del popolo”.
Il confronto non è rimasto sul piano politico. In numerose occasioni Trump ha rivolto ai singoli giornalisti attacchi personali, arrivando a contestarne l’intelligenza, l’aspetto fisico, il tono delle domande e il comportamento durante le conferenze stampa. E una parte particolarmente significativa di questa storia riguarda le giornaliste donne.
Kaitlan Collins e il “sorriso” che non c’è
Uno degli episodi più recenti e più emblematici è quello che riguarda Kaitlan Collins, corrispondente capo della CNN dalla Casa Bianca. Nel 2026 Trump ha attaccato ripetutamente la giornalista durante gli scambi con la stampa. In un confronto nel quale Collins gli chiedeva conto delle preoccupazioni delle vittime di Jeffrey Epstein, Trump ha evitato di rispondere direttamente alla domanda e si è rivolto alla reporter dicendole: “Sei la peggior giornalista”, aggiungendo che non aveva mai visto un sorriso sul suo volto.
Quando Collins ha ricordato che stava chiedendo delle vittime di Epstein, Trump ha replicato che il motivo per cui non sorrideva era che “non stava dicendo la verità” e che CNN era un’organizzazione “disonesta”. L’episodio non è rimasto isolato. Durante la cena dell’Associazione dei corrispondenti della Casa Bianca del luglio 2026, Trump è tornato sulla giornalista, ricordando davanti al pubblico di reporter che, secondo lui, Collins “non sorride mai”. Ha inoltre fatto un riferimento al suo aspetto e l’ha accostata alla personalità transgender Dylan Mulvaney. Il tema del “sorriso” era già emerso in precedenti occasioni. Nel giugno 2026 Trump aveva nuovamente parlato di Collins sottolineando che, a suo dire, non la vedeva mai sorridere.
Gli scontri con April Ryan, Yamiche Alcindor e Abby Phillip
Collins non è stata l’unica giornalista donna a essere attaccata personalmente da Trump. Durante il primo mandato, nel novembre 2018, Trump ebbe un acceso confronto con Yamiche Alcindor, allora corrispondente della PBS alla Casa Bianca. Alcindor gli chiese conto dell’utilizzo del termine “nazionalista” e delle critiche secondo cui la sua retorica avrebbe potuto incoraggiare il nazionalismo bianco. Trump rispose definendo la domanda “razzista”. Nello stesso periodo Trump attaccò anche Abby Phillip, allora corrispondente della CNN, dopo una domanda sul procuratore speciale Robert Mueller. “Che domanda stupida”, disse il presidente, aggiungendo che la giornalista faceva spesso domande stupide.
Un’altra figura diventata frequentemente bersaglio degli attacchi presidenziali fu April Ryan, corrispondente della American Urban Radio Networks e collaboratrice della CNN. Nel 2018 Trump la definì pubblicamente una “perdente” e una “giornalista sgradevole”. Ryan interpretò quegli attacchi come particolarmente personali e sottolineò il fatto che nello stesso periodo Trump avesse rivolto critiche molto dure anche ad altre giornaliste afroamericane, tra cui Alcindor e Phillip. Questi episodi fanno parte di una dinamica più ampia: Trump tende a trasformare alcune domande giornalistiche in confronti personali, soprattutto quando considera il reporter particolarmente critico nei suoi confronti.
Jim Acosta e la battaglia sull’accesso
Lo scontro con la stampa ha avuto anche conseguenze concrete sull’accesso alla Casa Bianca. Uno degli episodi più emblematici arrivò nel novembre 2018, quando la Casa Bianca revocò temporaneamente il pass al corrispondente della CNN Jim Acosta, dopo un acceso confronto con Trump durante una conferenza stampa. CNN reagì presentando un ricorso contro l’amministrazione e chiedendo la restituzione delle credenziali. La vicenda divenne rapidamente una battaglia giudiziaria sul rapporto tra accesso alla Casa Bianca, libertà di stampa e potere presidenziale. Un giudice federale ordinò successivamente il ripristino temporaneo delle credenziali di Acosta, mentre la Casa Bianca introdusse nuove regole per l’accesso dei giornalisti.
Il secondo mandato e il caso Associated Press
Con il ritorno di Trump alla Casa Bianca nel gennaio 2025, il rapporto con i media è tornato rapidamente al centro dell’agenda. Il caso più significativo è stato quello dell’Associated Press. Nel febbraio 2025 l’amministrazione ha limitato l’accesso dei giornalisti dell’agenzia ad alcuni eventi con il presidente, tra cui quelli nello Studio Ovale e a bordo dell’Air Force One, dopo che AP aveva deciso di continuare a utilizzare nei propri articoli la denominazione “Golfo del Messico”, mentre l’amministrazione Trump aveva adottato ufficialmente “Golfo d’America”.
Trump ha sostenuto che le restrizioni sarebbero rimaste in vigore fino a quando AP non avesse modificato la propria linea editoriale sulla denominazione geografica. La vicenda è finita in tribunale. Nell’aprile 2025 un giudice federale ha stabilito in via preliminare che il governo non poteva penalizzare AP per le proprie scelte editoriali e ha ordinato il ripristino dell’accesso dell’agenzia agli eventi presidenziali.
La Casa Bianca prende il controllo dei gruppi di giornalisti
Parallelamente allo scontro con AP, nel febbraio 2025 la Casa Bianca ha modificato il sistema con cui vengono selezionati i giornalisti che partecipano ai gruppi ristretti di reporter, ammessi agli eventi in cui lo spazio fisico non consente la presenza dell’intero corpo stampa. Per decenni la gestione di questi gruppi era stata affidata alla White House Correspondents’ Association, l’associazione dei corrispondenti della Casa Bianca. L’amministrazione Trump ha invece deciso che sarebbe stata la stessa Casa Bianca a stabilire quali organizzazioni avrebbero partecipato. La decisione fu annunciata dall’allora portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt, che difese pubblicamente il nuovo sistema. Il cambiamento ha coinvolto anche Reuters e Bloomberg, tradizionalmente presenti nei gruppi ristretti di giornalisti, mentre l’associazione dei corrispondenti ha contestato il nuovo sistema.
CNN, MS NOW e Politico nel mirino
Il provvedimento annunciato oggi porta dunque lo scontro a un livello ulteriore. Trump non contesta soltanto un singolo articolo o una specifica scelta editoriale, ma accusa tre importanti organizzazioni giornalistiche di avere una linea complessivamente inaccettabile nei confronti della sua amministrazione. Nel caso di CNN, si tratta di una testata con la quale Trump ha una storia di contrapposizione che risale al primo mandato. MS NOW, il nuovo nome dell’ex MSNBC, viene attaccata anche per il cambio di denominazione e per quella che Trump definisce la sua perdita di ascolti e credibilità. Quanto a Politico, il presidente collega direttamente l’accusa sui contenuti giornalistici alla questione dei pagamenti federali per gli abbonamenti.
La decisione arriva inoltre mentre la Casa Bianca ha già mostrato, nel corso del secondo mandato, una maggiore disponibilità a intervenire direttamente sulla composizione del gruppo di giornalisti ammessi agli eventi presidenziali. Trump, nel messaggio pubblicato su Truth Social, lascia infine intendere che la lista potrebbe allungarsi. “Altri organi di informazione Fake News seguiranno”, conclude il presidente.
Il nodo del Primo Emendamento
La questione centrale che potrebbe emergere nelle prossime ore è quella dell’accesso della stampa alla presidenza e dei limiti del potere dell’amministrazione nel decidere quali giornalisti possono partecipare agli eventi riservati a un numero limitato di reporter. Il caso AP costituisce già un precedente giudiziario diretto. Le controversie sull’accesso presidenziale hanno sollevato la questione se il governo possa escludere un’organizzazione giornalistica sulla base dei suoi contenuti o delle sue scelte editoriali.
Anche per il nuovo caso CNN-MSNOW-Politico si prospetta quindi una possibile battaglia giudiziaria. CNN ha già contestato il provvedimento e ha sostenuto di avere il diritto, garantito dalla Costituzione, di svolgere il proprio lavoro senza interferenze del governo. Per ora, però, l’elemento certo è l’annuncio di Trump: con effetto immediato, tre media vengono indicati dal presidente come esclusi dalla Casa Bianca, mentre Trump avverte che potrebbero seguirne altri. È l’ennesimo capitolo di un rapporto tra Donald Trump e la stampa americana che, dal primo mandato fino alla sua seconda presidenza, ha attraversato attacchi verbali, scontri personali con i giornalisti, restrizioni agli accessi, modifiche nella selezione dei reporter e battaglie giudiziarie. E mentre il presidente continua a denunciare quella che considera una copertura ostile nei confronti della sua amministrazione, i media contestano le restrizioni come una questione che riguarda non soltanto le singole testate, ma il principio dell’indipendenza della stampa nei confronti del potere esecutivo.